Tasse, sempre più tasse

Fra i provvedimenti che il governo sta studiando per la prossima finanziaria si era ventilata l’ipotesi di introdurre un’imposta di bollo del 2 per mille sulle polizze assicurative a capitale garantito, tipologia finora esclusa da tale tipo di imposta. Questa tipologia di polizza, per garantire il capitale a scadenza, prevede investimenti a basso rischio tipo titoli di stato e obbligazioni, che stante i tassi negativi applicati dalla Bce, hanno un rendimento piuttosto basso. L’imposta di bollo avrebbe decurtato il già magro guadagno, se c’era, di queste polizze. Non bisogna dimenticare che i rendimenti dei titoli di stato scontano già un’impostazione del 12,5% e quelle delle obbligazioni addirittura del 26%. Si continuano a mettere tasse sulle tasse, senza trascurare il fatto che i risparmi sono il frutto di redditi già tassati. In Italia si fa tanta retorica sulla costituzione più bella del mondo e poi l’articolo che tutela il risparmio per i politici non esiste. Ora il provvedimento è stato ritirato, ma la famelicità dello stato italiano non conosce limiti. Un provvedimento del genere mette bene in luce che l’unico scopo dello stato è la predazione dei propri cittadini. Risparmiare è un comportamento virtuoso, si mette da parte qualcosa quando i tempi sono buoni per poterlo utilizzare quando saranno peggiori. Un individuo che risparmia tende a essere più autonomo, perché nei momenti di difficoltà può attingere alle riserve messe da parte non pesando sulla collettività, al contrario di chi sperpera, che al primo problema deve chiedere aiuto agli altri.

Tempo fa esistevano delle detrazioni fiscali per chi sottoscriveva delle polizze, agevolazioni che la fame di soldi dello stato ha ridotto sempre più. Si può ben descrivere lo stato come una sorta di Cariddi che tutto ingoia. Il precedente governo Renzi ha aumentato la tassazione sui fondi pensione: come detto in altre occasioni, da un lato si tagliano le pensioni pubbliche e dall’altro si colpiscono chi, spaventato dalle decurtazioni pubbliche, si preoccupa di accantonare dei risparmi.

Tra l’altro è da stigmatizzare il comportamento di uno stato che affamato di soldi non mantiene gli impegni con i propri cittadini. Gli investimenti in polizze sono di lungo termine e cambiare le regole inficia le decisioni prese dal cittadino risparmiatore. Chi ha fatto i calcoli, su un certo livello di detrazione, se li è visto ridurre mettendo in difficoltà i bilanci familiari. Da un altro punto di vista, un cambiamento delle regole fiscali potrebbe rendere meno conveniente una forma di investimento rispetto a un altro causando una non corretta allocazione del risparmio. In passato l’investimento in polizze è stato spinto dall’esistenza delle detrazioni fiscali, ma questo non significava che erano sempre un buon investimento per il singolo. Il dato fiscale fa variare la valutazione del rendimento di un investimento. La stessa cosa sta succedendo con i PIR, che offrono particolari agevolazioni fiscali e stanno ottenendo un ovvio successo. È da chiedersi, però, se sono un investimento giusto in ogni caso visto che prevedono sconti fiscali solo se detenuti per almeno cinque anni. Questo ci permette di evidenziare come la tassazione ha effetti distorsivi sulla scelta degli investimenti. Naturalmente lo stato italiano indebitato all’inverosimile, ha agevolato l’investimento nei suoi titoli di stato con aliquota più bassa sugli interessi maturati.

Premesso che i risparmi per il semplice fatto di essere redditi già tassati non dovrebbero essere tassati patrimonialmente, ma solo sui redditi generati, sarebbe necessario che la tassazione fra le varie forme di investimento fosse neutrale ovvero uguale su ogni forma di investimento e che non esistano investimenti privilegiati che causano un’allocazione non corretta dei risparmi. Purtroppo, in Italia, si teme che un provvedimento di unificazione della tassazione avvenga al rialzo e non al ribasso.

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