POLITICA & SANITA'

Spending review in Sanità,
il Piemonte passa l’esame

La Corte dei Conti promuove la Regione e segna la positiva contrazione di alcune voci di spesa. Circa 2mila euro il costo pro-capite. Ancora ampi spazi di manovra sui farmaci. Atteso l’accordo con i privati per ridurre la mobilità passiva

È ancora un decimale, ma quello 0,8% che il Piemonte è riuscito a ridurre nel 2016 rispetto all’anno precedente nelle spesa per beni e servizi nell’ambito della sanità viene messo in evidenza positivamente dalla Corte dei Conti nel giudizio sul Rendiconto Generale dello Stato per l’esercizio finanziario dello scorso anno. Un quadro dove ancora si alternano luci e ombre quello tracciato dalla magistratura contabile per quanto attiene, nel caso specifico, alla voce più rilevante dei bilanci regionali. E dove la spending review attuata (più o meno) dalle Regioni, unita alle direttive del ministero a partire da quella sull’appropriatezza delle prescrizioni di farmaci ed accertamenti diagnostici, ha portato a risultati diversi da territorio a territorio.

Sfiora i 2mila euro pro capite la spesa sanitaria in Piemonte nel 2016. Per l’esattezza 1.925 euro, sostanzialmente in linea con la media nazionale fissata in 1.907 che se è aumentata rispetto all’anno precedente (era pari a 1.887) resta pur sempre assai lontana rispetto a quella europea di 3mila euro per non dire dei 4mila della Germania. Ovviamente si tratta di statistiche e quella che riguarda le casse dell’ente presieduto da Sergio Chiamparino la si ricava dividendo per il numero di residenti al 31 dicembre 2016 (4.392.526) le risorse che la Regione ha impiegato nel settore della salute, ovvero quegli 8miliardi 455 milioni 850mila euro (cifra aumentata di 127 milioni rispetto al 2015) che la Corte dei Conti ha analizzato disaggregando le principali voci.

E così emerge, tra l’altro, come i costi del personale che segnano una pur debole contrazione a livello nazionale scendendo dal 29,8% del 2015 al 29,4% sul totale complessivo, il Piemonte pur essendo una delle regioni - con LombardiaEmilia Romagna e Sicilia - che segnano i maggiori costi assoluti, ha visto una contrazione passando da 2.795.423 euro a 2.782.507. Risparmi seppur non ancora ai livelli prefissati anche per la spesa farmaceutica convenzionata: a fronte di una controtendenza con un aumento registrato in Lombardia, le riduzioni maggiori emergono in Valle d’Aosta, Sicilia e Liguria, ma anche in Piemonte il trend è positivo. Un’ulteriore conferma la si ricava dai dati di Federfarma che attestano come il numero delle ricette nel 2016 abbia segnato una riduzione di un punto percentuale calando dai 43.763.820 del 2015 ai 42.951.652 dello scorso anno con una riduzione della spesa rispetto al 2012 del 10%.

Altra voce rilevante - pur non incidendo in Piemonte al pari di altre regioni incominciando dalla Lombardia dove il peso del privato accreditato è di molto superiore - è quella dell’assistenza ospedaliera privata: la Corte dei Conti evidenzia come la spesa si confermi tendenzialmente stabile con un valore assoluto nazionale di 8, 778 miliardi rispetto agli 8,757 del 2015. Su questo fronte il Piemonte è atteso nelle prossime settimane al confronto tra il direttore della sanità regionale Renato Botti e i rappresentanti delle associazioni dei privati per il rinnovo del contratto. Un tavolo su cui, come ha annunciato nei giorni scorsi l’assessore Antonio Saitta, rispetto al passato quando la sanità piemontese era vincolata al piano di rientro peserà meno l’aspetto economico come punto su cui incentrare la discussione propedeutica all’accordo, rispetto alla flessibilità nell’erogazione dei servizi che corso Regina intende chiedere ai privati anche alla luce della riforma della rete ospedaliera e non di meno di quella territoriale. Importante il raggiungimento di un’intesa con la sanità accreditata anche per ridurre una voce di spesa che ancora grava parecchio sulle casse piemontesi ed è provocata dalla mobilità passiva, ovvero il ricorso da parte di residenti a strutture sanitarie di altre regioni. Lavorare ad un’inversione di tendenza, accrescendo la mobilità attiva, è una delle carte che i privati mettono sul tavolo. E se, per rimanere nell’ambito del rapporto con i privati, in Piemonte lo scorso anno è scesa la spesa per la specialistica è invece aumentata quella per la riabilitativa.

Voci di spesa dove occorre ancora intervenire. Magari seguendo il modello applicato da Saitta al comparto dei beni e servizi, basato sull’aggregazione dei centri di spesa, contratti rinegoziati come quello che solo per le strisce utilizzate dai diabetici ha portato a risparmiare ben 13 milioni di euro. La spending review nella sanità piemontese alcuni risultati, evidenziati dalla magistratura contabile, li sta dando. Ma la strada è ancora lunga e i risparmi possibili senza inficiare i servizi ai cittadini sono ancora molti.  

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:52 Mercoledì 28 Giugno 2017 tandem Osservazione

    La matematica non sempre rispecchia la realtà sotto l'aspetto umano.......

  2. avatar-4
    10:51 Mercoledì 28 Giugno 2017 Paladino Sulla pelle altrui

    Per sapere cosa è stata la spending review di Saitta basta girare per ospedali e poliambulatori, vedere i disservizi e sentire le lamentele di dipendenti e utenti, " la positiva contrazione di alcune voci di spesa" è avvenuta sulla loro pelle. In compenso ai Direttori Generali sono a stati aumentati, in modo scandaloso, gli stipendi, a partire dal quello dell'ASL Città di Torino Alberti. I conti forse torneranno ma a che prezzo! Comunque le urne elettorali parlano chiaro: Bocciati!

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