SACRA RUOTA

Semaforo verde della rossa Fiom allo spin off di Marchionne

I metalmeccanici della Cgil rimangono vigili ma abbandonano le barricate contro i vertici di Fca. Bellono chiede "nuovi investimenti per Mirafiori e la salvaguardia degli addetti di Marelli". Dal 6 al 9 settembre la festa nell'area Tne

Sì allo spin off, no a ulteriori ritardi negli investimenti a partire da Mirafiori. È il monito lanciato dalla Fiom a due giorni dall’ormai tradizionale festa settembrina che, in occasione dell’undicesima edizione, torna significativamente nello spazio Mrf di Tne, all’interno del grande stabilimento di Torino, da mercoledì 6 a sabato. “Fca ha annunciato per il 2018 la presentazione del piano al 2022. Non vorremmo che questo significasse un ulteriore ritardo negli investimenti” afferma Federico Bellono, segretario generale della Fiom subalpina.

Il numero uno dei metalmeccanici Cgil ricorda che a fine settembre scadranno i contratti di solidarietà alla Carrozzeria di Mirafiori e quasi certamente saranno rinnovati: i lavoratori interessati sono 1.791 su un totale di 3.796. “Questo dimostra - spiega Bellono - la necessità di un nuovo investimento a Mirafiori. Non c’è una salita dei volumi del Levante e a Grugliasco si è fatta tanta cassa integrazione quanto nell’intero 2016. Nulla di drammatico, ma l'investimento serve al più presto”.Poi una puntura a Sergio Marchionne: “Fare un nuovo investimento costa e oggi nel gruppo sembra prevalere una visione più a breve termine legata a obiettivi finanziari”. Il riferimento è evidentemente alle ipotesi di scorporo dei principali asset del gruppo per metterli sul mercato, a partire da Magneti Marelli, come raccontato dallo Spiffero in una intervista con lo storico Beppe Berta. Un’operazione che “non scandalizza” la Fiom, a patto che “non penalizzi l’occupazione”.

“A oggi, da quello che si sa, lo scorporo ha una connotazione prettamente finanziaria e ha l’obiettivo di contribuire ad azzerare il debito di Fca. È importante non dimenticare che la Marelli conta nel torinese 2mila dipendenti in sette stabilimenti. Avremmo voluto che le istituzioni avessero fatto sentire la loro voce visto che finora sono rimaste silenti” si rammarica Bellono, il quale, poi, riguardo più in generale la città di Torino afferma: “La situazione è meno drammatica rispetto a un anno fa, ma parlare di ripresa è improprio. L’occupazione resta precaria, la stragrande maggioranza dei nuovi contratti è a termine”.

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