SACRO & PROFANO

Controllare le moschee, per legge

Il “sovranista” Vignale vuole che la Regione censisca i centri di culto islamici in Piemonte e istituisca un albo degli imam. "garantire trasparenza e sicurezza", ma analoghi provvedimenti sono stati dichiarati incostituzionali

Giro di vite in Piemonte sui centri culturali islamici. Dopo l’impugnazione di una analoga legge in Lombardia, seguita dalla non impugnazione di una simile in Liguria, il Movimento Nazionale per la Sovranità propone una norma regionale per il censimento delle moschee e la creazione di un albo degli imam. La proposta, che inizia oggi l’iter in Commissione, è presentata dal capogruppo Mns Gian Luca Vignale e sottoscritta dall’intero gruppo di Forza Italia.

Il provvedimento prevede un registro regionale delle moschee e degli imam, ognuno dei quali dovrà essere noto alla Regione, con tanto di indicazione degli eventuali finanziatori, italiani o stranieri. Requisito per l’iscrizione, la residenza in Italia da almeno cinque anni. È prevista la revoca in caso di condanne penali o comportamenti che pregiudicano l’ordine o la sicurezza pubblici. E ai Comuni viene data facoltà di vigilare sulle attività svolte all’interno delle moschee.

“In Piemonte - spiega Vignale - ci sono decine e decine di centri culturali che sono a tutti gli effetti delle moschee. Questa legge risponde alla duplice esigenza di garantire trasparenza e sicurezza dei luoghi di culto, dando contemporaneamente ai Comuni regole certe”. Il provvedimento, aggiunge il segretario regionale Mns Marco Botta, ex consigliere regionale che aveva proposto la legge nella passata legislatura, “cerca di regolarizzare una situazione confusa anche dal punto di vista urbanistico, introducendo paletti comuni a tutte le confessioni religiose”.

Vignale riprende due proposte di legge di Forza Italia, depositate nel 2015 in Parlamento (a firma Daniela Santanché e Elio Palmizio) su cui sono stati sollevati diversi dubbi di costituzionalità. Il testo prevede che la Regione normi, attraverso specifica autorizzazione, la costruzione degli edifici di culto distinguendo tra confessioni religiose che abbiano un’intesa e quelle che ne siano prive, le quali dovrebbero passare attraverso un referendum consultivo. In sostanza la pdl Vignale istituirebbe un Registro pubblico delle moschee e un Albo regionale degli Imam. Nel primo caso richiede anche il bilancio della gestione economico finanziaria, oltre ad altri obblighi urbanistici e di trasparenza amministrativa. Rispetto agli imam, da tempo anche alcune comunità religiose musulmane propongo una sorta di “patentino”, che ponga una argine ai “predicatori fai da te”, ma su base di titoli di formazione e di riconoscimento di un ruolo religioso, che non può venire meramente da requisiti di residenza come prevede Vignale (anche perché non rappresenta titolo di sicurezza).

La difficoltà reale, che naturalmente questa proposta non affronta, sta nel fatto che le comunità religiose islamiche non costituiscono un unicum con una autorità religiosa riconosciuta, come avviene invece per altre confessioni. Inoltre la legge della Lombardia, meno vincolante di questa, è stata bocciata dalla Consulta nel febbraio del 2016 perché viola il principio della gestione esclusiva dello stato con le confessioni religiose e la libertà di culto.

“Il disegno di legge presenta evidenti aspetti di incostituzionalità” a giudizio del capogruppo di Sel Marco Grimaldi. “Innanzitutto interviene su una materia, quella dei rapporti fra la Repubblica e le confessioni religiose, regolata dalla Carta (Art. 117) e dunque di competenza legislativa esclusiva dello Stato. Inoltre, la sentenza n. 63 del 2016 della Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di una legge regionale della Lombardia analoga a questa, ritenuta discriminatoria e limitante la libertà religiosa. La sentenza ha sancito che l’esercizio del culto è componente essenziale della libertà religiosa e non può essere soggetto, anche nella sua forma pubblica, ad alcun controllo o limitazione”.

Tesi condivisa anche dalla presidente della II Commissione del Consiglio regionale, Nadia Conticelli (Pd). “È un progetto di legge dai forti tratti anticostituzionali, non lo dico io ma i tecnici giuristi che valutano tutte le proposte di legge, ma la valutazione tecnica legislativa non può limitare in alcun modo l’iniziativa legislativa di un consigliere, difatti stamattina abbiamo proceduto alla nomina dei relatori e predisposto le audizioni. Personalmente credo vìoli alcuni diritti fondamentali e di manifesta competenza nazionale. A mio parere la proposta ha una intento ideologico, si tratta di una violazione del diritto alla libertà di culto travestito da norma urbanistica. La sicurezza qui non c’entra nulla – conclude – si trattano argomenti molto delicati per pura strumentalizzazione politica”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:17 Giovedì 18 Maggio 2017 tandem E allora che si fà?

    Forse sarà una proposta poco costituzionale, ma nel frattempo che si fa? Dobbiamo aspettare qualche strage come in Francia per far qualcosa? Come al solito i governi si muovono solo quando sono costretti dagli eventi, vedi caso Moro per le BR oppure Falcone e Borsellino per la Mafia...

  2. avatar-4
    16:14 Mercoledì 17 Maggio 2017 Pacioc sarebbe assai più opportuno...

    istituire un registro che contenga e classifichi il quoziente di intelligenza di tutte quelle persone che intendano candidarsi a elezioni politiche, regionali, comunali, ecc. ed eleggere quei pochi che raggiungono una soglia minima di punteggio. Molti degli attuali eletti rimarrebbero senza lavoro ma, probabilmente ne guadagneremmo tutti, sistema democratico compreso.

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