GIUSTIZIA

Repice assolto da tutte le accuse

Sulla vicenda dell'Opera Pia Lotteri tra l'ex segretario generale e l'allora presidente del Tar Bianchi non vi fu alcun accordo corruttivo. "Tanta amarezza, ma ho sempre avuto fiducia nella giustizia"

Assolto anche dalla tentata corruzione. E prima ancora assolto definitivamente dall’accusa di turbativa d’asta. I magistrati hanno ritenuto che l’ex segretario generale del Comune di Torino Adolfo Repice non abbia commesso nessun reato nel corso della vicenda che ruotava intorno all’Opera Pia Lotteri, la residenza sanitaria per anziani di cui Repice era commissario al tempo della cessione ai privati nel 2010: “Ho sempre fatto l’interesse pubblico e non dei privati - dichiara l’ex segretario -. Volevo che i vecchietti dell’opera pia non fossero sloggiati e rimanessero nella struttura”.

Il 30 novembre scorso i giudici di Roma, settima sezione penale, hanno assolto lui - difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio - e l’ex presidente del Tar del Piemonte, Franco Bianchi, dall’accusa di tentata corruzione. Secondo la procura di Torino in cambio di una sentenza favorevole sul ricorso contro l’aggiudicazione della vendita, Repice aveva messo in contatto il figlio del giudice con l’ex direttore generale della Rai Agostino Saccà. La realtà era più sfumata, come era già emerso a Torino.

Qui Repice - questa volta assistito dall’avvocato Michele Galasso - era stato assolto dalla Corte d’appello dall’accusa di aver turbato l’asta per la cessione dell’Opera Pia in quanto non aveva privilegiato nessuno dei concorrenti, ma aveva soltanto portato avanti l’interesse dell’ente di cui era commissario. Per riuscirci era stato necessario trascrivere alcune intercettazioni e rileggerle in un’altra prospettiva, che la procura generale ha avallato non ricorrendo in Cassazione. “La sentenza della Corte torinese trova pieno riscontro in genuine acquisizioni probatorie del presente procedimento”, scrivono i magistrati di Roma nelle motivazioni. Secondo loro, poi, è importante la testimonianza di tre giudici del Tar del Piemonte che hanno affermato di non aver ricevuto nessuna pressione dall’allora presidente Bianchi: “Può ritenersi accertato che il Repice ha sempre dimostrato che il suo principale interesse nella vicenda era esaurire il contenzioso con la Casa di Cura San Luca, stipulare rapidamente la convenzione con Villa Maria Pia relativa alla gestione dei servizi in favore degli anziani ed evitare che l’immobile fosse venduto all’asta”, si legge.

Allo stesso modo dell’ex presidente del Tar Piemonte Bianchi “non è emerso che abbia posto in essere condotte - premure, sollecitazioni o pressioni di varia intensità - volte a favorire l’antagonista della ricorrente o il Comune di Torino”. L’unico appunto fatto è di natura deontologica: aveva anticipato a un suo conoscente - Repice - che “sperava di confermare” la sua intenzione sul ricorso. Inoltre è emerso che l’intermediazione tra il figlio di Bianchi e Saccà non era il favore concesso per una sentenza favorevole, ma una promessa fatta molti mesi prima che cominciasse la vicenda dell’Opera Pia. L’ex dg Rai - sentito come testimone - ha raccontato inoltre che durante l’incontro col figlio del giudice aveva soltanto fornito consigli, senza promettere incarichi di lavoro. Rapporti “vischiosi”, ma nessun “accordo corruttivo”. Per questo il tribunale di Roma li ha assolti entrambi. La procura capitolina, poi, non ha fatto ricorso e così l’assoluzione è diventata definitiva, come quella torinese. “Nonostante l’amarezza - conclude Repice -, ho sempre avuto fiducia nella giustizia”.

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