GRANDI OPERE

Tav: avanti tutta,
anche con i 5 stelle

Un ipotetico governo grillino potrebbe sulla carta bloccare l'opera, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo l'Ue. La rinuncia comporterebbe un salasso miliardario. Virano confida sul "senso di responsabilità" e prepara il roadshow. Interesse mondiale

“Se andremo al governo fermeremo il supertreno”. Lo avevano detto lo scorso dicembre alla vigilia della ratifica del trattato Italia-Francia e, sulla ferma opposizione alla Tav, i Cinque Stelle non hanno mai cambiato idea. La stessa uscita della sindaca di Torino Chiara Appendino dall’Osservatorio sulla Torino-Lione non può che essere letta, sia pure in minuscolo, come l’ulteriore conferma di una linea che per i grillini è uno dei punti cruciali della loro offerta politica. E di un programma di governo nel caso di vittoria elettorale. Ma cosa potrebbe accadere alla grande opera ferroviaria nel caso a Palazzo Chigi arrivasse Luigi Di Maio, Davide Casaleggio o chi il movimento individuerà come premier? Davvero esiste l’eventualità di vedere il No Tav tramutarsi da slogan a decisione concreta?

“Se si stesse alle dichiarazioni programmatiche attuali tutto lascerebbe pensare che l’opera sarebbe a rischio” ammette Mario Virano, direttore di Telt (Tunnel Euralpyn Lion Turin), la società italo-francese (50% Ferrovie dello Stato e 50% Stato francese), costituita a Parigi il 23 febbraio 2015, che opera come promotore pubblico responsabile della realizzazione e della gestione della sezione transfrontaliera della futura linea ferroviaria. Getta tuttavia acqua sul fuoco Virano. E la attinge dal pozzo della storia recente, anche torinese, del movimento di Beppe Grillo. Il manager, affrontando il tema nel colloquio con lo Spiffero, osserva infatti come “tuttavia, non è la prima volta che alle dichiarazioni programmatiche delle fasi preelettorali seguano, quando poi si arriva alle assunzioni delle responsabilità di governo e alle valutazioni di merito, delle significative rettifiche”. A questo vanno aggiunte le difficoltà che il perseguimento della linea di ferma opposizione all’opera e al suo annunciato annullamento da parte dei pentastellati, nel caso avessero responsabilità di governo del Paese, incontrerebbe. “L’esistenza di trattati internazionali non si straccia da un giorno all’altro. L’avanzamento dei lavori è molto forte: oggi già scavato più del 12 per cento del totale da fare e più del 20% è già contrattualizzato. Interrompere un lavoro che è questo stato di avanzamento, al netto delle implicazioni politiche, è costosissimo. Probabilmente finire i lavori o interromperli alla fine costerebbe lo stesso. Credo che il buon senso che tutti hanno quando ricoprono responsabilità di governo indurrà a guardare con un ragionevole realismo”.

Nel caso non bastasse, ci sarebbero da fare i conti con l’Europa. E sarebbero salatissimi. “Tutto quello che è avvenuto e sta avvenendo è d’intesa con l’Unione Europea e con la sua partecipazione finanziaria  che in tutta la parte studi e progetti è stata del 50% e nella parte lavori del 40%. Il che vuol dire – spiega Virano –  che nel momento in cui si dovesse porre la questione dovremmo essere non lontani dall’aver già investito due miliardi di euro e spesi, di questi, circa la metà messi da Bruxelles.  E non è che l’Europa può dire li ho dati, pazienza. Credo direbbe nei modi e nelle forme previste: se avete cambiato idea ridateceli”.

Insomma l’eventualità, pur con un premier grillino, di uno stop definitivo alla Tav appare a dir poco remota. Procede, invece, a ritmo sostenuto il percorso tracciato proprio da Telt in vista della tappa cruciale: quella delle procedure per l’affidamento degli enormi appalti, ma come si vedrà anche per quelli di dimensioni “minori”(si fa per dire visto che i piccoli sommano comunque a decine di milioni), per i lavori di costruzione.  “Siamo al momento buono per lanciare le gare per la realizzazione dei lavori definitivi” spiega l’architetto torinese insignito pochi giorni fa al Palazzo dell’Onu di Ginevra del Golden Chariot International Transport and Environmental Award, riconoscimento per il lavoro svolto a sostegno del Forum delle Città della nuova Via della Seta, il progetto di Mir Initiative, partito da Torino e che prevede la realizzazione di un grande collegamento ferroviario ad alta velocità  tra le principali città europee con la Russia e il Medio Oriente fino a Pechino.

“Attualmente stiamo chiudendo le gare nel campo dell’ingegneria sia in Italia sia in Francia per scegliere le società che ci devono accompagnare nei vari sviluppi successivi. Tra le fine del 2017 e i primi sei mesi del 2018 partiranno le gare per i lavori più importanti. E noi – sottolinea –  vogliamo in primo luogo favorire il massimo di partecipazione per le imprese per avere la tutela della concorrenza”. Per fare questo e confrontarsi con una situazione che vede in Europa in questo momento la realizzazioni di grandi opere, come il Grand Paris, l’immensa metropolitana che circonda l’area parigina, che impegnano gruppi di livello internazionale, Telt sta per avviare il roadshow: iniziative di illustrazione e approfondimento sulla Tav rivolto al mondo delle imprese. Il 22 maggio prima uscita a Torino, l’equivalente a Lione appena dopo le elezioni francesi, quindi nella seconda metà di giugno, poi Roma e Parigi e nelle principali capitali europee. “Siamo stati anche invitati nel Far East. Giappone, Cina e Corea dove c’è grande interesse: sono consapevoli che questa è una delle più importanti opere che si stanno realizzando al mondo. Da quei Paesi si guarda all’opera per curiosità tecnica, ma anche per interesse imprenditoriale a costituire delle joint ventures con il sistema delle imprese italiane e francesi. Cinque o sei anni fa qualcuno intendeva la Torino-Lione come una ferrovia valsusina, oggi l’idea che incominci a essere guardata come una delle grandi opere dal mondo e nel mondo, politicamente e culturalmente è molto significativo”.

Attrarre imprese, ma anche predisporre tutti quei mezzi per consentire a quelle che non sono avvezze a operare in contesti internazionali di muoversi su un terreno normativo per molti aspetti del tutto nuovo, questa una delle ragioni del roadshow. “Telt è una società di diritto francese quindi faremo dei bandi conformi al diritto francese. Le grandi imprese sono abituate e conoscono, ma il sistema delle piccole e medie deve avere gli strumenti per comprendere il contesto giuridico in cui devono operare. Tra il nuovo Codice degli appalti approvato in Italia e quello francese le differenze si sono molto ridotte, ma visto che le procedure vanno fatte bene noi faremo anche focus di approfondimento sugli aspetti giuridici. Per i francesi è ancora più complesso: dovranno applicare la normativa antimafia italiana che in base all’accordo ratificato dai due parlamenti, per la prima volta e unico caso in Europa, vede un’unica normativa di questo tipo che vale sia nel lato italiano, sia nel versante francese. Le nostre imprese sono abituate a fare sempre le pratiche antimafia, quelle francesi che non l’hanno mai fatto devono abituarsi”.

Terreno giuridico, per molti aspetti nuovo, ma innovative anche le procedure che Virano annuncia per quel tessuto imprenditoriale collocato sul territorio e che nelle intenzioni di Telt deve essere tenuto il più possibile in considerazione per quanto riguarda le ricadute economiche e occupazionali. “Una delle scelte di indirizzo che abbiamo fatto è rivolta a creare condizioni favorevoli, nel rispetto delle normative della libera concorrenza, per i territori e le loro imprese sia lato Italia sia lato Francia. Come si fa? Non lasciando tutti i lavori di taglia media e medio-piccola esclusivamente ai subappalti dove chi decide è la grande impresa. Abbiamo stabilito di cambiare metodologia rispetto a quella che ha sempre visto la stazione appaltante aggiudicare grandi commesse e poi tutte le attività minori che comunque sono da milioni, se le gestisce lo stesso grande gruppo vincitore attraverso il subappalto. Invece è possibile tenere nella stazione appaltante tutta una serie di attività preparatorie e preliminari, stimate dai 5 ai 100 milioni. Per questi faremo una tornata di appalti che predisporremo direttamente noi”. Due classi di gare: quelle per lavori dai 500 milioni al miliardo dove i competitor sono le grandissime imprese, poi un blocco di appalti minori. “Nel roadshow, soprattutto in quello che faremo a Torino e in quello di Lione, racconteremo il progetto in generale, ma in particolare – spiega Virano –  ci si soffermerà su quelle pezzature di lavori di non enorme portata, illustrandoli in maniera che le imprese si possano preparare. Magari federandosi tra loro, anche tra italiane e francese, cosa che non sarebbe affatto male”.

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