PARTECIPATE

“Salvare Gtt, non Appendino”

Vertice nel quartier generale del Pd per definire la linea da tenere sul salvataggio dell'azienda dei trasporti. Una partita che si gioca su due binari: politico e istituzionale. La Regione mette sul tavolo 59 milioni, ma ne servono almeno altrettanti

Da una parte c’è da mettere in salvo Gtt dal crac, dall’altra evitare di togliere le castagne dal fuoco a Chiara Appendino, che pure – secondo ampi settori del partito democratico – ha delle responsabilità nella deriva presa dall’azienda dei trasporti pubblica. Ci si muove su due binari paralleli nel Pd: quello istituzionale, rappresentato dai vertici della Regione Piemonte, impegnati insieme alla sindaca nella trattativa con il governo, e quello politico incarnato dal partito e dai suoi eletti ai vari livelli. Per mettere in pratica il piano industriale pluriennale servono come minimo 111 milioni, secondo le ultime stime addirittura 130, e l’unico modo per evitare che la società, detenuta interamente dal Comune di Torino, deragli da un punto di vista finanziario è un provvedimento speciale del governo. Le risorse necessarie sono tante e il tempo stringe.

Da giorni sono in corso contatti frenetici per preparare un incontro romano in grado di mettere a punto il piano di salvataggio. Più d’un esponente del governo è coinvolto, a vario titolo, a partire dal ministro dei trasporti Graziano Delrio, che ancora ieri ha sentito Sergio Chiamparino per fare il punto della situazione; nelle stesse ore la sindaca pare abbia sentito al telefono Maria Elena Boschi, alla quale spetterebbe una sorta di via libero politico, per avere rassicurazioni sulle intenzioni dell’esecutivo di Paolo Gentiloni, ricevendo, per quanto appreso dallo Spiffero, una risposta interlocutoria. A Claudio De Vincenti, ministro per la Coesione territoriale, il compito di perfezionare il piano da un punto di vista tecnico.  

Cosa succede? Facciamo qualche passo indietro. Nei giorni scorsi, in un colloquio riservato, il capogruppo Pd in Sala Rossa Stefano Lo Russo avrebbe ammonito il vicepresidente della Regione Aldo Reschigna riguardo un atteggiamento a suo giudizio fin troppo accondiscendente di piazza Castello nei confronti della sindaca su una partita nella quale Chiamparino risulterebbe ancor più disponibile di quanto non lo sia stato quando il suo dirimpettaio era il compagno Piero (Fassino). “Gli stessi problemi che ha la Appendino li avevamo anche noi” avrebbe fatto notare Lo Russo. Perché la Regione si mostra così sensibile alle sirene della sindaca grillina e si attiva per salvare l’amministrazione pentastellata, dopo aver lasciato per tre anni nella “bagna” i suoi compagni di partito? Argomenti più o meno dello stesso tenore sarebbero stati sussurrati da alcuni parlamentari torinesi al ministro Delrio, il quale per questo ha chiesto lumi a Chiamparino sullo stato dell’arte. Anche perché si sta consolidando nella testa di alcuni consiglieri democratici l’idea che con l’assestamento di bilancio la sindaca si ritroverà a gestire un buco tale da far saltare i conti di Palazzo Civico, mentre dalla Procura potrebbero piovere avvisi di garanzia e rinvii a giudizio su Gtt e piazza San Carlo. Che debba essere proprio il Pd a salvarla nell’anno delle politiche? Previsioni o auspici che consiglierebbero, secondo la prima linea della Sala Rossa, maggiore cautela nel dare un aiuto: perlomeno si "stani" la Appendino, impedendole di "continuare a giocare a nascondino", è la posizione di Lo Russo. Che tradotto vuol dire: vediamo le carte in mano alla sindaca, costringendola a rivelare le sue intenzioni.

È in questo scenario che s’inserisce il vertice di questo pomeriggio in via Masserano, quartier generale del Pd, tra tutti gli attori più o meno coinvolti nella vicenda. Tra i presenti, i parlamentari Stefano Esposito e Silvia Fregolent, il segretario del Pd piemontese Davide Gariglio, Mimmo Carretta, in rappresentanza del gruppo Pd in Sala Rossa vista l’assenza del capogruppo Stefano Lo Russo impegnato a Vicenza all’assemblea dell’Anci assieme all'ex assessore ai Trasporti Claudio Lubatti, i consiglieri regionali Nadia Conticelli e Antonio Ferrentino e infine Rosanna Abbà e Giancarlo Quagliotti. C’era naturalmente Reschigna, il quale ha illustrato il piano messo a punto dalla Regione per mettere in atto il salvataggio:  piazza Castello è disponibile a dirottare sull’azienda la seconda tranche dei fondi Fsc (sviluppo e la coesione) in arrivo dallo Stato, inoltre è pronta a riconoscere tramite l’Agenzia per la mobilità 19 milioni sugli oltre 70 contestati da Gtt e che hanno provocato i disallineamenti nel bilancio dell’azienda. Ma così siamo solo a metà dell’opera. Per suo conto Esposito, in quanto relatore della legge di Bilancio in commissione a Palazzo Madama, ha indicato la strada di un emendamento in finanziaria per girare i fondi Fsc della Regione direttamente a Gtt, garantendo un po’ di ossigeno. Ma restano da recuperare altri 45-50 milioni e a questo proposito non è chiaro come intenda procedere Palazzo Civico. Durante la riunione sono state fatte altre ipotesi a partire dalle procedure previste dalla legge Marzano sulle aziende in difficoltà (una strada che metterebbe Gtt a riparo anche da eventuali azioni dei creditori), qualcuno ha avanzato anche l’eventualità di un aumento di capitale consentendo l’ingresso di altri soggetti pubblici o privati nella compagine societaria, ma è una scelta che deve fare Appendino.

Tra le date da inserire in calendario c'è anche il 20 novembre, giorno in cui la Deloitte si è impegnata a consegnare l'asseverazione del piano industriale, fondamentale per mettere a punto il salvataggio. Manca un mese e c'è il rischio che Gtt non abbia tutto questo tempo, perciò è necessario procedere con un progetto chiaro e condiviso in cui “Appendino deve fare la sua parte”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    18:37 Sabato 14 Ottobre 2017 sandro.aa Appendino è in una botte di ferro.

    I 5 Stelle non hanno (ancora) potuto/voluto piazzare i loro amici, parenti, portaborse nei posti di sottogoverno. Se, nell’anno delle elezioni nazionali e regionali, scoppiasse il bubbone GTT (o CSI) chi ci rimetterebbe alla grande sarebbe il PD: stuoli di raccomandati a spasso, giudici che mettono il naso nelle operazioni degli anni precedenti, ecc. Come conseguenza Chiamparino deve affannarsi per trovare i soldi necessari a tirare avanti ancora un per un annetto o due mentre l’Appendino può stare alla finestra ed osservare l’agitazione altrui. Al solito chi rischia di rimetterci alla grande sono i lavoratori onesti, quelli senza paracadute e poltroncina garantita in altro Ente.

  2. avatar-4
    18:36 Venerdì 13 Ottobre 2017 piazzapulita SALVARE CHI CI AFFOSSA

    L'atteggiamento di una certa sinistra torinese al vertice del partito è a dir poco sconcertante. Strano partito che salva chi lo ha affossato e continua a leccarsi le ferite. Ma in fondo chi ha le poltrone salde sotto il sedere non ha bisogno di mettere a repentaglio la sua posizione. Meglio salvare Appendino affinche tutto rimanga immobile e i privilegi restino immutati

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