Nuova sicurezza, è già vecchia

Torino e i fatti di Piazza San Carlo del 3 giugno rappresentano lo spartiacque simbolico tra ciò che è stato il concetto di sicurezza nel secolo scorso, in termini di misure e strategie, e lo scenario di insicurezza, reale e percepita, che la nostra generazione si trova a dover affrontare oggi e che affronterà nei prossimi decenni.

In tale scenario, caratterizzato da nuove minacce urbane, vale la pena ricordare che in un contesto democratico quale il nostro, al primo posto vi è il diritto del cittadino ad essere e a sentirsi al sicuro a fronte del diritto-dovere delle istituzioni a creare le basi per la sicurezza di tutti. E le istituzioni locali sono rappresentate dal Sindaco, insieme a Questore e Prefetto. Sindaco che, sulla base di scelte politiche cede le deleghe alla sicurezza e alla polizia municipale a uno specifico Assessore che, per competenza e capacità, è in grado di esercitarne le funzioni. Questo è il primo punto fermo per un livello di sicurezza urbana rispondente alle esigenze collettive. E per far ciò è necessario avviare un processo di coinvolgimento strutturato e razionale di cittadini, comitati e associazioni, amministratori comunali, polizia municipale e nazionale, settore privato nel campo della sicurezza anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie ed enti istituzionali.

La sfida sulla gestione della sfera di protezione, dentro la quale beni e persone devono essere messi al riparo da minacce e pericoli, è divenuta più impegnativa per ogni apparato di sicurezza che intenda perseguire con efficacia le minacce della criminalità organizzata, della microcriminalità, del terrorismo o della presenza di immigrazione clandestina, nonché ai cosiddetti target “sensibili” dell’habitat sociale, come appunto è stata Piazza San Carlo il 3 giugno scorso. La paura diffusa, determinata da un’“insicurezza percepita” già radicata nelle persone, ha creato il danno; l’assenza di adeguate misure di contrasto, contenimento e prevenzione hanno fatto il resto; che si traduce in 1.527 feriti.

Il riconoscimento della nuova e globale “società del rischio” ci obbliga a un cambio di approccio concettuale che imponga alla politica di dar spazio d’azione a strumenti difensivi di prossimità e integrativi rispetto a quelli “tradizionali”. Ciò che deve essere chiaro è l’obiettivo primario dell'amministrazione comunale a tutela dei propri cittadini: la garanzia della governance della sicurezza urbana.

Tutto ciò a Torino è assente, come assente è stato un Assessore alla sicurezza per oltre un anno, senza che nessuno in Consiglio comunale ne chiedesse conto alla Sindaco Chiara Appendino, se non dopo i noti eventi e insistente sollecitazione di pochi della società civile. Ma è proprio questo il punto critico: chi è deputato ad affrontare le nuove sfide alla sicurezza? Tale incarico deve essere affidato, per senso di responsabilità politica e per tutelare la sicurezza dei cittadini, a chi possiede esperienza consolidata e certificata nel campo della nuova sicurezza urbana, a chi è dotato di capacità operativa ed expertise professionale ed è al contempo consapevole delle minacce urbane contemporanee.

È sulla base di queste considerazione che non è possibile che valutare come errata, non adeguata, e quanto più lontana dal necessario livello di salvaguardia dei cittadini, la designazione a responsabile della sicurezza della città di Torino di chi è privo di tutti i requisiti qui indicati. Al contrario, è necessario lavorare con approccio innovativo verso una sicurezza partecipata, integrata e sussidiaria e questo lo può fare solo chi ha uno specifico percorso professionale che, al momento, non è in possesso di Roberto Finardi, attuale assessore allo Sport, il quale “dovrà occuparsi – ha specificato Appendino – del cambio del comandante e della riorganizzazione del corpo dei vigili urbani”. Tutto qua? E di un piano di sicurezza urbana no? Questo è un grave errore, strategico prima che politico, e non eviterà ai torinesi di essere sottoposti alle minacce che l’epoca contemporanea ci riserva: dal terrorismo, alla criminalità urbana organizzata. E, infine, in un’ottica di efficienza e capacità di risposta, sarebbe stato logico vedere accorpate le deleghe alla Polizia Municipale con quelle alla Protezione Civile (sulla base del principio unitario di Security e Safety che oggi più che mai devono avere un’unica cabina di regia), ma ciò non è avvenuto. Un’occasione persa che pone Torino a rischio di una nuova #PiazzaSanCarlo.

*Claudio Bertolotti, esperto di sicurezza, terrorismo, immigrazione

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