Chi sale sulla metro?

La citta di Torino ha rischiato di perdere 10 milioni di euro per la progettazione della seconda linea della metropolitana; in qualche modo si è risolto il problema anche se l'attuale amministrazione non ci ha fatto una bella figura. Come giustamente fatto notare da altro articolo de “Lo Spiffero”, una volta risolto il pasticcio della progettazione, rimane il problema ben più grosso di reperire i soldi per la costruzione della metropolitana e si parla di una cifra intorno ad 1,3 miliardi. Non proprio bruscolini. Nello stesso articolo ci si chiedeva, al di là del reperimento delle risorse, se l’opera aveva ancora un senso, stante la costante riduzione dei residenti nella città di Torino e le idee dell’attuale amministrazione cittadina sul futuro della città che vorrebbe sempre più piccola. Tipici problemi da pianificazione centrale. Quando i destini di una comunità vengono tolti dalle libere interazioni fra gli individui e affidati alle mani di un gruppo di pianificatori, i risultati non possono che essere questi, con conseguenti sprechi di risorse e corruzione. Lo stesso percorso tortuoso della metro 1 non è stato avulso da critiche, dato il suo circumnavigare il centro storico.

Se un’opera del genere fosse completamente privata, dalla progettazione fino al finanziamento, le scelte sbagliate non ricadrebbero sulle tasche dei cittadini, ma solo su chi ha finanziato il progetto. Si potrebbe pensare che un’opera completamente privata per ripagarsi richieda un costo del biglietto più alto rispetto a quello richiesto dal trasporto pubblico. Questa considerazione è vera solo in apparenza. Il costo del biglietto dei mezzi pubblici è effettivamente basso non coprendo tutti i costi del servizio, ma a fronte di ciò le varie aziende pubbliche ricevono contributi dallo Stato o dalle varie amministrazioni locali. E come detto in altre occasioni, i soldi elargiti dal pubblico non sono altro che soldi prelevati dalle tasche dei cittadini. Alla fine è sempre il cittadino a pagare il costo del trasporto pubblico o sotto forma di biglietto o di tasse con l’assurdità che il meno abbiente che non viaggia finanzia gli spostamenti del dirigente che fa il pendolare fra la sua villa nell’hinterland e la grande città. Questi è uno dei tanti effetti distorsivi del welfare state.

L’amministrazione torinese ha accumulato negli anni ingenti debiti per realizzare opere pubbliche non sempre ben riuscite, come per esempio tante opere legate alle olimpiadi invernali del 2006, e per ripagarli ha portato le aliquote dell’Imu e dell’Irpef comunale ai livelli più alti fra  i comuni italiani e la nuova amministrazione procede sulla stessa strada incrementando i costi degli abbonamenti dei parcheggi. Alla fine i debiti bisogna pagarli. Si ha l’illusione di poter utilizzare la metropolitana a un costo basso, ma di converso si pagano tasse più alte: è un vero risparmio o una presa in giro?

L’amministrazione cittadina dovrebbe fissare delle regole generali, poche e semplici, e lasciare liberi i membri della comunità di interagire liberamente. L’esigenza della metropolitana dovrebbe nascere dalle necessità dei cittadini e dovrebbe essere implementata dai privati con capitali privati e ripagarsi con il costo dei biglietti e non essere frutto di una progettazione di un gruppo di pianificatori centrali. La metropolitana di Torino nasce in ritardo perché in passato le amministrazioni cittadine che si sono succedute non le hanno ritenuta necessaria e probabilmente negli anni ottanta quando la città superava abbondantemente il milione di abitanti sarebbe risultata più utile e a quest’ora l’investimento iniziale sarebbe risultato ammortizzato.

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