POLITICA & SANITA'

Sanità, riforma “insoddisfacente” Bordata del Pd a Chiamparino

La riorganizzazione ospedaliera "non ha prodotto risultati attesi in termini di razionalizzazione e potenziamento dell'offerta". A partire da Alessandria il vicecapogruppo dem Ravetti propone l'unione di Asl e Aso. Boeti: "La programmazione torni al Consiglio"

Sul ponte della sanità sventola bandiera bianca e il carico più pesante del bastimento regionale torna, semmai avesse smesso, ad essere sballottato dalla tempesta. “I tentativi compiuti negli anni per mettere in rete tutti i presidi sanitari con l’obiettivo di razionalizzare, qualificare e potenziare l’offerta non hanno prodotto risultati soddisfacenti”. Ad ammetterlo e, di fatto, denunciarlo è nientemeno che il presidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris, Domenico Ravettti. È pur vero che l’esponente del Pd quell’affermazione la fa riferendosi alla sua provincia, quella di Alessandria, dove “la cooperazione tra Asl e Aso è sempre stata debole perché hanno prevalso le esigenze delle singole aziende”, ma è altrettanto vero che quelle parole non sono uno scampolo di una delle tante conversazioni nei corridoi di via Alfieri o nei circoli dem, ma un passo della mozione che Ravetti ha scritto di suo pugno, incassandone poi il sostegno non solo dei capigruppo di maggioranza, ma pure quello del M5s.

La questione posta dal documento rivolto alla giunta di Sergio Chiamparino e che sarà votato nella prossima seduta del Consiglio, è tutt’altro che marginale, giacché investe l’architettura della recente riforma della rete ospedaliera e appare destinata a produrre un effetto domino. Ravetti chiede (e non certo a titolo personale, visto che è pure vicecapogruppo) di unire in un’unica azienda le attuali Asl Alessandria e Aso Santi Antonio e Biagio della stessa città, che ora governa l’ospedale civile più grande della provincia, nonché l’infantile e il centro di riabilitazione Borsalino.

Idea tutt’altro che nuova quella della fusione tra i due tipi di aziende: negli anni si è affacciata più volte, ma è sempre stata accantonata. La stessa riforma della rete ospedaliera predisposta tecnicamente dall’allora direttore regionale Fulvio Moirano (il quale poi andrà in Sardegna a riunire tutte le Asl dell’isola in un’unica azienda) è stata fatta poggiare, poi non così saldamente visti i risultati e i mugugni bipartisan levatisi un po’ ovunque, sul dualismo tra chi gestisce gli ospedali più importanti e chi la rete territoriale con quelli minori. E che oggi proprio il presidente della commissione sanità chiede di superare visto che “ad Alessandria è evidente da tempo che in presenza di due aziende è impraticabile un’utile collaborazione finalizzata a valorizzare l’offerta sanitaria” quindi c’è “la necessità, ormai non più procrastinabile, di procedere all’accorpamento delle due aziende, un accorpamento che non costituisca la mera somma delle due realtà esistenti, ma un’occasione di rilettura dei bisogni della domanda e dell’offerta di servizi, con una conseguente riflessione su quanto si sta facendo nelle due aziende e sulle aree di miglioramento”.

Una resa di fronte all’evidenza? Difficile leggere diversamente quanto sostiene Ravetti e che, è facile intuire, può essere trasposto anche ad altre situazioni simili. Le Aso in Piemonte, oltre a quella alessandrina, sono quella del Santa Croce e Carle di Cuneo e il Mauriziano a Torino, poi ci sono le aziende ospedaliere universitarie: La Città della Salute, il Maggiore della Carità di Novara e il San Luigi di Orbassano. Quest’ultimo, osserva il vicepresidente del consiglio regionale Nino Boeti (Pd) “potrebbe essere fuso con l’Asl To3. È un’eventualità da non escludere a priori, in un ragionamento complessivo e basato sulla valutazione dei benefici possibili”. E a questo punto chi può escludere a priori che il modello indicato da Ravetti per Alessandria non possa essere preso in considerazione anche per Cuneo?

Sarà la discussione che accompagnerà la richiesta alla Giunta di “presentare, in base agli strumenti di pianificazione (…) entro 60 giorni una proposta di deliberazione al Consiglio regionale per l’accorpamento dell’Aso e dell’Asl di Alessandria” – come scritto nella mozione – a “riportare in Consiglio le scelte e le decisioni in materia di programmazione sanitaria, in verità fino ad oggi assunte attraverso delibere di Giunta” come osserva con una malcelata vena polemica lo stesso Boeti? È lui stesso a ricordare che “se la delibera della riforma della rete ospedaliera (arrivata in aula dopo essere stata confezionata in corso Regina e passata nell’esecutivo di Piazza Castello, ndr) è stata fatta per uscire dal piano di rientro, compito del Consiglio è quello di legiferare e programmare”. E quindi, superata la fase emergenziale, a ciascuno il suo ruolo. Ravetti quello di catalizzatore del sostegno alla sua mozione lo ha svolto con impegno e costanza nei giorni passati: alla fine ha incassato oltre a quello scontato della maggioranza, pure quello dei grillini.

Il centrodestra formalmente sta alla finestra ancora per un po’, ma in verità nei conciliaboli tra il capogruppo Gilberto Pichetto, la consigliera Claudia Porchietto e il tortonese (terra di aspri conflitti proprio sulla sanità e pure all’interno dello stesso Pd) Massimo Berutti è prevalsa la linea della non sottoscrizione. “Non è che avvicinandosi le elezioni…”, il dubbio di una manovra dem si è instillato tra gli azzurri. Anche se, a parte l’ovvio rifiuto di una tale lettura da parte di Ravetti, il rischio che questa proposta porti più dubbi e venti di protesta anziché consenso alle urne per il centrosinistra è molto probabile. Sarà pur vero che cambiare idea spesso è una dote, ma mettere mano a una riforma varata un paio d’anni fa e presentata come risolutiva di molti, se non tutti i mali della sanità piemontese, ammettendone i limiti non è che sia poi il viatico migliore per (ri)conquistare voti. C’è inoltre chi osserva come cambiamenti di questo genere e portata forse sarebbe più opportuno farli all’inizio di legislatura e non quando mancano meno di due anni alla fine.

“I tempi per una fusione delle due aziende possono essere rapidi, già in primavera quando si tratterà di nominare i nuovi direttori” spiega Ravetti. Il quale dall’assessore Antonio Saitta e da Chiamparino si attende la proposta nel giro di due mesi. Da quello che scriverà la giunta si capiranno molte cose. Per esempio se la fusione alessandrina, dopo quella dagli esiti non certo entusiasmanti tra la Asl Torino1 e la Torino2, potrà avviare un effetto domino sul resto della regione. E, anche, se quella del vicecapogruppo dem è stata un’azione concordata e coordinata con corso Regina. E, ancora, se così fosse perché, dopo aver prodotto un’intera riforma, non avviare la fusione tra due aziende in cui “la cooperazione è sempre stata debole”, aspettando di farselo chiedere?

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6 Commenti

  1. avatar-4
    22:51 Mercoledì 18 Ottobre 2017 nurse S.Luigi e Asl To3: da sempre vicini ma distanti. Riusciranno i nostri eroi?

    Il S.Luigi potrebbe entrare nella To3. Andrebbero valutati i posti letto ed il non accavallamento di reparti. In sé, il San Luigi ha sempre avuto molte eccellenze. In tal senso potrebbe completare il vicino ospedale di Rivoli che negli anni ha acquisito maggiore qualità in pressoché tutti gli ambiti. A livello geografico è più che fattibile. A livello economico è necessario valutare la reale situazione del S.Luigi dopo i molti travagli degli ultimi anni. Di certo un solo staff dirigenziale già rodato e performante come quello della To3 non potrebbe che giovare all'ospedale orbassanese ed alla popolazione. Conti economici a parte, più che di fusione parlerei di inserimento dell'ASO nell'ASL. A mio avviso si può fare. Ma solo dopo avere utilizzato la formula patti chiari: va chiarita in anticipo la sorte dei dipartimenti di orbassano non senza evitare sprechi ed inutili e costose liti fratricide intra ASL. Staremo a vedere. Di certo non basta accendere il gas, qui ci vuole uno chef che sappia cucinare bene i due ingredienti. E che non sia un dilettante.

  2. avatar-4
    21:00 Mercoledì 18 Ottobre 2017 tandem Eufemismi

    Certo che ci vuole una bella faccia di bronzo per definire "insoddisfacente" la riforma sanitaria. Ogni giorno si rivela sempre più un disastro dal quale nessuno vuol tornare indietro con caparbia e incrollabile stupidità. Ma il PD è globalmente impazzito?

  3. avatar-4
    13:26 Mercoledì 18 Ottobre 2017 Pietro Luigi Garavelli Come sarà gestibile l' "ASLona"?

    Già l' ASL di Alessandria è costituita dai Nosocomi di Casale, Tortona, Novi Ligure, Ovada e Acqui Terme, quello di Valenza essendo stato "ridefinito". L' ASO di Alessandria è articolata nei tre Presidi di "SS. Antonio e Biagio", il "Civile", "Cesare Arrigo", l' "Infantile", e il "Borsalino" , il Riabilitativo. Fate un pò i conti alla fine quanti Ospedali, quanti posti letto, quanti reparti e quanti dipendenti in questa "ASLona" ci saranno. E' noto dalla letteratura medica internazionale che gli Ospedali crescendo di dimensioni oltre un tetto che supera generalmente di poco i 500 posti letto divengono ingovernabili .....

  4. avatar-4
    11:31 Mercoledì 18 Ottobre 2017 moschettiere Problema vero

    La Sanità è un problema in sè irrisolvibile con l'attuale mentalità assistenziale generale. Il vizio risiede nel principio. Ogni riforma verrà necessariamente abortita da un sistema che non può reggere a livello attuativo. Non difendo l'attuale governo della Regione, ci mancherebbe! La Sanità è lo scoglio sommerso che attende implacabile tutti i naviganti... Sono stato membro del CoReSa, qualcosa mastico della materia. Occorre riformare il sistema a livello nazionale, con scelte difficili perché fortemente antipopolari. Chi mai le farà?

  5. avatar-4
    09:02 Mercoledì 18 Ottobre 2017 Pacioc Fusioni?

    Ancora fusioni? Follia allo stato puro! Ma se assessorato regionale e direzioni generali delle Aziende Sanitarie non riescono a governare le aziende così come sono, che si fa? si fondono? Dopo l'aborto mal riuscito della Città delle Salute, la ASLTO1 fusa con la ASLTO2, si vuole ancora insistere? Cribbio! Il masochismo imperversa, specie tra le disorientate file del PD. Invece di licenziare direzioni incapaci, si pensa di dar loro aziende più grandi da governare! Debalcle totale di questa giunta in sanità dalla quale la cittadinanza non ha visto alcunchè di migliore rispetto al passato, anzi....

  6. avatar-4
    07:39 Mercoledì 18 Ottobre 2017 Paladino Ma che bell'idea...

    Dopo la disastrosa, sul piano economIco e organizzativo, unione delle ASL 1 e 2 di Torino si vuole procedere ad altri accorpamenti? Ma nel Pd sono tutti fuori di testa? Caccino a pedate nel sedere Saitta e Alberti, che è l'unica cosa logica da fare, visto chr sono già fortunati che Moirano è già andato a devastare la sanità sarda.

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