La birra può far male

All’ora di pranzo il mercato di piazza Santa Giulia si appresta a terminare la sua giornata lavorativa. Le bancarelle vengono ritirate dagli ambulanti ed improvvisamente la piazzetta si svuota trasformandosi in un anonimo angolo urbano. Emerge così un dato incontestabile: l’area pedonale e mercatale si colora, acquisendo carattere, in due momenti della giornata: durante il mattino, grazie alle mercanzie esposte dei commercianti, e poi alla sera.

Al tramonto, gli aperitivi consumati nei dehors animano quell’angolo di Vanchiglia, cancellando la patina di impersonalità che normalmente ricopre i palazzi ad esso prospicienti e, al contempo, dando una mano di tinta ad un lastricato tendenzialmente grigio.

La movida ha la rara capacità di risvegliare Torino, di compiere nell’ex città FIAT il miracolo della “resurrezione urbana”. Piazze e vie improvvisamente si riaccendono di suoni e luminosità, consegnando al capoluogo piemontese l’impressione di essere una metropoli che può definirsi universitaria a tutti gli effetti.

Certamente, il rispetto dovuto al vivere comunitario comporta una buona dose di attenzioni verso l’esistenza altrui, principio fondamentale che si concretizza nel diritto al riposo in capo ai residenti ed a una doverosa pulizia delle aree, evitando però di riportare Torino alla dimensione di città dormitorio.

Un equilibrio non facile da raggiungere, reso ancora più complesso dalla presenza dei cosiddetti ambulanti, coloro che esercitano il commercio senza autorizzazione alcuna. Questi ultimi sono la contraddizione lampante di un sistema sociale ed economico retto esclusivamente sullo sfruttamento altrui.

La repressione colpisce soprattutto l’anello più esposto della catena: persone ai margini il cui scopo principale è incassare moneta nella speranza di un miracoloso salto sociale, il quale permetta loro almeno il mantenimento della famiglia. Invece poco o niente viene fatto per individuare la distribuzione della merce venduta in strada ed i magazzini in cui gli imprenditori fantasma si arricchiscono di continuo, senza nulla dichiarare allo Stato, e pagando i propri dipendenti in nero con pochi spiccioli indegni.

L’ambulante diventa così il simbolo della lotta contro l’illegalità mentre le centrali dello smistamento e della produzione vengono lasciate indisturbate nella loro fruttuosa opera quotidiana. La ricchezza “in nero” prolifera senza remore alcune, continuando a navigare intorno a polemiche che la sfiorano solamente a distanza.

In questo contesto si materializzano le folli cariche della polizia in una piazza pedonale, tra gente che fugge con bambini aggrappati alle braccia e donne alla ricerca di un rifugio sicuro maledicendo di aver indossato per l’occasione i tacchi a spillo.

Nella nostra città il concetto di ordine pubblico assume toni sempre più inquietanti, vestendo le sembianze della vendetta e della ritorsione. Le ordinanze comunali a tutela del decoro cittadino (nello specifico la numero 46) alimentano ulteriormente il caos patologico torinese, poiché apparentemente inapplicabili e redatte forse con troppa fretta. Tutti noi vorremmo pensare che i responsabili delle forze dell’ordine siano costantemente dediti ad un delicato lavoro speso nel garantire il vivere civile, nel rispetto delle norme. Tutti noi vorremmo Torino esente da azioni poliziesche stile “bombardamento mirato americano su Bagdad”, dove ad essere colpiti nel nome dell’ordine non siano donne e bambini innocenti trovatisi sul posto sbagliato e nel momento sbagliato (meglio ancora non venisse colpito alcuno).

Dopo piazza San Carlo, la cronaca ha dovuto occuparsi delle cariche indiscriminate dei reparti antisommossa in piazza Santa Giulia. Articoli e servizi giornalistici più o meno dettagliati che hanno ritenuto non fosse compito loro quello di rassicurare Prefetto e Questore, non ricordando che solo Slow Food è convinta sostenitrice delle “Rivoluzioni” sociali realizzate bevendo una buona birra o gustando delizioso cibo a chilometro zero (ed a costo elevato). Insomma, non è con una bottiglia di bionda in mano che si sovverte il sistema costituito.

Ad un quadro di per sé poco edificante si aggiunge la denuncia della giovane Maya Bosser, la quale ha narrato nei dettagli il suo recente fermo operato della Polizia ed il conseguente pestaggio subito in caserma poiché individuata quale nota militate antagonista. Forse è un caso che nel giro di pochi giorni sia proprio l’Askatasuna a fare le spese del giro di vite seguente il disastro avvenuto ai piedi del Caval ‘d Brons, quasi come se qualcuno volesse cogliere un’occasione d’oro utile a “sistemare” talune situazioni ritenute fastidiose.

La sensazione è quella di una poderosa tenaglia sospesa sulla città e pronta a dare la stretta finale alle sue vicende amministrative e politiche. Una tenaglia rovente pronta a straziare le carni della notte, come quelle di tutti coloro utili alla destabilizzazione complessiva. Andando con il ricordo ai fatti dolorosi avvenuti nel cinema Statuto, 13 febbraio 1983 (64 morti), è facile rilevare come Torino stia vivendo emozioni simili a quelle di 34 anni fa: comprese le soluzioni drastiche e le drammatiche ricadute generali.

Viviamo in uno stato regolato da leggi e codici borghesi, ma ugualmente ci si chiede quando i cittadini potranno far parte di uno Stato dove siano davvero tutti uguali di fronte alla Legge, ed in cui l’uso dei manganelli sia atto da escludersi sempre, se non in caso di pericolo estremo per la comunità intera (la cosiddetta estrema ratio).

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2 Commenti

  1. avatar-4
    15:20 Martedì 27 Giugno 2017 mork poesia

    toni noir da Tarantino, l'aroma di De amicis diluito con D'Annunzio, una spruzzata di Che Guevara e un'atmosfera di terzomondismo e pacifismo da bancarella chic e l'analisi è perfetta. Se riusciamo a dare la colpa a Bush anche per i fatti di p.zza S.Carlo e S.Giulia siamo proprio a corto di argomenti politici.

  2. avatar-4
    11:01 Martedì 27 Giugno 2017 la voce del suddito LA DEMENZA AL POTERE

    Si scrive "movida", ma si legge "ubriachezza collettiva, molesta e ripugnante (o peggio)". Non ha senso che esistano luoghi come i centri "sociali (?)" dove le leggi dello Stato sono sospese, dove le forze dell'ordine è meglio che non entrino. In India ci sono le vacche sacre, ma almeno sono innocue...

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