POTERI

Manca la politica, decide il Tar

Un ricorso non si nega a nessuno. Il problema è quando sono gli stessi rappresentanti delle istituzioni a duellare con le carte bollate. Dovrebbe essere l'eccezione, ma di fronte a questi partiti... Parlano Barosio, Scaparone, Cavino e Avetta

In Comune e in Regione le opposizioni ricorrono al Tar contro le decisioni della maggioranza. Invece i sindaci, da Chiara Appendino e quelli dei comuni della Via Lattea, duellano a colpi di carte bollate con il governo. La politica sembra rinunciare alla mediazione e soccombere sotto il potere dei magistrati amministrativi. Protagonismo dei giudici? Per molti addetti ai lavori è invece la debolezza della politica e delle sue leggi ad assegnare a questa magistratura il ruolo di vero e proprio arbitro.

“Siccome non ci si fida delle amministrazioni pubbliche, vengono imbrigliate da mille regole, così si ritrovano a camminare su un binario stretto - sostiene il professore Vittorio Barosio, che da avvocato assiste il Pd nel ricorso per le liste elettorali del 2014 -. Ogni regola può essere interpretata male e allora vengono fuori mille cause”. Concorda nella sostanza il professore e avvocato Paolo Scaparone, tra i professioni di più lunga militanza nei ricorsi (tra l’altro, ha patrocinato i Comuni piemontesi contro la riforma sanitaria): “La discrezionalità amministrativa è più attaccabile di quanto avveniva in passato per ragioni tecniche. Sempre più spesso nei Tar si affacciano i consulenti tecnici, prima tipici dei giudizi civili”. Non solo. Il professore nota come venga utilizzato più del solito il giudizio di ottemperanza, quello con cui si chiede ai giudici di nominare dei commissari “ad acta” affinché facciano rispettare delle sentenze. In sostanza, il caso della giunta comunale di Appendino che chiederà al Tar del Lazio di obbligare il governo a erogare i fondi perequativi, come deciso già dalla giustizia amministrativa. “Questo incremento, sottolineato anche all’inaugurazione dell’anno giudiziario, dimostra che sempre più amministrazioni ed enti pubblici non rispettano le prescrizioni”, continua Scaparone.

Potrebbero anche esserci fattori politici. Lo sostiene Massimo Cavino, docente di diritto pubblico all’Università del Piemonte Orientale: “È venuta meno la capacità di confrontarsi tra maggioranza e opposizione e quindi si ricorre alla giustizia amministrativa, e non solo a questa”, afferma. La tendenza è cominciata negli anni Novanta, quando è stato introdotto il sistema maggioritario a scapito del proporzionale: “Il compromesso politico è stato accantonato e sostituito da una dialettica aspra, a volte con toni esagerati”. E poi c’è un cambiamento nel ruolo dei partiti: “Guardiamo alla situazione che si è verificata tra la Regione Puglia e il governo, guidati da politici appartenenti allo stesso partito, con i ricorsi contro il Tap - spiega -. Una volta conflitti così non emergevano perché c’era una cinghia di trasmissione molto omogenea e un conflitto tra livelli di governo non sorgeva perché si arrivava a una soluzione politica”.

Con l’affacciarsi sulla scena del M5s è arrivata anche un’altra condizione: “Se un movimento non vuole stringere alleanze con nessuno, poi sarà molto difficile trovare soluzioni politiche ai problemi e l’opposizione non avrà altre sponde”. Sembra il recente caso della minoranza di Sala Rossa e del suo ricorso contro l’uso degli oneri urbanistici per la spesa corrente nel bilancio preventivo 2017. Secondo Scavino non c’è un attivismo dei giudici del Tar: “Quando ci si rivolge a loro, devono dare delle risposte. Non credo che i giudici amministrativi siano contenti di essere coinvolti in dinamiche politiche”.

Insomma, gli eletti non dovrebbero tirare i giudici per la toga: “La politica dovrebbe avere la prevalenza sulle scelte demandate alla magistratura”, dichiara Alberto Avetta, presidente dell’Anci Piemonte. Di recente, durante un incontro a Sestrières con i sindaci della Via Lattea intenzionati a ricorrere contro il governo, ha sottolineato che “il ricorso al Tar deve essere l’eccezione e questa eccezione si evita facendo la fatica infinita della mediazione politica”. Mediazione, ascolto, confronto, discussione ed equilibrio, sono gli ingredienti per far prevalere la politica, altrimenti “si rischia di confondere l’interrogazione in consiglio comunale con l’esposto in procura”.

Nessun motivo di abolire i Tar o riformare la giustizia amministrativa: “Ritengo che i giudici svolgano un ruolo essenziale, mentre le leggi sono malfatte. Basterebbe una legislazione più chiara e sintetica - afferma Scaparone -. E meno male che c’è un giudice! Se non ci fossero i giudici si diffonderebbero altre logiche”. “L’amministrazione ha un potere, non un arbitrio - dice Barosio, sostenendo che la giustizia amministrativa svolge un ruolo di controllo -. I giudici sono tendenzialmente a favore delle amministrazioni pubbliche”. Per Scavino “il Tar serve a garantire i cittadini”.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    22:22 Lunedì 17 Aprile 2017 Togliatti Un conto

    Un conto è rivolgersi ai tribunali perché lo stato non da quanto dovuto ai comuni in base a delle sentenze definitive: li non occorre più nessuna mediazione politica: semai avrebbe dovuto esserci prima, ma lo stato ha chiuso ogni porta, a Fassino prima e Appendino adesso. Ben vengano quindi i giudici. Un altro conto è rivolgersi ai tribunali perché si spera che questi concedano spazio e visibilità ad una politica incapace a fare un'opposizione all'onor del mondo e con qualche parvenza di contenuto

  2. avatar-4
    13:51 Sabato 15 Aprile 2017 LuigiPiccolo Definire politici e politica questa è un\'offesa ai padri costituenti

    Una volta la politica era fata da politici magna magna e politici che si spendevano nel elargire posti di lavoro servizi e denaro ai propri concittadini, Oggi è solo un pararsi il culo prendere un emolumento e dispensare consigli utili come sedersi su un cactus.

  3. avatar-4
    11:02 Sabato 15 Aprile 2017 Pacioc leggi malfatte, certo, ma anche

    politici ridicoli, partiti scoppiati, magistratura non sempre credibile (per essere buoni). Aggiungiamoci gran parte della imprenditoria (?) vicina al ciarlatanesco, sindacati defunti nel mondo del lavoro privato e marci e compromessi nella pubblica amministrazione, ecc. ecc.. Non viene in mente a nessuno che il tutto è espressione del popolo italiano? Mica di altri.....Il momento storico è questo. De Gasperi, Moro, Togliatti, Berlinguer, Nenni, La Malfa (Ugo), non ci sono più. Speriamo non ci sia in arrivo qualche uomo della provvidenza.

  4. avatar-4
    10:57 Sabato 15 Aprile 2017 tandem Ma veramente....

    Non e' vero che manca la politica, è troppa ma di cattiva qualità, e a volte la trovi anche dove non dovrebbe esserci, come nelle magistrature....

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