ECONOMIA DOMESTICA

Artigianato, la ditta è in crisi “Strozzati dalla burocrazia”

Si riduce ancora il numero delle imprese artigiane in Piemonte. Nel primo trimestre 2017 la diminuzione è dello 0,83%. Biella e Vercelli le province più colpite. De Santis (Confartigianato): "Troppi controlli"

Arranca l'artigianato piemontese. Anche nel periodo gennaio-marzo del 2017 il comparto artigiano regionale ha manifestato criticità superiori rispetto al tessuto imprenditoriale. Dall’analisi dei dati del Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi emerge, infatti, come nel primo trimestre dell’anno, a fronte di un tasso di crescita negativo del -0,60% per le imprese piemontesi complessivamente considerate, il comparto artigiano, in linea con quanto avvenuto a livello nazionale, abbia subìto una flessione più consistente della propria base imprenditoriale (-0,83%).  

“Il tessuto artigiano piemontese vive un momento di debolezza, sebbene il calo del numero di imprese rilevato nel I trimestre 2017 sia meno intenso rispetto a quello registrato negli analoghi trimestri degli ultimi due anni. Bisogna anche ricordare che il primo trimestre dell’anno è solitamente caratterizzato da un bilancio negativo tra iscrizioni e cessazioni di imprese, poiché queste ultime si concentrano sul finire dell’anno precedente e vengono contabilizzate negli archivi camerali nelle prime settimane dell’anno successivo. Non dobbiamo comunque nasconderci la realtà, che è quella di un tessuto artigiano che mostra fragilità in tutti i territori provinciali e nei principali settori produttivi. Questi dati sono un campanello d’allarme che non possiamo ignorare e al quale dobbiamo rispondere intensificando gli sforzi per sostenere le imprese artigiane, attraverso il microcredito, le reti d’impresa, i servizi di accompagnamento all’internazionalizzazione e di supporto all’innovazione” dichiara Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte.

Nei primi tre mesi del 2017, sul territorio piemontese sono nate complessivamente 2.888 imprese artigiane. Al netto delle 3.903 cessazioni (valutate al netto delle cancellazioni d’ufficio), il saldo appare ancora una volta negativo (-1.015 unità), dinamica che porta a 120.945 lo stock di imprese artigiane complessivamente registrate a fine marzo 2017 presso il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi.

Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce, come evidenziato sopra, in un tasso di crescita del -0,83%, risultato progressivamente migliore rispetto a quello registrato negli analoghi trimestri del 2016 (-0,90%) e del 2015 (-1,11%) e sostanzialmente in linea con quello medio nazionale del I trimestre 2017 (-0,82%).

Analizzando il tessuto imprenditoriale artigiano in base alla natura giuridica delle imprese che lo costituiscono, emerge come poco meno dell’80% delle realtà sia formata da ditte individuali, il 16,4% risulti composto da società di persone, mentre solo il 4,2% ha assunto la forma della società di capitale.

In termini di dinamica si evidenzia, anche nei primi tre mesi del 2017, una crescita solo per le forme più strutturate (società di capitale), che hanno mostrato, nel periodo in esame, un tasso di crescita positivo (+1,55%). Le ditte individuali e le società di persone hanno purtroppo ancora realizzato una flessione, rispettivamente pari a -0,87% e -1,23%. Ancora più negativo è apparso il risultato per le altre forme, che hanno registrato un tasso di crescita pari al -1,95%.

A livello settoriale, si rileva una crescita solo per le imprese artigiane dell’agricoltura, che chiudono il trimestre con un +1,68%. Il primo comparto per numerosità di imprese artigiane si conferma quello delle costruzioni, che rappresenta il 42,1% delle realtà imprenditoriali artigiane piemontesi, ma registra per l’ennesima volta un dato negativo (-1,16%). L’industria in senso stretto, con il 22,2% delle imprese artigiane della regione, evidenzia un tasso di variazione pari al -0,83%, in linea con la media regionale.

Va peggio il turismo (-1,39%), mentre gli altri servizi e il commercio evidenziano risultati lievemente migliori (rispettivamente -0,43% e -0,42%).  A livello provinciale, nel I trimestre 2017 le criticità maggiori si riscontrano a Biella (-1,29%) e Vercelli (-1,24%). Contrazioni più intense della media regionale si registrano anche ad Alessandria (-0,91%) e Torino (-0,89%), mentre vanno meglio rispetto al dato piemontese le imprese del Verbano Cusio Ossola (-0,76%), di Cuneo (-0,68%) e Novara (-0,60%). Il dato meno negativo appartiene alla provincia di Asti (-0,27%).

“Piccole e medie imprese subiscono sempre di più la stretta della burocrazia: fiscale e amministrativa. E il 2017, a discapito dei propositi di semplificazione, rischia di vedere le attività imprenditoriali ancora soffocate dalla troppa burocrazia”. Lo sostiene Confartigianato. Se sul versante tributario il numero di scadenze è aumentato dal 2016 a oggi fino a toccare quota 89, per quanto riguarda il potere ispettivo dello Stato e delle strutture periferiche nei confronti delle pmi oggi una piccola azienda italiana può essere soggetta a ben 111 controlli da parte di 15 diversi istituti, agenzie o enti pubblici. In pratica uno ogni 3 giorni. L’area più a rischio è quella relativa all'ambiente e alla sicurezza nei luoghi di lavoro: 56 possibili controlli che possono essere effettuati da 10 enti e istituti diversi. Per il fisco il numero dei controlli è pari a 26 e sono 6 le agenzie e gli enti coinvolti. Per la contrattualistica il numero dei possibili controlli sono 21 mentre gli istituti e le agenzie interessate sono 4.

“Molti dei controlli hanno una matrice tributaria - dichiara Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino - anche quando non sono dichiarati come tali. È chiaro che si corre il rischio di non essere mai  perfettamente a norma. In questo modo si rende la vita impossibile ai piccoli imprenditori, soffocando la parte sana della nostra economia”. Secondo un’indagine interna di Confartigianato Torino oltre i due terzi degli intervistati indica nella burocrazia fiscale e amministrativa la prima causa che induce il piccolo imprenditore, soffocato da norme farraginose e poco chiare, a chiudere l’azienda. “Se vogliamo aiutare le imprese a non abbassare la saracinesca - conclude De Santis - bisogna cambiare registro. Oggi le imprese muoiono di tassazione, che rischia di chiudere troppi spazi alla libera iniziativa. Gli adempimento troppo onerosi hanno infine causato un atteggiamento di sfiducia tra imprese e pubblica amministrazione”.

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