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Smat, caos sulle nomine Romano a bagnomaria

La sindaca Appendino designa tre nuovi consiglieri per la società idrica. "Non sono all'altezza", tuona il Pd che denuncia il tentativo di trasformare la società in consorzio. La legge Madia potrebbe stoppare l'ad uscente

Se il Csi è stata la Waterloo di Sergio Chiamparino, Smat potrebbe diventare la Caporetto di Chiara Appendino. Sarà una settimana di passione in attesa dell’assemblea dei soci del prossimo 19 luglio in cui dovranno essere nominati i nuovi vertici dell’azienda che gestisce il servizio idrico integrato nell’area metropolitana di Torino o, più banalmente, l’acquedotto. Si tratta di un passaggio cruciale poiché chi sostituirà la coppia formata da Alessandro Lorenzi e Paolo Romano, rispettivamente presidente e amministratore delegato uscenti, avrà l’ardito compito di trasformare Smat da società per azioni ad azienda consortile, in ossequio a quanto previsto da un proposta di delibera del Movimento 5 stelle che ha come prima firmataria Daniela Albano.  

Dei cinque consiglieri di amministrazione di cui è composto il board, la sindaca ne ha individuati tre: si tratta di Nicola Caporali – che dovrebbe assumere l’incarico di ad, come curiosamente indica lui stesso nella domanda di nomina – Fabio Sessa e Giuseppina Cavasino, quest’ultima vicina al centrodestra. A loro toccherà riformare la ragione sociale di una delle poche società pubbliche di Torino che fa utili (61,5 milioni nel 2016), offre lavoro a oltre mille persone e dotata di un piano di investimenti da 1,5 miliardi nei prossimi 15 anni. E il nodo politico è proprio questo: l’acqua è un bene comune e “sull’acqua non si possono fare utili”. E pazienza se quegli stessi utili sono utilizzati all’80 per cento per rinnovare la rete idrica, mentre il restante 20 per cento viene restituito ai Comuni soci sottoforma di dividendo (quest’anno la quota è stata di 11,7 milioni). Un’azienda che nel 2014 è stata riconosciuta dalla Bocconi come migliore utility d’Italia e garantita da un complesso sistema di controlli, scaturito anche dalla sua natura giuridica di società pubblica quotata in borsa.

“Non è chiaro il motivo per cui Appendino abbia deciso di smantellare questo sistema, ma noi siamo preoccupati e ci opporremo” afferma il vicepresidente della Sala Rossa Enzo Lavolta, Pd, secondo il quale “le tre figure individuate non hanno un profilo manageriale, anzi sono dei semplici professionisti”. Anche perché c’è un precedente tutt’altro che lusinghiero: Asa, un consorzio che gestiva la raccolta rifiuti nel Canavese, travolto sotto il peso di 80 milioni di debiti e poi svenduto ai privati con i Comuni costretti a pagare il prezzo più alto del crac. E certo non è di buon auspicio il fatto che uno dei tre consiglieri di amministrazione scelti dalla prima cittadina di Torino, Fabio Sessa, abbia prestato i suoi servigi, sotto varie forme (sia come consulente sia da dipendente) proprio ad Asa, con cui ha avuto rapporti dal 2003 al 2012, con incarichi di responsabilità sempre nell’ambito del servizio idrico. Curioso che al momento della liquidazione, sia stata proprio Smat ad acquisire il Consorzio canavesano acqua, ovvero la branca di Asa che si occupava del servizio idrico.

Il Pd, che controlla la maggioranza dei Comuni dell’area metropolitana proverà in ogni modo a mettersi di traverso, ma il terreno è pieno di mine. Una riguarda la figura dell’attuale amministratore delegato Romano. Per garantire continuità a questa gestione, l’ipotesi condivisa dal centrosinistra è quella di confermarlo nel cda con il ruolo di presidente, ma giacché si tratta di un manager in pensione, secondo una interpretazione più “lasca” della legge Madia dovrebbe svolgere tale mansione gratuitamente, rinunciando a una indennità che ora si aggira attorno ai 70mila euro l’anno; ma le voci più autorevoli sostengono addirittura che non possa ricoprire tale incarico. Un ostacolo tutt’altro che marginale, giacché a oggi il Pd non ha alternative. Anche il quinto membro del cda sarà vicino al centrosinistra giacché dovrà essere individuato in seno al Cidiu, società di raccolta e smaltimento rifiuti che serve i comuni della zona Ovest di Torino, in gran parte controllati dal Pd (se prima sembrava certa la conferma di Giuseppe Sammartano, ex piddino passato con gli scissionisti di Mdp, al momento le sue quotazioni paiono in ribasso).

Intanto, sulla delibera di trasformazione della Smat in azienda consortile si stanno pronunciando anche le Circoscrizioni, come previsto dallo statuto: un parere non vincolante ma che certo avrà un significato politico, soprattutto se sarà confermato l’orientamento di tutti i presidenti a esprimersi negativamente.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    14:36 Lunedì 10 Luglio 2017 nervino criteri di scelta

    ma qualche amministratore del comune serio e trasparente, magari in video streaming, come andavano di moda fino all'anno scorso perchè non spiega quali analisi spiega come tra le numerose decine di cv arrivate queste siano le migliori, non vale piu la meritocrazia e l'uno vale uno??? finirà anche smat come piazza san carlo con cambio in corsa del prescelto ????

  2. avatar-4
    14:32 Lunedì 10 Luglio 2017 nervino che novità ...

    tutto secondo copione: i 5 stelle nomina persone dal curriculum inesistente (almeno rispetto al ruolo da ricoprire, ipotizzare che abbia un curriculum da amministratore della piu grande partecipata del pimonte, una persona che fin oggi ha gestito solo se stesso ... auguri!!! e poi che arriva fin da cremona) non potendo al momento piu nominare amici di famiglia invisi alla base ed il PD che rottama solo se stesso e con gesto di grande innovazione propone i soliti nomi, sicuramente di esperienza, ma come si fa a dare un futuro ad un azienda cos strategica con un manager, che sempre non venga smentito da qualche giudice, nel migliore delle ipotesi dura un anno ?????? è questa la prospettiva dell'azienda allora?

  3. avatar-4
    13:22 Lunedì 10 Luglio 2017 PELDICAROTA E' SUFFICIENTE LEGGERE LA LEGGE

    Romano, che ha fatto un gran lavoro riconosciuto da tutti, può rimanere ancora un anno senza retribuzione. Madia dixit.

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