POLITICA & SANITA'

Sanità, con le fusioni di aziende Amos allarga la sua rete

Arriva in Consiglio regionale la proposta di unire Asl e Aso di Alessandria. Operazione promossa dal Pd Ravetti con il placet dell'assessore Saitta. Contrario il centrodestra: "Mina le fondamenta del sistema". Il ruolo della società fondata da Moirano

Confini ancora più ampi entro cui operare per Amos? Uno degli aspetti collaterali (ma, forse, non troppo) della probabile fusione tra l’Azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio-Cesare Arrigo di Alessandria e l’Asl con competenza sulla stessa provincia riguarda proprio l’azienda multiservizi per la sanità nata nel 2004 da un’idea dell’allora direttore generale dell’Aso Santa Croce e Chiarle di Cuneo, Fulvio Moirano e che ha chiuso il 2016 con un fatturato di oltre 42 milioni di euro.

Se la richiesta avanzata alla giunta di Sergio Chiamparino da parte del consigliere regionale del Pd Domenico Ravetti con una mozione sottoscritta dalla maggioranza e anche dal M5s che verrà portata oggi in aula, evolverà nell’accorpamento delle due aziende, l’attuale partecipazione del 2,44%  da parte dell’Aso alessandrina nella compagine societaria di Amos (le altre quote sono ripartite per l 34,93% all’Aso di Cuneo, il 33,40% all’Asl Cn1, il 4,18% all’Asl Cn2 e il 25,05% all’Asl Asti) consentirà alla nuova azienda di utilizzare i servizi della società in house non più solo come avviene oggi nell’ambito dell’Aso, al cui vertice sta Giovanna Baraldi (arrivata proprio dalla direzione del Santa Croce e Chiarle), ma anche in tutto il territorio, nei cinque ospedali e nelle altre strutture dell’attuale Asl diretta da Gilberto Gentili.

“Prendiamo atto della situazione di difficoltà in cui si muove oggi la sanità pubblica, dovuta a una serie di concause, riduzione dei finanziamenti, blocco delle assunzioni, farraginosità delle procedure di gara per l’acquisto di attrezzature o la realizzazione di opere. E cerchiamo di reagire”. Spiegava così, tredici anni fa in un’intervista a un settimanale cuneese, ragioni e finalità della costituzione di Amos, Moirano, il manager che sarebbe arrivato al vertice di Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e poi chiamato da Chiamparino alla direzione della sanità piemontese, lasciata dopo la riforma della rete ospedaliera per andare ad unificare le Asl della Sardegna.

La reazione, a giudicare dai numeri che Amos ha visto aumentare anno dopo anno, c’è stata. Nel 2008 la svolta: l’allora assessore regionale alla Sanità Eleonora Artesio, applicando una direttiva della presidente Mercedes Bresso, stabilì che la multiservizi sarebbe dovuta diventare interamente pubblica e così fu con l’uscita di un pool di solide imprese private che cedettero le loro quote ai soci “istituzionali”. “Progressivamente l’ambito di intervento di Amos non era più molto chiaro. Si era esteso, acquistando un numero sempre maggiore di servizi dentro un sistema protetto” disse all’epoca la Artesio, motivando il provvedimento, incassato dal padre di Amos, cui i detrattori non avevano mancato di dedicare una versione dell’acronimo: da Azienda multiservizi ospedali sanità era diventata “A Moirano obbedire sempre”. Lui lascerà la vicepresidenza nel 2013, ma come ogni genitore premuroso dell’avvenire delle sue creature, pare non abbia mai distolto lo sguardo e l’attenzione sulla società che arriverà a sfiorare i 1.400 dipendenti. E proprio su di essi, o meglio sul loro impiego e i contratti applicati, non si contano le perplessità e le proteste sollevate dai sindacati. “Asl e ospedali si vedono bloccata dalla Regione la spesa per il personale, quindi assumono grazie ad Amos, ma utilizzando capitoli di spesa diversi” denunciava la Uil a Cuneo nel 2014, arrivando a definire quello basato sul reperimento di personale assunto dalla società in house “uno strumento al limite della legalità”.

Più recente il caso che riguarda proprio la Aso di Alessandria dove oltre alla riconferma ad Amos di una serie di servizi per il poliambulatorio Gardella e  per l’ospedale infantile Cesare Arrigo, il direttore generale Baraldi aveva ipotizzato di utilizzare personale Amos (gli Oss, ovvero operatori socio sanitari) anche in Pronto Soccorso: levata di scudi dei sindacati, tutto stoppato, o perlomeno rinviato. È, invece, totalmente Amos il personale che opera nella nuova centrale del numero unico di emergenza 112 – quello su cui nei mesi scorsi si sono riversate critiche e proteste, soprattutto dai sindacati dei Vigili del Fuoco – che opera a Saluzzo. Bando, selezione e contratti privati a tempo determinato gli operatori della centrale: tutto fatto da Amos. In fondo è sempre la società in house di un po’ di aziende, e tra queste per il 112 c’era la Cuneo1.

Privatizzazione strisciante, come è stata più volte bollata la presenza sempre più massiccia di Amos nelle strutture pubbliche? “Non è certo l’unico soggetto che fornisce personale alle aziende, ma indubbiamente negli ultimi tempi e in alcune aree del Piemonte il ricorso a questa società partecipata dalle stesse Asl e Aso ha assunto dimensioni a dir poco considerevoli”, il parere di Gabriella Semeraro, segretario regionale di Cgil Funzione Pubblica. “I lavoratori, dagli operatori socio-sanitari ad altre figure cruciali nella macchina della sanità, dipendenti da questa società, così come di altre, hanno meno tutele contrattuali, guadagnano meno e non di rado vedono applicati contratti che con la sanità nulla dovrebbero avere a che vedere. Come quello multiservizi che è tipico del commercio, non certo de comparto sanitario” critica il sindacato. Che in un recente dossier evidenzia come Amos applichi il contratto multiservizi a 557 dipendenti, quello Aiop (sanità privata) a 416 unità, mentre hanno un contratto del turismo 293 unità lavoratori. “Contratti non adeguati, risultato: disparità tra dipendente pubblico e dipendente privato e dumping contrattuale”.

“Cerchiamo di reagire” diceva Moirano battezzando la sua creatura. Che, cresciuta grazie ad una generosa alimentazione e a cure amorevoli, adesso potrebbe veder ampliare i suoi spazi alla provincia alessandrina, con i suoi ospedali e le sue strutture territoriali, dove si annuncia la fusione – peraltro non scevra da perplessità e probabili più accese critiche nell’approssimarsi dell’accorpamento tra Aso e Asl – proposta dal piddino Ravetti. Si suppone non senza un preventivo assenso di massima da parte dell’assessore Antonio Saitta. Oggi la mozione che impegna la giunta a elaborare una proposta in tal senso andrà in votazione. Ce ne sarà probabilmente anche un’altra: quella del consigliere di Forza Italia Massimo Berutti, il quale chiedendo di fermare la rincorsa presa dai dem, propone una valutazione più approfondita della questione allargandola a tutto il Piemonte con analisi e passaggi in commissione e un’attenzione particolare “al rischio di incidere, con un’eventuale accorpamento di due aziende differenti, sulle stesse fondamenta del sistema sanitario”.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    16:10 Martedì 31 Ottobre 2017 tandem E dove sono.....

    Dove sono ANAC, Nas, GdF eccetera eccetera, a spasso per margherite?

  2. avatar-4
    13:13 Martedì 31 Ottobre 2017 estiomene1 Hasta la victoria

    Dopo anni di proteste di cittadini, amministratori, dipendenti del Servizio sanitario, per i tagli e le chiusure di reparti ospedalieri attuate con il Piano Sanitario Regionale, arriva l'ultima geniale proposta dell'accorpamento ASL AL - ASO. (chissà perchè solo Alessandria, quando in piemonte ci sono altre Aziende nella stessa situazione...) Ma a Ravetti e Saitta qualcuno ha detto che a marzo 2018 si vota per le politiche e l'anno dopo per le regionali ? In un periodo già di per se non troppo favorevole per il centrosinistra, questa mossa avrebbe certo l'effetto di fare perdere parecchi voti al PD, tant'è vero che il M5S appoggia la proposta....

  3. avatar-4
    13:06 Martedì 31 Ottobre 2017 Paladino Se uno legge....

    Se uno legge attentamente l'articolo non comprende bene se si sta parlando di AMOS o Cosa Nostra... quelli che parlavano scandalizzati dei conflitti di interessi di Berlusconi.....

  4. avatar-4
    09:07 Martedì 31 Ottobre 2017 Pacioc Per forza....

    Tutte le aziende sanitarie del sud Piemonte di Cuneo, Asti, Alessandria, si dice, siano in mano a uomini e donne che rispondono a Moirano che, naturalmente, li piazzò alle varie direzioni. Ora, devono pagare pegno, aiutati da una congiuntura non certo favorevole alla assunzione del personale e da un PD che NULLA ha azzeccato in sanità. Amos tuttavia, assomiglia assai più ad una centrale di caporalato che altro, e trova ampio spazio e la propria fortuna nella facilità di contrattare con le aziende socie che in materia di reclutamento del personale evitano le procedure lunghe e farragginose dei concorsi pubblici. Ma, sarebbe bello sapere se i denari pubblici che Amos riceve con le forniture si servizi alle varie aziende vengano poi spesi con criteri pubblici. Se fosse diverso,a mio avviso, sorgerebbero dei dubbi circa la regolarità. I sindacati sarebbero pregati di fare un minimo di autocritica poichè, il disastro in cui si trova il personale delle aziende sanitarie, deriva anche dalla loro politica miope a riguardo. E dico miope e per non usare termini più cattivi.

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