L’aria che tira con Trump 

La questione climatica dovrebbe essere tema scientifico, ma si è ormai caricata in maniera inestricabile di ideologia e business. Per tale motivo è diventata questione politica ed economica di cui parlare in questa rubrica. Il tema è dettato dalla decisione del presidente Donald Trump di denunciare gli accordi sul clima di Parigi. Sul cosiddetto cambiamento climatico non c’è prova scientifica che sia di origine antropico. Bisogna premettere che il clima è sempre cambiato nel corso dei secoli e dei millenni alternando periodi più caldi a periodi più freddi. Questi cambiamenti sono di grande portata come le famose ere glaciazioni e quelli di portata più contenuta come il periodo caldo intorno all’anno mille che permise la coltivazione della vite in Inghilterra e lo scioglimento di parte dei ghiacciai in Groenlandia tanto che i Vichinghi che la scoprirono la chiamarono terra verde appunto Groenlandia.

Gli scienziati all’interno dell’eventuale cambiamento climatico dovrebbero individuare la parte di origine naturale e quella di origine umana. Un compito non semplice. Negli anni settanta a causa di un irrigidimento delle temperature alcuni scienziati parlarono di una prossima era glaciale. In questo scenario si inserisce l’ideologia ecologista che vede nell’uomo l’origine di ogni male, dimenticando che anche l’uomo fa parte dell’ambiente. Gli ecologisti, nella possibilità ancora non accertata della responsabilità umana nei cambiamenti climatici, sono andati in brodo di giuggiole e iniziato una campagna mediatica che ha influenzato scienziati e governi. Personaggi come Al Gore e Barack Obama ci vanno visto la possibilità di espandere la spesa pubblica e l’estensione dello stato. E alla fine soldi e ideologia hanno creato gli scandali del cosiddetto Climagate, quando alcune mail rese pubbliche hanno messo in dubbio l’onestà e correttezza degli scienziati dell’Ipcc, istituto di ricerca finanziato dall’Onu. Altro danno collaterale e forse auspicato da alcuni, per combattere il supposto cambiamento climatico si è riversato una marea di denaro pubblico, ovvero prelevati dalle tasche dei cittadini, sulle fonti energetiche rinnovabili creando un gigantesco settore sussidiato dallo stato, che rimane in piedi fintanto c’è la mammella statale a cui attingere. Notizia fresca, il fallimento di SolarWorld AG, impresa tedesca attiva nel solare. Ovviamente quando ci sono fiumi di denaro in gioco diventa molto difficile credere alla buona fede di chi è coinvolto. Aggiungiamo in ultimo, ma non meno importante, che le cosiddette fonti rinnovabili non risolvono il problema della riduzione dell’inquinamento, perché essendo fonti di energia variabili dipendenti dal sole e dal vento non permettono la chiusura di nessuna centrale tradizionale che devono essere sempre disponibili per garantire l’energia necessaria quando il sole o il vento non ci sono. In più, le fonti rinnovabili pongono seri problemi di gestione della rete di distribuzione elettrica che deve essere sempre in equilibrio fra potenza erogata e potenza consumata; equilibrio difficile da mantenere con fonti che per loro natura sono un esempio di incostanza. Recentemente una tempesta di vento particolarmente impetuosa in Australia ha causato l’incendio delle pale eoliche e di conseguenza un gigantesco blackout. Precisiamo che l’attuale costo della bolletta energetica italiana è gravata dai contributi che bisogna girare ai produttori di energia rinnovabile.

Questa la situazione in sintesi su cambiamento climatico ed energie rinnovabili. Il presidente degli Stati Uniti si è opposto a tutto questo, cercando di fermare la deriva ideologica che grava sul tema del clima e frenando un gigantesco sperpero di denaro del contribuente. L’Italia ha perso l’occasione di sganciarsi da un accordo costoso e inutile seguendo il coraggioso esempio di Trump. L’Italia ha gravi problemi di dissesto idrogeologico con frequenti alluvioni disastrose e i soldi, che risparmierebbe annullando gli incentivi per le energie rinnovabili, potrebbero essere utilizzate per mettere in sicurezza fiumi e montagne. Il cambiamento climatico, comunque la si pensi, rimane un pericolo non certo è soprattutto lontano nel tempo, mentre alluvioni e terremoti sono pericoli reali e immediati: si spende sul pericolo incerto piuttosto che sul certo.

Il protocollo di Parigi con lo scopo di ridurre le emissioni impone severe limitazioni alle imprese, ponendole in una situazione svantaggiosa rispetto, per esempio, alle aziende cinesi. Oltre a questi problemi economici il tutto si risolve in un’espansione dello stato e ad una riduzione delle libertà individuali e perciò piace a sinistra e verdi. La decisione di Donald Trump è per una maggiore libertà oltre ad essere contro lo sperpero di denaro dei cittadini e ciò non può che essere coerente con una politica liberale. Infine bisognerebbe ricordare ai mass media, che anche se il presidente Trump può non piacere, dovrebbero notarne la coerenza, dato che in campagna elettorale aveva dichiarato che avrebbe portato gli Stati Uniti fuori dal trattato sul clima e così ha fatto.

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