POLITICA & GIUSTIZIA

Firme false alle regionali 2014
Il Pd si gioca le ultime carte

Depositata la memoria difensiva degli eletti dem di Torino in vista dell’udienza al Tar del 3 maggio. L’avvocato Barosio ribatte ai sette quesiti tentando di scongiurare la decadenza degli 8 consiglieri. Nel centrosinistra fanno gli scongiuri

Il Partito democratico gioca le sue ultime carte. 68 pagine fitte di richiami ai codici e alle sentenze passate. Martedì mattina il professore Vittorio Barosio, avvocato dei consiglieri eletti nel Pd e nelle liste del centrosinistra alle ultime regionali, ha depositato al Tribunale amministrativo regionale la memoria difensiva in vista dell’udienza del 3 maggio prossimo, forse l’ultima del ricorso presentato nel 2014 da Patrizia Borgarello contro le sottoscrizioni irregolari. Con questo atto la difesa cerca di respingere uno spauracchio: la decadenza di otto consiglieri della maggioranza che potrebbe far traballare la giunta di Sergio Chiamparino e la segreteria regionale di Davide Gariglio, mandando ancora una volta i piemontesi alle urne in anticipo sui tempi.

Nell’udienza del 22 marzo scorso la prima sezione del Tar aveva sollevato sette quesiti a cui gli avvocati dei consiglieri rispondono punto su punto. Tra questi quesiti c’era soprattutto il problema posto dalla sentenza di patteggiamento del 2 marzo 2016 con cui il Tribunale di Torino dichiarava la falsità delle firme di autenticazione e di sottoscrizione della lista provinciale del Pd: “Quell’annullamento vale anche per il Tar?”, si chiedevano in sostanza i magistrati dopo i rilievi posti dall’avvocato Sara Franchino. Se così fosse quella lista con 1.209 firme ne perderebbe 308 e andrebbe sotto la soglia minima delle mille sottoscrizioni previste, annullando l’ammissione della lista e l’elezione di otto consiglieri, tra cui i principali big de partito di Renzi: dal presidente di Palazzo Lascaris Mauro Laus al suo vice Nino Boeti, dall’assessore Gianna Pentenero allo stesso Gariglio.

Secondo Barosio e i suoi colleghi, invece, non dovrebbe essere così: la decisione presa con la sentenza di patteggiamento non dovrebbe avere effetti “esterni”, anche perché in quel processo penale non è stato compiuto un accertamento durante l’istruttoria (con testimoni, documenti e periti), o almeno non è stato compiuto dal tribunale di Torino. La procura ha fatto controlli a campione sulle firme, controlli incompleti, e qualche testimone ha anzi affermato che la firma sulla lista è la sua, per questo la difesa dei consiglieri chiede che siano acquisite quelle dichiarazioni. Il numero di firme annullate scenderebbe e in questo modo la quota di mille firme sarebbe salva.

C’è poi il processo per falso davanti al giudice civile che ha disposto l’audizione di tutti i sottoscrittori. Questo procedimento è l’arma in mano al Pd per temporeggiare e sperare ancora: il 14 aprile scorso i consiglieri regionali che rischiano il loro posto a Palazzo Lascaris hanno chiesto al tribunale un incidente di esecuzione affinché venga riconosciuta l’inefficacia nei loro confronti della dichiarazione di falsità e la cancellazione delle firme a supporto del Pd torinese. Una decisione favorevole del Palazzo di giustizia potrebbe forse riaprire i giochi al Tar, ragione per cui le difese chiedono anche di sospendere il giudizio amministrativo in attesa degli esiti.

Nella voluminosa memoria difensiva, poi, risalta anche la distinzione fatta tra questo procedimento e quello che ha coinvolto il predecessore di Chiamparino, il leghista Roberto Cota: lì l’annullamento delle liste “Pensionati per Cota” era basato sull’accertamento svolto nel processo penale contro Michele Giovine e il padre, mentre in quest’ultimo caso – ribadiscono i difensori dei dem – non c’è stato nessun accertamento. Un punto di appoggio su cui Barosio e colleghi cercheranno di ribaltare la situazione.

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    10:33 Mercoledì 19 Aprile 2017 PassatorCortese Google viene sempre in aiuto

    http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2016/25/attach/dgr_03358_225_30052016.pdf

Inserisci un commento