RIFORME

4 Camere e servizi in comune

Accorpamento stabilito nel decreto del governo. Una sola Cciaa per le province di Novara, Vco, Biella e Vercelli. Accoppiata Asti-Alessandria. Autonome Cuneo e Torino. Il nodo del personale e la guerra dei campanili per le poltrone rimaste

Camere meno costose, ma con vista tutta da scoprire. Battezzata all’insegna del risparmio sui costi, la riforma varata con la firma apposta al decreto dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, la riforma delle Camere di Commercio è destinata a muovere i primi passi tra annunciate efficienze e paventati intoppi, migliorie nei conti economici e rischi per l’occupazione. Per non dire di quello che è il tema cruciale, sottaciuto come si conviene per gli argomenti un po’ imbarazzanti: la questione delle governance e quindi del peso della politica territoriale che già emerge in tutti quei casi in cui il riordino ha coinciso con accorpamenti di enti camerali più o meno prossimi sotto il profilo geografico.

“Abbiamo abbassato i costi e aumentato la qualità dei servizi”. Ha twittato giuliva la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. “Continueremo a vigilare sul piano di riordino affinché una riorganizzazione generale del sistema delle Camere di Commercio  non pregiudichi l’occupazione e il livello e la qualità dei servizi erogati” avvertono i sindacati.

Intanto da Nord a Sud arrivano segnali di malcontento, qualche dichiarata dimissione e annunci di ricorsi contro la nuova carta geografica che disegna l’assetto del sistema camerale riducendo da 95 a 60 gli enti e da 96 a 58 le aziende speciali. Tagli quasi mai accolti di buon grado anche se ampiamente annunciati, fin dai primi passi dell’iter parlamentare. E pure laddove le fusioni sono state in qualche modo digerite, ancora tutta da scrivere resta una storia che si preannuncia costellata di tensioni e trattative. Ci vuol poco a prevederlo considerando il numero di poltrone che diminuirà, in alcune aree, in maniera più che sensibile aprendo a balli della scopa per molti personaggi che hanno retto o ambivano a farlo quelli che per anni sono stati centri di potere e non di rado, trampolini o buen retiro per la politica.

In Piemonte la rivoluzione più pesante tocca il Nord: alla già accorpata Camera di Biella e Vercelli saranno unite anche quella di Novara e, nonostante resistenze e tentativi di mantenere l’autonomia – incassando pure l’appoggio di Sergio Chiamparino – anche quella del Verbano-Cusio-Ossola, cumulando 96.961 imprese iscritte. L’altro matrimonio, non certo festeggiato, riguarda Alessandria e Asti che insieme contano 82.947 imprese. Nulla muta per Cuneo e Torino.

Quanto cambierà, circa le questioni che stanno emergendo un po’ in tutto il Paese, nel resto della regione è presto per dirlo, anche se non è difficile per chi è addentro al sistema camerale ipotizzare il possibile sorgere di più di un problema, almeno nella fase iniziale. Debiti e crediti, per banalizzare, finiranno tutti nella stessa casa laddove ci sarà la fusione, anche se quello dei conti pare essere non la più complicata delle questioni da risolvere. Ben diverso è il tema, sollevato dai sindacati, dei dipendenti: una loro riduzione parziale potrà essere agevolata con prepensionamenti, ma il nodo resta tutto da sciogliere: unificando in un solo ente le competenze in un caso assolte da tre (quattro, prima della fusione di Biella e Vercelli) o due Camere appare evidente come si avrà un surplus di personale.

Un aspetto, quello dell’esubero del personale, che dovrà essere affrontato con l’organizzazione sul territorio, in particolare per quanto concerne la distribuzione in eventuali sedi distaccate. La Camera di Commercio di Torino in passato ne ha contate ben sette e oggi, con l’impiego per oltre il 90% delle pratiche dei sistemi telematici, non ne ha neppure più una. Per contro appare difficile immaginare che la sede di Vercelli possa rimanere, seppure quella ufficiale, l’unica senza uffici distaccati in zone parecchio distanti, com’è il caso del Vco. Meno complesso, sotto questo punto di vista, affrontare la questione tra Asti e Alessandria anche se il tema occuperà i prossimi mesi. Che saranno segnati anche dall’ulteriore e nient’affatto secondario aspetto introdotto dalla riforma: la governance.

In un’area dove i presidenti e i vice erano tre (oppure due) si ridurranno ad uno. A chi spetterà tra le quattro province la guida del nuovo ente che ha giurisdizione di Biella, Novara, Vercelli e Vco? Immaginare una rotazione considerando il mandato quinquennale, l’ultima provincia avrebbe il suo presidente tra vent’anni. Meno complicata l’adozione eventuale di questo criterio nelle due province del Sud, anche se accanto alle nomine e insieme ad esse si profilano ulteriori dubbi e timori circa il peso di ogni singolo territorio su quelle scelte – dalle manifestazioni da promuovere ad altre iniziative che da sempre vedono impegnati gli enti camerali – che connotano la politica delle Camere di Commercio. Le quali se ridurranno i costi, potranno veder aumentare, almeno nella fase di avvio, i problemi.

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