PARTI SOCIALI

“Così farò ragionare la Fiom”

A Torino primo confronto tra il neo presidente di Federmeccanica Dal Poz e Re David, da poco succeduta a Landini alla guida dei metalmeccanici della Cgil. Meno scontro e più dialogo "pur stando ognuno al proprio posto". La scommessa di Industria 4.0

“Perché no?” ha risposto Alberto Dal Poz, da poco più di due mesi alla guida di Federmeccanica, accettando l’invito rivoltogli dalla Fiom a partecipare al dibattito con la neosegretaria generale dei metalmeccanici della Cgil Francesca Re David in programma per domani a Mirafiori nell’ambito della festa del sindacato. “Ciascuno al suo posto, com’è logico che sia. Ma in questo periodo in cui c’è un timido, ma consistente e consolidato segnale di ripresa, abbiamo bisogno di guardare tutti nelle stessa direzione” spiega il numero uno dei “padroni” che se ribadisce “continuità assoluta con le precedenti gestioni dell’associazione”, anche con quella sua partecipazione al faccia a faccia con l’erede di Maurizio Landini – tra l’altro sarà la prima occasione di incontro tra i due – segna anche una distanza (e un cambiamento) rispetto all’epoca in cui era proprio l’associazione delle imprese metalmeccaniche ad essere considerata l’ala dura di Confindustria.

Sono trascorsi ormai alcuni decenni da quando l’ommagine dell'associazione presieduta ora dal quarantaquattrenne imprenditore torinese era legata inscindibilmente a quella del “falco” Felice Mortillaro,  “mortimer” o, nell’appellativo più benevolo “signor no”, famoso per portarsi una brandina su cui riposare poche ore senza mollare una trattativa, simbolo arcigno e combattivo dell’impresa che non molla mai, anche se dall’altra parte del tavolo aveva sindacalisti come Pierre Carniti, Giorgio Benvenuto, Bruno Trentin o come Ottaviano Del Turco, in quegli anni numero due della Cgil, che del suo antagonista, un giorno disse: “Quando si parla con lui si prova la sensazione di ascoltare tutto il Medioevo minuto per minuto”.

Domani a Torino si parlerà di (soprattutto) di futuro, di quella direzione cui Dal Poz esorta a guardare insieme, pur rimanendo ognuno seduto al proprio posto attorno a un tavolo che, tuttavia, già nei mesi scorsi è apparso assai diverso da quelli da cui Mortillaro non si schiodava nel rappresentare la neonata associazione che ai tempi era definita figlia dell’autunno caldo. “Il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici firmato a novembre dell’anno passato è un contratto che definire rinnovato nel profondo è dire poco – osserva Dal Poz –. E la cui componente principale non è quella economica, ma tocca tutta una serie di temi fondamentali e importantissimi: dal welfare alla formazione e quel legame molto stretto tra le performance reali dell’azienda e la parte variabile della retribuzione. Tutto questo significa che prima si realizzano dei risultati positivi e poi una parte di questi si divide”.

Un accordo fortemente innovativo del rapporto tra mondo dell’impresa e parti sociali, ma c’è anche un secondo aspetto che il numero uno di Federmeccanica giudica fondamentale: “Dopo questo accordo, non usiamo più la parola sindacato, ma possiamo tranquillamente usare la parola sindacati. Questo perché è stata ritrovata un’unitarietà tra le tre sigle che hanno firmato il contratto. Ma ciò significa anche che da oggi in avanti quando si parla con le nostre controparti, abbiamo un contratto firmato a cui dobbiamo dare seguito, ciascuno per la propria parte”.

Dare “applicazione concreta” a quanto sottoscritto nell’autunno passato è sicuramente uno dei traguardi, se non il principale, della presidenza Fal Poz: “Il nostro obiettivo è arrivare alla fine di questo mandato con un numero decisamente significativo di aziende che hanno applicato questo contratto e ne hanno ottenuto i risultati”. Le difficoltà non mancano: “Ci sono decine migliaia di pmi che quando parliamo di contrattazione di secondo livello, di performance, di formazione, ci guardano e dicono: e adesso come facciamo? Però, resta fondamentale è concretizzare quello che si è stabilito. Guardare in un’unica direzione, impresa e parti sociali, pur rimanendo ciascuno al proprio posto”.

Nella direzione in cui guardare c’è anche quell’Industria 4.0 che in Dal Poz aveva trovato da subito un convinto sostenitore quando l’amministratore delegato della Comec era alla guida di Amma (l’associazione delle imprese meccaniche e meccatroniche della provincia di Torino). “Intanto bisogna comprenderne il peso e il significato: Industria 4.0 non è neppure lontanamente da intendersi come una sorta di legge Sabatini per avere un aiuto economico, ma significa corredare di contenuto digitale il modo di lavorare, non di rado in un sistema che a volte è ancora fortemente tradizionale. L’innovazione cui non significa solo acquistare un bene o una tecnologia, ma inserirlo in un sistema che cambia e migliora. Anche su questo è fondamentale il rapporto col sindacato, pensiamo anche solo al tema della formazione, all’introduzione di un nuovo processo produttivo”. I tempi del falco sono ormai lontani. E pure alla Fiom non fa più scandalo invitare a casa il padrone.

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