REGOLE DEL GIOCO

Collegi, liste e coalizioni
Le spine del Rosatellum

Con il nuovo sistema elettorale in via di approvazione, il Piemonte manderà in Parlamento 45 deputati e 22 senatori. Doppio canale: proporzionale e maggioritario. Verrà ridisegnata la geografia. Duello centrosinistra-centrodestra, grillini penalizzati

Arriverà appena prima di Natale e non è detto che per tutti sarà un regalo gradito. Dopo l’approvazione del Rosatellum bis, accelerata e blindata con il voto di fiducia, il governo avrà trenta giorni di tempo per definire gli ambiti i cui si voterà con il maggioritario, dove vince il candidato che prende più voti degli altri, e quelli in cui agirà la quota proporzionale con i listini. La carta geografica dei collegi elettorali è, dunque, tutta da disegnare, senza poter aggiustare con un tratto di matita né il vecchio Mattarellum, tantomeno l’Italicum finito ben presto nel cestino. Anzi, del Mattarellum, il nuovo sistema appare di fatto una versione rovesciata dove la quota di proporzionale prevale con il 64% di listini plurinominali corti e bloccati (da due fino a quattro nomi a seconda del numero di elettori) lasciando solo il 36% al maggioritario con i collegi uninominali sul modello anglosassone. Questo mentre il Mattarellum fissava il 75% di collegi maggioritari e solo il 25% dei seggi rimanenti da assegnarsi col proporzionale.

Definito il sistema, resta dunque da stabilire i confini. Ed è a questi, pesando i pro e i contro di probabili accorpamenti o divisioni di città importanti così come di storiche demarcazioni, che guardano in attesa del verdetto atteso per dicembre aspiranti parlamentari e onorevoli uscenti con ambizioni di un ulteriore mandato. In Piemonte il Rosatellum dovrebbe assegnare (stimando una quota di circa 260mila abitanti per collegio) 17 dei 45 seggi attraverso l’uninominale e di questi 9 all’ex circoscrizione Piemonte 1 (ovvero Torino e provincia) e 8 al Piemonte 2 (il resto del territorio regionale). Gli altri 28 saranno eletti con il proporzionale, ovvero nei listini che presumibilmente in regione saranno da 4 a 6 candidati e il cui bacino elettorale risulta assai più ampio. Cambia e non poco anche per il Senato: dei 22 inquilini di Palazzo Madama assegnati al Piemonte, 8 dovrebbero essere eletti con il maggioritario e 14 con il proporzionale.

Spazzato via l’incubo (o la sfida, a seconda dei casi) delle preferenze, messe sul tavolo le variabili e le incognite che saranno sciolte solo con il disegno definitivo della mappa elettorale, è giocoforza un ripensamento delle strategie e dei posizionamenti, così come delle scelte o delle aspirazioni dettate dalla probabilità maggiore o minore di essere eletti con questo o quel sistema, in questo o in quell’altro collegio, alla Camera piuttosto che al Senato. Proprio da quest’ultimo arriva una novità che in Piemonte è destinata a rimescolare parecchio le carte e rivedere schemi buoni fino a ieri.

Scongiurato, come si diceva, il rischio di doversela giocare  all’ultimo voto con duelli talvolta imbarazzanti. Basti pensare ai tre big del Pd, Piero Fassino, il presidente del consiglio regionale Mauro Laus e (sempre che anche per lui arrivi la deroga) il segretario regionale Davide Gariglio, tutti pronti, dopo averlo annunciato, a correre per Palazzo Madama. Con il Rosatellum non è impensabile prevedere una capolistatura del proporzionale per qualcuno di essi, e collegi proporzionali per altri in maniera da evitare contese inopportune e foriere di imprevedibili sorprese. Cambieranno forse idea anche alcuni di quegli attuali senatori che vista la difficoltà di confrontarsi su un vasto territorio con corrispondente dispendio di energie e soprattutto di risorse finanziarie avevano già fatto più di un passo verso una candidatura per Montecitorio. Un cambiamento quello dell’elezione per il Senato che affievolisce, proprio per il ridimensionamento del bacino, lo stesso peso dei consiglieri regionali pronti a spenderlo anche per ottenere la deroga al divieto di candidarsi prevista dallo statuto del Pd.

Aria pesante – e non a caso le reazioni alla legge sono state eloquenti – per i Cinque Stelle oggettivamente penalizzati nel voto maggioritario dove la conoscenza e la notorietà del candidato fa la differenza. Per un movimento che ha portato in consiglio comunale a Torino eletti con poche manciate di preferenze, la strada appare tutta in salita. Al contrario di quanto accade per il centrodestra che, presumibilmente, al Nord e quindi pure in Piemonte vedrà la Lega mettere in campo con più che buone probabilità di vittoria suoi uomini di punta nei confronti all’ultimo voto dei collegi uninominali.

È una geografia che, pur con tutte le cautele del caso e altrettante variabili, sembra disegnare una regione divisa in due nell’esito favorevole dell’uninominale in un sostanziale duello tra centrodestra e centrosinistra. Se quest’ultimo appare favorito a Torino e provincia, dove non va dimenticato il Pd al primo turno era in testa per il Comune e ha incassato tutte le circoscrizioni, più favorevole alla parte avversaria si mostra gran parte del resto della regione: ad Asti i dem non sono neppure arrivati al ballottaggio e ad Alessandria ci sono arrivati in evidente affanno, perdendo poi addirittura la presidenza della provincia con un segnale di allarme di cui il Pd non potrà che tenerne conto. Stessa situazione se non addirittura migliore (per Lega e Forza Italia) a Novara e nel Nord, con una forte incognita in casa dem anche a Cuneo, dove i berluscones faranno quasi certamente scendere in campo uomini di peso – al contrario di quanto accadde per le comunali – a partire dall’ex ministro Enrico Costa e l’europarlamentare Alberto Cirio. Discorso diverso per quanto riguarda i listini. È lì dove si giocheranno le partite importanti, sia in casa Pd, sia nel centrodestra. E dove il peso nel partito e i rapporti con i vertici contano eccome. Scacciato lo spettro delle preferenze, appare quello della posizione in lista nel proporzionale. Da giocarsi sul territorio, ma ancor più a Roma calando le carte giuste sui tavoli dove si decide.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    10:21 Mercoledì 11 Ottobre 2017 moschettiere Qualcosa non torna

    5S urla che la democrazia sarebbe in pericolo con questa legge perché a decidere gli eletti sarebbero le segreterie. Ma che corqggio! Pura demagogia per gonzi in vacanza! Andiamo a vedere i numeri: è proprio 5S che ha portato nei comuni dei carneadi usciti con pochissime preferenze e dunque approdati lì solo grazie al partito!

  2. avatar-4
    08:45 Mercoledì 11 Ottobre 2017 tandem Solito....

    Un'altro sistema elettorale mal progettato da incompetenti, che causerà effetti strani ed imprevedibili... Gli ignoranti al potere....

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