DUELLO AL CASELLO

Anas punta a tenersi la Sitaf

L’autostrada del Frejus è un tassello fondamentale della strategia di Armani: diventare il primo player nazionale della mobilità e poi privatizzare. Il bando per la cessione delle quote pubbliche di Torino e il duello con il gruppo Gavio

La Sitaf è mia e me la gestisco io. S’attaglia bene alle intenzioni di Anas il vecchio slogan femminista degli anni Settanta. All’epoca era ancora un’azienda autonoma e ci sarebbe voluto un trentennio per la sua trasformazione in società per azioni che la porterà, negli ultimi tempi, a valorizzare gli asset ma anche ad accrescerne il peso e il numero in Italia, così come all’estero attraverso Anas International Enterprise che lo scorso anno ha siglato un accordo con il governo iraniano per la costruzione e la gestione di 1.200 chilometri di autostrade per un investimento di 3,6 miliardi di euro.

Una direzione quella imboccata con decisione sotto la presidenza di Gianni Vittorio Armani che non può che confermare ciò che circola con insistenza nei ambienti vicini all’uomo chiamato nel 2015 a sostituire al vertice della società Pietro Ciucci: Anas è intenzionata a mantenere la maggioranza assoluta del pacchetto azionario di Sitaf. Per farlo è altrettanto determinata a partecipare alla gara che il Comune di Torino, dopo la decisione dei giudici che si erano espressi sul ricorso presentato dal Gruppo Gavio, dovrà bandire per rimettere sul mercato le azioni cedute ad Anas con una trattativa diretta, adottata dall’allora sindaco Piero Fassino e motivata con ragioni di urgenza, ma bocciata poi dal Consiglio di Stato.

Smentite, dunque, le voci ricorrenti e talvolta non del tutto disinteressate che indicavano l’Anas come pronta a restituire le azioni – cosa che comunque dovrà fare – incassare il denaro versato (e qui per il Comune potrebbe aprirsi un’altra stagione di dolori) e poi farsi da parte, lasciando campo libero nella partecipazione dell’asta ai privati, incominciando proprio dal gruppo di Tortona. Era stato quest’ultimo attraverso la Sias e insieme ad Ativa e alla Mattioda Pierino & Figli a impugnare le cessione dal cui procedimento erano stati esclusi, nonostante la manifestazione di interesse.

Tutto ha inizio nel dicembre del 2014, quando Fassino, sindaco di Torino e della Città Metropolitana, decide di disfarsi dell’intero pacchetto azionario di Sitaf (19,3%) detenuto dai due enti. Prima avviene il conferimento delle quote della ex Provincia alla finanziaria comunale, Fct, e poi la vendita, in unica soluzione, ad Anas per 75 milioni. Motivando con l’urgenza di concludere l’operazione, avvia la trattativa con Anas, che all’inizio offre 50 milioni, per poi arrivare a 75 milioni, soprattutto dopo che il gruppo Gavio con il suo 36,53% detenuto dalla controllata Sias, aveva rilanciato con un’offerta di 70 milioni, neanche presa in considerazione da Fassino, in nome dell’“interesse pubblico”. Il piano prevedeva, infatti, la cessione di tutte le quote ad Anas, garantendole il controllo della società attraverso il 51% delle azioni, che poi in un secondo tempo sarebbero state cedute attraverso gara pubblica. Peraltro mai avvenuta. La questione va avanti fino al pronunciamento di Palazzo Spada.

Nel frattempo Anas, con il suo 51,0924% lo scorso maggio nomina, sollevando non poche polemiche, alla presidenza della Torino-Bardonecchia Sebastiano Gallina, detto Nino, sorta di alter ego, dell’ex parlamentare novarese Giuseppe “Peppino” Cerutti di cui riceve l’eredità, e posizionato sulla sponda alfaniana di una politica ministeriale nella più tradizionale delle accezioni. La nomina non viene affatto digerita dal Pd che con il senatore Stefano Esposito e lo stesso segretario regionale Davide Gariglio solleva il problema e chiede ad Armani di rivedere la sua decisione. Non succederà.

Capiterà, invece, come riferiscono fonti molto prossime al board di Anas che l’attuale azionista di maggioranza farà di tutto per rimanere tale in Sitaf, trovando una solida sponda nello stesso ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, dato come uno dei convinto sostenitori del rafforzamento degli asset della società, fino al progetto di fusione con le Ferrovie, operazione che disegnerebbe il nuovo conglomerato come il principale player della mobilità italiana (strade, autostrade e rete ferroviaria). E che Sitaf sia uno degli asset ritenuti più strategici non è un mistero. Così come non è più un segreto, tant’è che la voce circola con sempre maggiore insistenza, l’idea di Armani di chiedere all’attuale amministratore delegato, Umberto Tosoni, uomo di Gavio, di fare un passo di lato o meglio ancora indietro, per far spazio a un manager indicato (forse pure proveniente) da Anas.

Grandi manovre che certo non sarebbero minimamente giustificate se l’attuale azionista di maggioranza dell’autostrada del Frejus non avesse intenzione di ricomprare all’asta quelle azioni che ancora sono in suo possesso. Al Comune e alla Città Metropolitana se ancora non è arrivata, potrebbe arrivare ben presto la generosa proposta di Armani: tenete pure i 75 milioni in attesa della gara. Se la vinciamo noi...

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:46 Venerdì 11 Agosto 2017 EXTRATERRESTRE VISTO CHE I PEDAGGI SONO TRA I PIÙ ELEVATI DEL MONDO...

    E NON PERCHÉ SIAMO IN TRATTI MONTUOSI CHE RICHIEDONO MAGGIORE MANUTENZIONE. MA ESISTE UN GIORNARISTA D'INCHIESTA, E NON DI CRONACA, CHE ELENCHI GLI ELEVATISSIMI STIPENDI DEI DIPENDENTI, QUADRI E DIRIGENTI DI QUESTA MONOPOLISTICA SITAF ??? UN RAG. AMMINISTRATIVO PERCEPISCE 5.000 EURO NETTI MESE PER 14 MENSILITA' + BONUS DI FINE ANNO. MOLTO-MOLTO BENVENUTI TORINESI A BARDONECCHIA IN AUTOSTRADA...

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