Ripiantiamo l’Ulivo 

Al di là delle chiacchiere, della propaganda, della demagogia e delle stupidaggini, ormai un dato è chiaro quando si parla delle prossime elezioni politiche. O di quelle siciliane poco cambia. E cioè, senza coalizione il Pd è destinato a perdere le elezioni. Punto e a capo. E questo a maggior ragione dopo aver sperimentato concretamente che l’autosufficienza politica ed elettorale non paga.

Ma il problema di fondo, almeno per quanto riguarda il Pd, è uno solo. E cioè, con chi si fa la coalizione? Ovvero, con quali forze politiche si stringe un accordo per “ricostruire” l’alleanza di centrosinistra, plurale, riformista e di governo? Senza una seria e responsabile risposta a questa semplice domanda si corre il serio rischio di consegnare il Paese o al centrodestra o all’avventurismo dei 5 stelle. Perché è francamente contraddittoria la posizione dell’attuale dirigenza del Pd che sostiene da un lato la tesi dell’autosufficienza politica ed elettorale del partito e, di conseguenza, la negazione alla radice di ogni sorta di alleanza dall’altro e, al contempo, ricerca spasmodicamente accordi a destra e a manca pur di contrastare l’ascesa e il rafforzamento degli avversari. E ciò che sta capitando concretamente in Sicilia non fa che confermare questo assunto.

Ora, l’unica iniziativa politica che si può intraprendere per invertire la strada del progressivo isolamento resta quella della ricostruzione del centrosinistra con il varo di un “nuovo Ulivo”. Ovvero, di un progetto politico che riesca a mettere in piedi una prospettiva di governo che contempli al suo interno tutte le forze e i movimenti che si riconoscono in un orizzonte riformista. Non si tratta, quindi, di ritornare al passato o di riproporre un modello che funzionava alla metà degli anni '90. Ma senza una prospettiva politica e culturale che sappia riunificare i filoni riformisti e democratici del nostro paese ogni ipotesi di alleanza è destinata a saltare favorendo scenari alternativi al centrosinistra. Ma per centrare questo obiettivo, almeno per quanto riguarda il Partito democratico, è necessario raccogliere la sfida di chi vuol riproporre una “cultura ulivista” se si vogliono battere i potenziali avversari. Superando le ridicole pregiudiziali personali, i rancori e le vendette trasversali. È il momento del ritorno della politica, ma della politica alta, per dirla in gergo. E non quella di piccolo cabotaggio.

*On. Giorgio Merlo, Direzione nazionale Pd

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento