PROFONDO ROSSO

“Schuldenfrei” in dieci anni: Torino faccia come Düsseldorf

Un display sulla facciata del municipio segna il tempo trascorso da quando la città tedesca è orgogliosamente "libera dai debiti". Un'operazione compiuta da un sindaco coraggioso e con il concorso di tutta la comunità. Un esempio per Appendino?

Un grande orologio campeggia nella piazza del municipio di Düsseldorf da ormai dieci anni, da quando la città è schuldenfrei, ovvero libera dai debiti. Era il settembre del 2007 quando il sindaco Joachim Erwin (Cdu) organizzò una grande festa per celebrare l’uscita della capitale della Renania dalla tenaglia del debito. E se Torino non è New York, come cantava Enzo Maolucci, per certi versi non sarebbe completamente azzardato un paragone con Düsseldorf.

Nel 1999 la città tedesca – 600mila abitanti, pochi meno del capoluogo piemontese – aveva un debito di 1,9 miliardi di euro e pagava ogni anno 60 milioni solo di interessi. Il primo cittadino Erwin, appena eletto, promise un grande piano di ristrutturazione in grado di risanare le casse comunali. Disse che avrebbe agito come fosse l’amministratore delegato di un’azienda. Così fece e in otto anni riuscì ad azzerare il debito grazie a un imponente piano di dismissioni  e intervenendo sulla spesa pubblica a partire dal personale. Siamo negli anni immediatamente precedenti alla grande crisi del 2008 e la Germania, così come tutta l’Europa cresceva economicamente e alcune città - che grazie a un vero federalismo fiscale possono contare sulle entrate della tassa sulle attività produttive – decidono di risanare i propri conti; esattamente il contrario di quanto avvenne in Italia e in particolare a Torino dove non venne adottata altrettanta lungimiranza dai politici nostrani che negli anni delle vacche grasse si trasformarono in cicale e s’indebitarono al punto che quando la crisi li sorprese non c’erano le risorse per fronteggiarla, per permettere al pubblico di intervenire adeguatamente sui ceti sociali più esposti. La scelta del sindaco tedesco, invece, si dimostrerà lungimirante.

Tra le operazioni che il borgomastro Erwin attuò ci fu la vendita delle azioni della Rwe, il secondo produttore di energia elettrica di tutta la Germania (una sorta di Iren tedesca): una dismissione che gli consentì di incamerare 360 milioni di euro, rinunciando a un dividendo di oltre 6 milioni l’anno. Ma quella fu solo la punta dell’iceberg.

Liberare la città di Düsseldorf dai debiti fu un’operazione tutt’altro che semplice mentre già infuriava il dibattito politico con i partiti della sinistra – in particolare i socialisti della Spd e i Verdi – che accusavano il sindaco Erwin di adottare un piano di austerità che avrebbe danneggiato la città. Lui andò avanti per la sua strada, trasformò Düsseldorf in una città schuldenfrei ma ebbe appena il tempo di festeggiare con i suoi concittadini prima di morire per un male incurabile. Da allora quell’orologio che segna gli anni, i giorni, le ore, i minuti e i secondi da quando il Comune ha pagato tutti i suoi debiti è ancora lì anche se la necessità di nuovi investimenti e l’arrivo al potere di una coalizione rosso-giallo-verde, formata da socialisti, liberali e verdi ha imposto nuovi debiti che oggi si aggirano intorno ai 400 milioni di euro, che in gran parte gravano sulle partecipate permettendo alla città di continuare a considerarsi schuldenfrei, anche se solo grazie a un espediente finanziario. Parliamo di un debito che però è certamente sostenibile a fronte di 2,7 miliardi di entrate fiscali all’anno, con le uscite per interessi passivi che non vanno oltre lo 0,7%. 

Oggi che la crisi sembra alle spalle e Torino, tra mille difficoltà, torna a respirare forse i suoi amministratori dovrebbero mostrare maggior coraggio e lungimiranza. Anziché smantellare a casaccio il patrimonio pubblico cittadino per superare la nottata, per chiudere alla meno peggio l’anno finanziario, Chiara Appendino dovrebbe valutare un imponente e strutturale piano di dismissioni che parta proprio da Iren e, perché no, da Gtt e nel contempo avere il coraggio di agire sulla spesa pubblica. Non è un’operazione che si può fare in un anno o due ma è il caso di pianificarla. Su Torino oggi grava un debito consolidato – quindi tenendo conto anche delle sue partecipate - che supera i 4 miliardi di euro e ogni anno il Comune paga 136 milioni per finanziarlo. Denaro che potrebbe essere utilizzato in tanti altri modi.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    12:56 Domenica 17 Settembre 2017 moschettiere Tutto bene, ma...

    ...per fare certe cose e conseguire certi risultati occorre prima di tutto la capacità operativa. Non basta di certo solo la (presunta e sbandierata) intenzione! E Appendina mi pare proprio non appartenente alla categoria... né lei né il suo staff. Ergo...

  2. avatar-4
    11:56 Domenica 17 Settembre 2017 Paladino Bell'idea

    Per fare il tabellone luminoso a Torino incarichiamo Peveraro con l'IREN, lui di debiti comunali e regionali se ne intende......

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