Ravetteide

Dicono che… Domenico “Mimmo” Ravetti prediliga Facebook a Twitter. Impossibile non convenire, sul punto,  leggendo il recente post del vicecapogruppo Pd in consiglio regionale: 140 caratteri sarebbero bastati appena per il titolo, vagamente marzulliano: “Inseguire i propri sogni senza dimenticare i propri limiti”. Senza ancora essersi dati una risposta all’ultradecennale tormentone di mezzanotte su Raiuno – “La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?” – dalle parti del Pd la lunga riflessione ravettiana su Economia, ecologia, politiche per la salute, autonomie locali, ovvero tre quarti dello scibile politico-amministrativo, ha sollevato non meno rovelli: cosa ha voluto dire Mimmo e, soprattutto, perché? E quella prosa a tratti aulica e, nei tempi dei vaffa o dei dillo a tua sorella, anche un po’ fané ha stupito e stranito. “Per realizzare una società più giusta dobbiamo elaborare un’economia della speranza – scrive il nostro –  perché questa economia, quella che sembra avere un diritto irrinunciabile sull’uso incontrollato delle risorse naturali, non è compatibile con il Pianeta Terra”. E, pur calpestando i perigliosi sentieri della riforma ospedaliera in quanto presidente della commissione Sanità, Ravetti torna subito a volare alto: verso “L’eresia della Verità”, inteso come il libro di don Luigi Ciotti che, rivela Ravetti, “nelle mie letture estive mi è stato di conforto” specie nella parte in cui il fondatore del Gruppo Abele e di Libera “afferma che ai giovani dovremmo insegnare che nello sport, come nella vita, e io aggiungo come in Politica, non si bara”. Perché, chiosa, abbandonando Marzullo e ricordando Catalano: “È più dignitoso arrivare ultimi ma puliti, che primi truccando i propri limiti”. Sì ma lui, Mimmo dove vuole arrivare con questo discorso, c’è un non detto sotteso nella prosa inusuale per le pagine del social? S’è domandato chi, tra dem, mai invocherebbe il motto dell’ordine della giarrettiera, Honi soit chi mal y pense, preferendogli l’andreottiano a pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina. Eppure ci sarà un modo per capire, per capirsi e forse anche per capirci, quando un giorno è appena finito e un nuovo giorno è appena cominciato. Da Marzullo, ma anche dalle parti del Pd. Forse.

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