Milani, mamma manager

Al mattino è una mamma a tempo pieno, nella seconda parte della giornata si trasforma in manager di successo. E’ la doppia vita di Laura Milani, torinese classe 1972, direttore dello Iaad, l’Istituto di arte applicata e design, che gestisce dal 2000, prima di coinvolgere Federico De Giuli, oggi suo socio. E’ a tutti gli effetti la sua creatura, che ha rivoltato come un calzino da quando, a soli 28 anni, ne ha preso il timone. Bella ed elegante, ma soprattutto intraprendente e preparata. Dopo la laurea in architettura e la specializzazione in marketing internazionale, inizia a la carriera in Carré Noir, agenzia internazionale specializzata in corporate e brand image. Ma il ruolo di dipendente non si confà esattamente alla sua indole: lei è un vulcano, ha bisogno di spazio e autonomia. Di qui nasce l’avventura allo Iaad, dove insegna Comunicazione pubblicitaria, prima di diventarne la numero uno. Nel 2003 attiva il dipartimento di “Industrial design”, pochi anni dopo, grazie a un personale studio “sull’espansione democratica delle aziende”, nasce a Città del Messico, la prima partnership internazionale-didattica con Rigoletti Casa de Disegno.

Il lavoro è da sempre al centro della sua esistenza, l’adrenalina che dà vita a ogni sua giornata. L’unica che è riuscita a distrarla è Bianca, la figlioletta arrivata dieci mesi. La mattina è tutta per lei, tanto da non rispondere al cellulare se squilla per questioni di lavoro. Fino alle 14 una mamma a tempo pieno. Ma quando Bianca viene affidata alla nonna, Laura Milani abbandona vestaglia e pantofole per vestirsi d’eleganza e raggiungere il proprio ufficio, tra riunioni, conferenze e progetti. E a chi dovesse chiederle come ama passare il proprio tempo libero risponde: “Non ne ho. Per ora sto benissimo così, casa e lavoro”.

Donna, giovane e bella: gli attributi per fallire nel mondo dell’impresa – secondo canoni e stereotipi del Belpaese – ce li aveva tutti e invece ha saputo farsi strada col piglio di chi ha in testa i propri obiettivi. Non ama imporre con i muscoli le proprie idee, si immedesima negli interlocutori per prevenire eventuali resistenze e porvi un rimedio ancor prima che possano essere avanzate. Ama giocare d’anticipo. L’ultima sua creatura, professionalmente parlando, è il corso di studi in “Design della mobilità sostenibile e dei mezzi di trasporto”, attivato nel 2010. Perché il design non è solo estetica, è studio e progettazione e poi perché Torino “è la città ideale in cui sviluppare questo genere di progetti”. Crede nell’eccellenza e per questo il suo istituto punta ogni anno su non più di 25 studenti. Il numero chiuso serve per mantenere uno stretto rapporto tra loro e i professori, per poterli seguire al meglio e traghettarli nel mondo del lavoro grazie a sinergie avviate da tempo con le principali società e imprese del territorio ma non solo.

L’ultima scommessa della Milani è quella di internazionalizzare ulteriormente lo Iaad, stringendo legami sempre più stretti con i paesi emergenti. Perché l’unico modo per non annoiarsi nel lavoro è renderlo nuovo e diverso ogni giorno.

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