Distrazioni di massa

A leggere le cronache dei fatti recenti di piazza San Carlo, mi è venuto in mente quel vecchio saggio di Freud sulla psicologia delle Masse. Agli albori del ‘900, quando lo scrisse, era di moda l’analisi dei comportamenti autonomi delle masse, dei loro modi di sragionare, di esplodere a partire da imput irrazionali, o comunque formati secondo una logica altra da quella pratico-razionale. Gustave Le Bon scrisse allora cose che divennero centrali e fissarono per anni i termini della questione. L’infantilismo delle masse, l’irrazionalità tremenda e contagiosa che poteva diffondersi entro un provvisorio consorzio umano siffatto, trasformava singoli uomini e donne, estranei gli uni agli altri, in un organismo mostruoso, autonomo e capace di ogni follia. Freud andò oltre, rilevando la relazione fra la repressione delle pulsioni dentro i soggetti, una repressione da identificarsi con la società stessa, e la liberazione, da questi stessi freni sociali, che l'azione e la natura stessa della massa potevano consentire. L'agire in massa come nemesi di una società castrante ed estranea al piano libidinale dei singoli.

A coltivare queste visioni separatiste, che contrappongono la società come sistema razionale alla irrazionalità infantile dei singoli, si corre però sempre il rischio di non vedere invece quanto ci sia di irragionevole nella razionalità sociale, e di ragionevole negli afflati libidinali delle persone. Non si nota quanto la società inzuppi il pane nei desideri dei soggetti, deformandoli e guidandoli spesso verso oggetti diversi da quelli a cui essi erano originariamente diretti, e su cui, sempre, c'è qualcuno che guadagna.

L’articolo di Juri Bossuto, pubblicato nella sua rubrica ospitata da questo giornale, mette il dito, mi pare, nella piaga vera. Invece di richiamare ad una rinnovata azione di sicurezza nei confronti del terrorismo islamico, di fomentare in modo irrazionale una paura di massa, cosa che una certa razionalità irragionevole è subito pronta a fare, nell’articolo di Bossuto si insiste sulla squallida ratio del commercio a tutti i costi, delle complicità sempre senza nome che hanno consentito l’ingresso in massa di italianissimi venditori ambulanti di bibite in vetro tedesche, francesi, americane, in spregio a qualsiasi norma oggettiva e anche a qualsiasi intelligenza adultiva.

Come nel Rinascimento di Raffaello e di Ariosto le esecuzioni di piazza erano l’occasione in cui saltimbanchi e venditori di cibo potevano allietare spirito e stomaci di gente povera, che insieme assisteva all’esecuzione di un proprio simile, così il grasso del denaro fa girare, ancora oggi, un ingranaggio economico che assomiglia sempre più alle macchine per la tortura di un tempo. Tutta quella altissima Cultura si nutriva di sangue e umori e violenza: quando i capi delle Signorie si facevano rappresentare mentre celebravano, deferenti e umili, il loro senso di sottomissione al bene pubblico e a Nostro Signore, il ritratto dei loro visi e dei loro sguardi, animaleschi e predatorii, negava sulla tela stessa quei principi e rivelava la verità.

Oggi non è poi così diverso, mi pare: la ricerca di capri espiatorii, siano la Questura o il Comune, impediscono di vedere che la responsabilità degli oltre 1500 feriti di piazza San Carlo va cercata anzitutto nella irrazionalità che anima tutto intero il decorso della nostra quotidianità e che cerca di nascondersi dietro qualsiasi cosa, di distrarre da sé, di confondere.

E' una storia squallida e stupida, quella di piazza San Carlo, il cui unico elemento umano è rappresentato da quei molti feriti. Sono stati feriti da qualcuno, quei feriti lì, e questo qualcuno non è l’integralismo islamico (almeno per ora), né l’incapacità della Questura o del Comune, Istituzioni che si sono dimostrate ben più incapaci in molti altri casi, di cui quasi mai si parla: no a ferire i 1500 è stato l’assurdo economico in cui le nostre vite, e ogni possibilità alla portata delle nostre mani, sono originariamente e irrevocabilmente impastate.

Speriamo almeno che a tutti gli ambulanti scappati via lasciando un macello di sporcizia e rifiuti sia scoppiata una gomma del furgoncino, e che a chi li ha lasciati passare chiudendo gli occhi e aprendo le tasche possa scoppiare qualcos’altro.

Andrea Pascali, sociologo, ex dirigente Sel Torino

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