PALAZZO LASCARIS

Riforma delle vecchie Ipab, “chiave di un nuovo welfare”

In Piemonte sono 274 gli istituti di assistenza e beneficenza. Molti risultano inattivi pur possedendo ingenti patrimoni. La Regione vuole trasformarli in soggetti in grado di erogare servizi. “Una pessima legge”, tuona il centrodestra. Il Buon Pastore dei grillini

“In meno di due anni siamo riusciti  fare quel che non s’è fatto per decenni: riformare in maniera profonda il sistema delle Ipab, adeguandolo ai tempi e alle necessità di un nuovo welfare”. Se la tabella di marcia per l’approvazione della legge che, dopo il voto dei primi due articoli nella passata seduta del Consiglio regionale, prosegue oggi in aula non subirà intoppi il malcelato orgoglio di Domenico Ravetti sarà confermato con il varo del testo prima della pausa estiva. Il consigliere del Pd nella sua veste di presidente, dal gennaio dello scorso anno quando il disegno di legge uscito dalla giunta è approdato a Palazzo Lascarsi, ha convocato con spregio della scaramanzia ben diciassette volte la commissione per discutere “e modificare ampiamente” il testo originale. Una volta diventato legge regionale, modificherà fortemente un settore che, a parte alcune modifiche, annovera coma la sua prima e ultima rivoluzione la legge Crispi del 1890. Il governo dovendo affrontare il problema delle molte Opere Pie ormai fuori controllo per la loro gestione autonoma che faceva “registrare frequenti abusi nelle modalità di utilizzo di patrimoni e rendite” come si legge negli atti dell’epoca, trasformò coattivamente gli enti di diritto privato in Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza. Da allora continuarono a chiamarsi Ipab. E non molto cambiò. In alcuni casi sopravvissero, adeguate ai tempi, pure quelle storture gestionali di fine Ottocento. “L’attività di gestione dovrà essere improntata a criteri di efficacia ed efficienza, con valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta” aveva annunciato al momento dell’avvio del disegno di legge l’assessore alle Politiche Sociali Augusto Ferrari, da un lato annunciando la svolta e dall’altro descrivendo una situazione attuale, in parecchi casi, per nulla apprezzabile.

Non più attive, ma ricche - In Piemonte di Ipab se ne contano 274. Di queste una parte, all’incirca un quinto, è inattiva da tempo e i vertici si limitano a gestire un patrimonio, soprattutto immobiliare frutto di lasciti vincolati, in alcuni casi considerevole. Basti pensare che una stima approssimata ne individua in non meno di 200 milioni il valore complessivo. Ma non è (solo) il patrimonio a rendere solido e adeguato al nuovo ruolo nel sistema di welfare l’ente agli occhi del legislatore regionale nella visione della riforma. Tant’è che una delle modifiche più sostanziali apportate al testo originale attiene proprio al peso del patrimonio cui è stato preferito il bilancio dell’ultimo triennio per l’inserimento nelle varie tipologie che sostituiranno le ormai rottamate Ipab. “È stato previsto che la trasformazione venga stabilita analizzando il valore di produzione dell’istituzione determinato dalle entrate effettive ordinarie e calcolato con riferimento agli ultimi tre anni di attività, prevedendo tuttavia – spiega Ravetti che la questione l’ha affrontata in aula le scorsa seduta presentando la relazione – rispetto al testo originario del disegno di legge, che anche le Ipab collocate all’interno di una fascia di valore medio della produzione, compresa tra 1,5 milioni e 2,5 milioni di euro, possano trasformarsi in aziende pubbliche di servizi, oltre che in associazioni e fondazioni di diritto privato”. Inizialmente era stata immaginata un’unica soglia della produzione necessaria per trasformarsi in aziende pubbliche, pari a 2,5 milioni di euro. “Nel corso della discussione abbiamo valutato che anche quelle comprese nella fascia tra 1,5 e 2,5 milioni di euro possedessero i requisiti per garantire la sostenibilità del servizio e dall’altro permettere alle stesse di esercitare l’eventuale opzione di trasformazione in aziende pubbliche”, Per Ravetti “la trasformazione di una Ipab in azienda pubblica dovrà infatti consentire che l’attività di gestione della stessa sia improntata a criteri di efficacia ed efficienza, con valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta”.

Tutelati i dipendenti - Altro punto ritenuto inderogabile della maggioranza è “la salvaguardia di tutti i posti di lavoro. La riforma non dovrà avere alcuna conseguenza negativa sull’occupazione”. Per quanto riguarda, invece, le Ipab ormai inattive, il loro destino sarà segnato, ma scritto dagli enti locali dove hanno sede. “Anche in questo caso l’uso del patrimonio dovrà comunque essere rispettoso degli scopi originari e degli statuti” aggiunge il presidente della IV commissione. Altra modifica al testo originario concerne la fusione tra istituzioni come strumento per consentire al maggior numero possibile di Ipab esistenti di raggiungere sia le dimensioni ottimali per l’erogazione delle prestazioni e dei servizi alla persona sia i valori di produzione previsti la trasformazione in azienda pubblica. Trasformazione che, in sintesi, potrà avvenire in associazioni o fondazioni, a seconda dei parametri (soprattutto economici) fissati dalla nuova legge. Che contempla pure la messa in liquidazione per quelle Ipab in condizioni di dissesto. “Questa riforma porta il Piemonte ad essere pronto a un nuovo sistema di welfare, di servizi alle fasce deboli, le stesse per cui erano nate ormai oltre un secolo fa – spiega Ravetti –. Certo il risultato finale molto dipenderà proprio dalle politiche di welfare che saranno attuate nel Paese. Noi, in Piemonte, comunque siamo pronti. E se non ci saranno intoppi la legge sarà approvata in tempi brevissimi”.

Forza Italia: una pessima legge - Di intoppi all’orizzonte non se ne intravvedono: il centrodestra fortemente critico fin dall’inizio, non ha mutato atteggiamento, ma non farà ostruzionismo. “Questa legge è nata male, senza neppure avere una mappatura completa delle Ipab – accusa la consigliera di Forza Italia Claudia Porchietto, relatrice di minoranza –. Si apre ai privati, senza nessuna difesa a un probabile assalto alla diligenza da parte delle cooperative e dei privati. La stessa incognita sui posti di lavoro e il cambiamento del regime contrattuale da pubblico a privato resta in tutta la sua gravità. I sindacati lo hanno capito, ma troppo tardi”. Per i berluscones a Palazzo Lascaris “questo testo non è neppure emendabile e pertanto abbiamo deciso che non parteciperemo al voto”.

Il Buon Pastore dei grillini - Qualche rallentamento potrebbe arrivare dal centinaio di emendamenti presentati dal M5s, il cui atteggiamento nel corso dell’iter in commissione ha fatto aggrottare più di un sopracciglio dalle parti del centrodestra. Partiti lancia in resta contro la legge, i grillini si erano poi assestati su una posizione definita dalla stessa maggioranza “quasi collaborativa”. Tra i banchi dell’emiciclo, c’è chi ricorda come durante i lavori sul testo, il Comune di Torino aveva chiesto di essere audito. Richiesta rimasta senza risposta per un bel po’ e alla fine inevasa, tuttavia senza che da Palazzo di Città o dal gruppo grillino si levasse udibile almeno una flebile protesta. C’è poi chi ricorda – se la memoria non gli gioca brutti scherzi – di un incontro tra l’assessore Ferrari e una sua omologa in Comune e non nasconde il dubbio che tra gli argomenti trattati possa esservi stato anche il Buon Pastore, l’Ipab in liquidazione i cui fondi 4 milioni e 284mila euro – sono stati usati dalla sindaca e dal suo assessore al Bilancio Sergio Rolando “per coprire i buchi di bilancio, anziché per gli indigenti e l’emergenza abitativa” come ha duramente criticato la deputata dem Silvia Fregolent. Ma il Buon Pastore non è solo l’ultimo spunto offerto dalla giunta penstastellata ai suoi detrattori e oppositori. E’ anche una di quelle Ipab che non svolgono più da tempo la loro originaria missioni, ma conservano un enorme patrimonio immobiliare.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    08:49 Mercoledì 12 Luglio 2017 Paladino Ma i pulitori sono puliti?

    Che ci siano dispersioni ora può darsi, ma sono gli avanzi, la storia della regione è piena di casi patrimoni IPAB dispersi o mal gestiti. Purtroppo la regione non è mai stato un esempio di buona gestione, sotto nessuna Giunta.

  2. avatar-4
    21:32 Martedì 11 Luglio 2017 PELDICAROTA E' ORA DI FARE PULIZIA

    La dispersione di patrimoni sta avvenendo ora. La Regione dovrebbe fare d'urgenza una norma che da subito vieta alle IPAB di vendere proprietà sino a che la legge non sarà approvata. Ci sono troppe succulenti occasioni da sfruttare in questo momento per chi ha le giuste amicizie. Un riordino è necessario e chi ha dei dubbi ma non ha proposte fa solo l'amico del giaguaro....

  3. avatar-4
    11:05 Martedì 11 Luglio 2017 tandem DUBBI

    Finora la regione, dalla sua creazione, ogni volta che ha messo mano nelle ipab ha solo fatto guai, disperso patrimoni e così via. Per cui continuiamo ad essere perplessi.....

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