OPERE & OMISSIONI

Westinghouse, via libera dal Tar

I giudici amministrativi respingono il ricorso di Novacoop e sbloccano l'iter per la costruzione dell'ipermercato targato Esselunga. Ora la società Amteco, aggiudicataria dell'area, dovrà versare al Comune 11,7 milioni

Il Tar sblocca la realizzazione del centro congressi e relativo supermercato nell’area ex Westinghouse. Respinto il ricorso di Novacoop che aveva bloccato le procedure al punto da mettere addirittura a rischio l’intera operazione. Dopo l'istanza, infatti, l’Amteco-Maiora, aggiudicatrice del bando del 2013 in cordata assieme a Esselunga, aveva congelato l'iter per la realizzazione del progetto, a partire dal versamento di 11,7 milioni di diritti edificatori, mai effettuato. A questo punto – salvo un ricorso al Consiglio di Stato di Novacoop – non dovrebbero esserci più ostacoli per la realizzazione. “Fondamentale – fanno sapere dagli uffici – è che la parte commerciale inizi e finisca contestualmente alla realizzazione del centro congressi”. Una buona notizia dal punto di vista urbanistico – per quanto il M5s si sia sempre dichiarato contrario al progetto, tanto che il vicesindaco Guido Montanari arrivò ad auspicare un successo del ricorso – ma anche dal punto di vista finanziario poiché farà affluire risorse fresche nelle casse del Comune.  

Novacoop aveva impugnato la variante urbanistica e la successiva gara, ma i giudici amministrativi hanno ritenuto che il Comune non ha violato il principio di precauzione né la normativa comunitaria sulla verifica ambientale, poiché la valutazione ambientale strategica è stata comunque assunta preventivamente, quando le decisioni amministrative non si erano ancora definitivamente consolidate. Il Tar si è richiamato a un principio comunitario espresso recentemente dalla Corte di Giustizia Ue per il quale non conta l’aspetto formale, ma quello sostanziale, purchè non vengano eluse le norme comunitarie.

A latere della vicenda pende anche una indagine della magistratura condotta dal pm Marco Gianoglio per i 5 milioni versati dalla Ream a titolo di caparra, quale diritto di prelazione dell’area, poi aggiudicata all’Amteco-Maiora per 19,7 milioni. Quella somma, però, non venne inserita tra i debiti nel bilancio del 2016 su indicazione del capo di gabinetto Paolo Giordana (secondo quanto ha riferito agli inquirenti l’ex direttore finanziario del Comune di Torino Anna Tornoni).

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