FIANCO DESTR

Costa prepara il rientro, ma non molla la poltrona

Il politico piemontese plaude all’apertura di Berlusconi e lavora a un “ponte” che riunisca tutto il centrodestra. Per ora resta ministro del governo guidato dal Pd, scongiurato il pericolo di doversi dimettere sullo Ius soli

Ha visto il buongiorno dal MattinoEnrico Costa. E la giornata domenicale, dopo l’apertura ai centristi che Silvio Berlusconi ha affidato a un’intervista al quotidiano napoletano, pareva doversi concludere ancora meglio: Paolo Gentiloni ha rimandato in autunno lo Ius soli scongiurando l’eventualità del voto di fiducia che, se posto, avrebbe portato alle dimissioni annunciate il ministro per gli Affari Regionali (e della Famiglia). Il quale tirato un sospiro di sollievo, attribuitosi un po’ di merito per la scampata fiducia – “una scelta di estremo buon senso del Presidente del Consiglio” –  risponde all’appello del Cavaliere: “Rompiamo gli indugi, costruiamo un ponte”.

Una data, quella di ieri, da segnare tra le feste sul calendario degli alfanoidi: restare al governo con il Pd e prepararsi armi e bagagli per tornare alla casa del Padre – peraltro ripudiato non certo decenni addietro e avendone più volte scritto l’epitaffio politico – con la garanzia che “non c’è nessuna probabilità di un governo Berlusconi-Renzi”. È la quadratura del cerchio per il partito, diciamo, che non si era più chiamato “Nuovo Centrodestra” in vista di un approdo nel centrosinistra e che adesso – con Berlusconi redivivo che un microscopico quid ad Alfano rischia pure riconoscerlo in nome della comune marcia verso al vittoria – scopre che sui manifesti elettorali quel nome gettato alle ortiche, magari tornerebbe utile. Nel frattempo tornano loro. Senza andare via dall’attuale maggioranza. E hanno un bel dire quelli che, ancora ventiquattr’ore fa, prima dell’annuncio di Gentiloni, prevedevano imminente lo strappo: per ora a Costa, Beatrice Lorenzin e Angelino Alfano restano ben cuciti addosso gli abiti da ministro.

L’unico piemontese nel gabinetto Gentiloni era quello che si era spinto più avanti (e verso Berlusconi) mettendosi di straverso sullo Ius soli. “Affrontare il tema della cittadinanza significa stabilire chi ha la sovranità, definire da chi è rappresentato il corpo elettorale – ricorda quando ormai il pericolo è scampato –. E se per fare una legge elettorale diciamo che ci vuole un’ampia maggioranza, per stabilire da chi è composto il popolo italiano si poteva procedere forzatamente con il pallottoliere? No. Tantomeno a colpi di maggioranza e di fiducia. Per questo dico che Gentiloni ha preso una saggia decisione”.

Quella di costruire il ponte per poi corrervi sopra verso l’ex Cavaliere, adesso, è la priorità per i centrini che, annusata l’aria di possibile vittoria, hanno resuscitato in men che non si dica l’anziano sultano di Arcore del quale avevano già recitato, non certo in gramaglie, il rosario politico. “Berlusconi ha fatto un’apertura innovativa – dice Costa, nel colloqui con lo Spiffero –. Si è rivolto alla collaborazione di tutte le forze di centro e centrodestra unite dagli stessi valori. Prima si diceva no a quelli che hanno votato sì al referendum”. Già, ma se Berlusconi non lo dice più, a ricordarlo ci pensa un altro che ha fatto avanti e indietro, uscendo dalla maggioranza quando non è entrato al governo: “Nessuna preclusione, ma ritengo debba essere posto qualche paletto – sostiene Gaetano Quagliariello –. Per me il discrimine è il 4 dicembre: costruire qualcosa con chi è rimasto al governo dopo quella data è  oggettivamente difficile”. Sul ponte che Costa esorta a costruire “con tanti manovali e pochi direttori dei lavori”, il capogruppo di Fdl-Idea è lapidario: “Ritengo che chi pensa di fare questo debba prendere le distanze da un governo di centrosinistra”.

L’aria che tira tra le vari anime centriste (e un po’ perse), tra quei fuoriusciti da Forza Italia pronti a rientrarvi direttamente o starne sulla soglia dietro a qualche sigla, non è certo quella delle rimpatriate. Per Berlusconi “la priorità è rilanciare il centrodestra vasto e inclusivo, che guarda a tutti coloro che sono parte della nostra storia. Un centrodestra in cui tutti tornassero a offrire il proprio contributo non potrebbe che essere vincente”. Nessun veto, insomma. Basta ostracismi. E pensare che solo un mese fa il leader di Forza Italia definiva “difficile” un’alleanza con Alfano. Ora si dice pronto a riabbracciare anche gli ex per conquistare la vittoria contro il centrosinistra.

Un segnale, quello lanciato ieri da Berlusconi, atteso dai pontieri e che incassa pure i toni insolitamente pacati di Matteo Salvini che parla in termini di “squadra”. Le grane sembrano stare proprio all’interno dell’atomo centrista dove se c’è chi da tempo ripreso i contatti con il Cavaliere o con suoi uomini e lancia messaggi in bottiglia, come (ma non solo) Costa, c’è un’ala che alza i muri rispetto a un “centrodestra a inevitabile egemonia populista e lepenista” come lo descrive Fabrizio Cicchitto. Il quale si rivolge a Stefano Parisi perché si faccia promotore di un centro “distinto e distante”.

Sempre più distante dal Pd, al quale mesi fa era dato da alcuni in avvicinamento, il ministro di Mondovì. Anche, ma non solo, grazie ai buoni uffici di Niccolò Ghedini, plenipotenziario del Sultano, e del conterraneo Alberto Cirio, l’europarlamentare albese che da tempo pensa a una diarchia con lui nella Granda in chiave difensiva da innesti esterni. Distanza, quella di Costa dal centrosinistra, accentuata dopo aver votato no alla riforma del processo penale firmata da Andrea Orlando: “quella battaglia l’ho persa”. E non esce bene neppure nel giudizio che arriva dal dem Gennaro Migliore: “Le parole entusiaste di Costa per Berlusconi che mi lasciano allibito. Un ministro di questo governo che, senza essere smentito dal suo partito, già si vede come figliol prodigo del Cavaliere. Penso – aggiunge il deputato ex Rifondazione e Sel – che il nostro Paese meriti chiarezza, a partire da leggi come lo ius soli e il testamento biologico, strenuamente bloccati in Senato proprio da posizioni come quelle di Costa che, a questo punto è doveroso pensarlo, sono più rivolte a future collocazioni che a un sostegno leale al nostro governo”.

Se l’apertura di Berlusconi fa intravvedere anche una strada per il cambio di campo dei Moderati di Giacomo Portas – da sempre in rapporti altalenanti con Costa – ormai in rapidissimo e rumoroso (almeno in Piemonte, partendo da Cuneo) allontanamento dal Pd, è una doccia fredda quella riservata dalla Lega agli ex di Ncd. “La Lega è pronta a discutere con tutti ed è aperta a tutti ma non farà mai alleanze con Alfano e con chi in questi anni ha governato con il centrosinistra ed è responsabile di quelle politiche che noi abbiamo sempre avversato con tutte le nostre forze in questi anni” dice Salvini rispondendo ad una domanda sull’idea avanzata da Costa di costruire un ponte. Che sembra sempre di più quello sul fiume Kwai.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    16:47 Lunedì 17 Luglio 2017 Pietro Luigi Garavelli Arriva il "Renzusconi" .....

    Da tempo scrivo di non fidarmi di Berlusconi. Bisognerà vedere quale sarà il sistema elettorale adottato. Se si andrà a votare col proporzionale ognuno correrà per contro proprio nel suo contesto di riferimento ( CDX e CSX ), professando “fedeltà” al cartello per non perdere voti. Solo dopo si faranno conti … E se PD “renziano”, FI e “cespugli” di AREA avranno alla Camera ed al Senato il 50percent. + 1 stiamone certi che daranno vita ad un Governo di “concordia istituzionale per il bene del Paese” . Tuttavia penso che saranno Lega, FdI e M5S a raggiungere la maggioranza assoluta di Senatori e Deputati , “sventando” il Renzusconi . E quindi nell’ impossibilità di far ciò il Cav se ne starà ben zitto e quatto. Comunque un Elettore di CDX è più garantito dal votare Lega che FI! Ovviamente non facendo politica, sono solo Medico e Sindacalista, in nessuno schieramento ma solo il “grillo parlante”, senza riferimento alcuno all’ omonimo Comico, o il “bastiancontrario” posso scrivere di questi colpi di calore …..

  2. avatar-4
    14:00 Lunedì 17 Luglio 2017 tandem Dal film "Grand Hotel" 1932

    "Grand Hotel, sempre lo stesso: gente che viene, gente che va, tutto senza scopo."

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