LAVORO & OCCUPAZIONE

“Salario minimo garantito”

Il governatore favorevole a introdurre uno strumento in grado di affrontare un mondo del lavoro sempre più frammentato e meno stabile. "Non sono per il settimo giorno tutto si fermi, ma occorrono regole nuove". Nosiglia solidale con i sindacati

“In un mondo del lavoro sempre più frammentato, meno stabile e con salari più bassi, e questo non vale solo per gli outlet ma per tutto il settore dei servizi, vanno fissati alcuni paletti. Ma soprattutto serve una legge sul salario minimo garantito anche attraverso una legge: il tema è il salario minimo garantito”. Lo ha detto il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, a margine della presentazione dell'accordo tra Regione Piemonte e la Conferenza episcopale piemontese per la realizzazione di una indagine sul mercato del lavoro e la disoccupazione giovanile.

Rispondendo alla mobilitazione sindacale di questi giorni all’outlet di Serravalle Scrivia ha affermato: “Io non sono perché il settimo giorno tutto si fermi anche perché sarebbe in contraddizione con una società non solo sempre più globalizzata ma sempre più composita, sia sotto il profilo delle famiglie ma anche delle culture e delle religioni che vanno tutte rispettate. Il lavoro che scorre su sette giorni è inevitabile, ma sono necessarie anche regole per salvaguardare i giorni di riposo e il salario. Tutti devono avere diritti e salari minimi garantiti. Il salario minimo, più che il reddito di cittadinanza può essere una risposta a questo problema. Servirebbe per spingere le aziende a reimpostare le attività tenendo conto che ci sono vincoli e standard al di sotto dei quali non si può andare”, ha aggiunto il governatore, precisando che tali regole “non sostituiscono la contrattazione sindacale”.

Della necessità di dare priorità ai valori e alle scemte, è tornato invece a parlare monsignor Cesare Nosiglia: “un conto sono i servizi essenziali, altro tema è chiedersi se è proprio necessario fare la spesa la domenica o in alcuni giorni di festa importanti per la famiglia e la società, come la Pasqua ed il Natale “. L’arcivescovo di Torino ribadisce la propria posizione sul tema del lavoro festivo e domenicale, dopo la mobilitazione dei sindacati. “Qui la questione è il primato dei soldi, del profitto rispetto ai valori. Valori che non sono economici e, quindi, dai più considerati optional”. Oltre a questo per Nosiglia, che si dichiara “solidale con i sindacati”, la questione riguarda “i ricatti a cui spesso sono sottoposti i lavoratori a cui si dice che se non si accettano certe condizioni ci sono altri disposti ad accettarle. Su questo è importante la presenza dei sindacati e anche della politica. Il rischio altrimenti è di costruire sempre più una società che mette al centro il profitto e non il bene comune, una società che non regge”.

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