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Vitalizi, Rabino faccia di tolla: incassa e piange miseria

Dopo due anni passati a farsi bello, raccontando di aver rinunciato all'assegno di ex consigliere regionale, ecco la dura verità: i soldi che gli spettavano li ha presi fino all'ultimo centesimo. E protesta per la pensione da deputato: "Troppo bassa"

Mariano Rabino, raccontala giusta. Prima ti fai bello, starnazzando ai quattro venti della virtuosa “rinuncia” al vitalizio regionale, maturato quando sedevi tra i banchi di Palazzo Lascaris (peraltro subentrando, quindi manco eletto al primo colpo), ora recrimini per l’assegno pensionistico da parlamentare, a tuo giudizio troppo misero per uno che “ha rinunciato alla sua professione”. Suvvia, compagno Rabino, già vicesegretario del Pd piemontese, poi passato a indossare il loden dei civici di Mario Monti, siamo un tantino stufi di essere presi per il naso. Non è arrivato il momento di dire la verità?

Andiamo con ordine. Dopo 4 anni e 6 mesi di attività parlamentare, il deputato albese Mariano Rabino percepirà, a partire dai 65 anni, “950 euro lordi, 600 netti” al mese, come lui stesso ha detto ieri a una trasmissione radiofonica. Povero Rabino, amante della “gnocca” romana – come da lui stesso ammesso all’inizio della legislatura in un fuori onda di Striscia la Notizia – e presto costretto a lasciare l’amata capitale dopo un mandato a Montecitorio tra le fila di Scelta Civica. La verità, però, è un po’ diversa da come la racconta lui e anche il mantra della rinuncia al vitalizio regionale, grazie al quale ha accumulato una montagna di comparsate televisive, non è del tutto vero, o quantomeno è da integrare.

Rabino, infatti, non ha rinunciato proprio a niente o meglio ha usufruito di una opportunità, quella offerta da una legge regionale del 2011. Al termine dell’unica legislatura in Regione Piemonte, infatti, come tutti i suoi colleghi, aveva due possibilità: quella di attendere l’età della pensione per percepire l’agognato assegno, oppure prelevare tutti i contributi versati durante i cinque anni in Consiglio. Rabino ha scelto questa seconda opzione e la Regione ha prontamente versato sul suo conto corrente quasi 150mila euro. Insomma, tutti maledetti e subito. Una scelta legittima, ma che non prevede alcuna rinuncia, giacché come si legge sul sito del Consiglio regionale, l’unico che ha davvero rinunciato a quel denaro è stato il grillino Davide Bono. (LEGGI QUI)

Ora, viene da chiedersi: perché Rabino continua a sostenere di aver rinunciato al vitalizio? E ancora, perché si lamenta di aver maturato una pensione troppo bassa dopo i cinque anni da parlamentare? A conti fatti, il “povero” Rabino otterrà una pensione parlamentare di 900 euro lordi per cinque anni di lavoro alla Camera e inoltre ha già ritirato dalla Regione 150mila euro per i cinque anni da consigliere. Difficile sostenere che con la politica si sia impoverito, tenendo conto che la sua attività è di funzionario in una banca di Alba. Il problema, semmai, è che la festa è (quasi) finita.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:03 Sabato 16 Settembre 2017 moschettiere Ciliegina

    Aggiungiamo pure che i dipendenti di enti pubblici o privati (come nel caso suo) quando sono eletti nelle istituzioni proseguono la carriera anche se assenti. E questo vale anche ai fini previdenziali. Dunque il personaggio (da nausea) percepità anche la pensione da bancario come i suoi colleghi di pari grado e anzianità, pur non avendo lavorato. W l'Italia

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