GIUSTIZIA

Appalti truccati a Venaria
Sconto sui risarcimenti

Ci fu danno erariale nei lavori di ristrutturazione della Reggia. E dopo i patteggiamenti in sede penale arriva anche la sentenza della Corte dei Conti. Pernice e Ricchiardi condannati a versare 250mila euro: molto meno del milione chiesto dal procuratore

Gli appalti truccati alla Reggia di Venaria e le tangenti hanno provocato un danno alle casse dello Stato. Per questo Francesco Pernice, ex direttore del settore “Conservazione beni architettonici e impianti” della Venaria Reale, e l’ex dirigente della Regione Piemonte Giuliano Ricchiardi sono stati condannati a rispettivamente 164.644,60 euro il primo e 97.965,73 il secondo, dei quali quasi 61mila in solido tra di loro. Una somma più bassa rispetto a quella contestata dalla procura, ma il giudizio non è per questo più tenero. 

La sentenza della sezione giurisdizionale della Corte dei conti, presieduta da Cinthia Pinotti, è stata depositata il 30 giugno scorso. La questione ruota intorno allo scandalo degli appalti della Reggia di Venaria, quello che il 7 ottobre 2013 portò in carcere Pernice, Ricchiardi e altri indagati, tra cui l’ex presidente della giunta regionale Ezio Enrietti. Poco più di un anno dopo, Pernice e Ricchiardi sono usciti dal procedimento penale patteggiando, il primo 1 anno e 11 mesi per turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio e falsità ideologica in atti pubblici (le accuse rivolte a Pernice) e il secondo a 1 anno e 300 euro di multa per due episodi di turbativa di gare pubbliche. La loro disavventura giudiziaria, però, non si era fermata lì: dopo la pubblicazione di articoli sugli arresti la procura della Corte dei conti si era messa al lavoro e, al termine dell’inchiesta dei colleghi della procura ordinaria, ha ottenuto gli atti dell’altra indagine. Da questi è partito il conto del presunto danno erariale, così il procuratore regionale Giancarlo Astegiano ha chiesto a Pernice di pagare più di un milione di euro alla Venaria Reale e a Ricchiardi quasi 1,2 milioni (868mila al consorzio, 340mila alla Regione). Il totale di queste somme è stato posto sotto sequestro. Il pm aveva elencato una serie di danni alla concorrenza, danni da tangente e danni di immagine. Pernice, secondo le indagini, fece svolgere da un imprenditore opere di tinteggiatura e di carpenteria nel proprio alloggio promettendogli, in cambio, di agevolarlo nelle gare bandite dal Consorzio.

 Se dal punto di vista degli episodi contestati il collegio dà pienamente ragione alla procura e torto alla difesa, per quanto riguarda la quantificazione delle somme gli avvocati di Pernice e Ricchiardi, Umberto Giardini e Carlo Merani, sono riusciti a ottenere una forte riduzione. Il danno da concorrenza, ad esempio, è stato ricalcolato in modo vantaggioso per gli imputati, mentre Ricchiardi non è stato condannato per il danno d’immagine.

Tuttavia per i magistrati il giudizio su Pernice resta molto duro: “Ha gravemente abusato della propria qualità di pubblico ufficiale facendo mercimonio della propria funzione e ricavando utilità anche economiche per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio”, si legge nella sentenza. I giudici parlano di “una conduzione accentrata e padronale” e di condotte “pesantemente inquinate da una insana commistione tra interessi pubblicistici e privati, questi ultimi funzionali ad avvantaggiare soggetti al medesimo legati da personale frequentazione o addirittura vincoli di stretta parentela”. Un esempio? Suo figlio che lavorava nella ditta di Maurizio Ottaviano, ditta a cui erano stati affidati molti lavori.

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