TRAVAGLI DEMOCRATICI

Congresso Pd a Palazzo Lascaris

Chiamparino si schiera con Renzi e blinda la giunta (con l'eccezione di Pentenero). Nel gruppo in sette scelgono Orlando. Gariglio tentato dal presentare una lista tutta sua a sostegno dell'ex premier. Rimpasto dopo la conta?

La barca per il momento va. E finché la barca va, Sergio Chiamparino ha fatto sapere che ci resterà sopra, altrimenti si sentirebbe un “vigliacco” a scendere dal bastimento renziano ora che il vento non è più in poppa. Ma nella ciurma, fino a ieri acquattata sotto coperta del Consiglio regionale piemontese, quanti sono disposti a seguire il capitano e quanti, invece, hanno già scelto il principale antagonista dell’ex segretario? Con il discorso del governatore al Lingotto il tappo è saltato e la bagarre congressuale ora rischia di investire anche la maggioranza a Palazzo Lascaris, dove tra rancori personali e divergenze politiche, il clima non è mai stato troppo disteso. La prima prova è stato il battibecco – a suon di comunicati stampa – tra il presidente dell’assemblea Mauro Laus (renziano) e l’assessore orlandiano al Lavoro Gianna Pentenero. Ma il meglio potrebbero riservarlo i prossimi giorni soprattutto se nel fronte renziano, come pare, "quelli della prima ora", guidati dal segretario Davide Gariglio, dovessero decidere di far valere il proprio peso con una loro lista autonoma che si estenderebbe dagli ex popolari di Stefano Lepri alla componente laica del senatore Mauro Marino.  

A un mese e mezzo dalle primarie del 30 aprile anche i più riottosi ormai si sono schierati e Matteo Renzi può annoverare nelle sue file la maggioranza dei consiglieri democratici. Al suo fianco ci sono innanzitutto i cosiddetti renziani della prima ora (o giù di lì), capitanati da Gariglio, in una schiera che comprende anche Valentina Caputo, Daniele Valle, Angela Motta ed Elvio Rostagno. A guidare quelli che sul carro (o sulla barca per restare alla metafora marinaresca) ci sono saliti dopo e che in Piemonte fanno riferimento a un rigenerato Piero Fassino, c’è il presidente dell’assemblea Laus, che si porta dietro innanzitutto il vercellese Gabriele Molinari e poi, per ragioni territoriali, pure Giovanni Corgnati, avvistato in prima fila nella tre giorni del Lingotto. Poi c’è Raffaele Gallo, dell’omonima sub-componente familiare, federata con Fassino, così come anche Nadia Conticelli, vicina alla deputata Paola Bragantini, la quale a sua volta è lì a mezzadria tra il gruppo fassiniano e Area Dem, la corrente di Dario Franceschini da cui l’ultimo segretario della Quercia si è progressivamente staccato per assumere il ruolo di padre nobile e garante del ticket con Maurizio Martina. Ad essi si aggiungono Enrica Baricco (vista anche l’amicizia “di famiglia” con Renzi, il fratello scrittore è uno dei ghostwriter dell’ex premier) e il biellese Vittorio Barazzotto. Discorso a parte va fatto per la giunta dove, con l’eccezione di Pentenero, seguono tutti il governatore su Renzi, seppur con enfasi diversa: Giorgio Ferrero, Augusto Ferrari, Aldo Reschigna, Alberto Valmaggia (il sindaco di Cuneo Federico Borgna, a lui vicino, sabato era al Lingotto), Francesco Balocco e Antonio Saitta.    

E se la barca del capitano fiorentino resta affollatissima, lo zatterone di Andrea Orlando può comunque contare su una quota non irrilevante di consiglieri: tra questi c’è il vicecapogruppo Domenico Ravetti e il valsusino Antonio Ferrentino (area Rifare l’Italia), Silvana Accossato (vicina alla componente di Gianni Cuperlo, fino a qualche settimana fa data sul punto di lasciare il partito), l’ex civatiano Domenico Rossi, l'apolide Nino Boeti, il cuneese Paolo Allemano e Andrea Appiano. E mentre Michele Emiliano rischia di restare solo sul suo gozzo, almeno nei marosi di via Alfieri, l’alessandrino Valter Ottria è l’unico che ancora si arrovella le meningi attorno al leniniano dilemma: che fare? Con chiunque parli ribadisce di essere deciso ad andarsene, consumando anche a Palazzo Lascaris la scissione avvenuta a Roma e seguendo così il conterraneo Federico Fornaro, ma intanto continua a procrastinare la decisione.

Difficile che congresso e primarie possano passare senza scalfire gli attuali equilibri della maggioranza e, di conseguenza, la giunta guidata da Chiamparino. Le correnti stanno già mostrando i muscoli e c’è chi è pronto a scommettere che il presidente, subito dopo la conta, sarà costretto a metter mano alla squadra e fare un tagliando alla sua di barca, come richiesto, con il passo felpato che ne contraddistingue i movimenti, dallo stesso numero uno dem Gariglio. A quanto è dato sapere sono due gli ingressi possibili sui quali le due componenti forti stanno lavorando ai fianchi Chiamparino: i fassiniani puntano su Raffaele Gallo, mentre nell’area di Orlando il probabile coordinatore regionale Enzo Lavolta potrebbe chiedere un riconoscimento per il lavoro a capo della mozione del guardasigilli. E chi rischia di più, in questo caso, sarebbero gli assessori esterni.

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