VERSO IL VOTO

“Sul welfare ci giochiamo tutto”

Un pacchetto “sociale” di leggi e provvedimenti. Dalla riforma del Terzo settore al sostegno delle famiglie, dalla lotta alla povertà a interventi per la non autosufficienza. Sono queste le “sfide di comunità” di Lepri, anche all’interno del Pd

Avanti al centro. C’è un’area da presidiare per il Pd che va alle elezioni e, oggi come ieri, si ritrova a doversi difendere dalle insidie di un rinato centrodestra prima ancora che dal Movimento 5 stelle. Dopo il successo in Sicilia, Silvio Berlusconi ha parlato chiaramente di “vittoria dei moderati” (con la “m” minuscola): ancora una volta è quello il target elettorale da conquistare e a cui il Cav.  ha già iniziato a rivolgere le prime avance. Il Pd metterà in campo una lista centrista, un contenitore in cui far confluire vecchi arnesi del cattolicesimo militante, come Pier Ferdinando Casini e Angelino Alfano, l’ex ministro Andrea Riccardi e una serie di politici travestiti da civici, come il viceministro dell’Agricoltura Andrea Olivero, presente ieri all’iniziativa promossa nell’ex cinema a luci rosse Alexandra di Torino dal consigliere regionale Mario Giaccone. Il tutto, nell’attesa che il partito piemontese risolva definitivamente il nodo relativo all’alleanza con i Moderati (quelli con la “M” maiuscola).

È in questo scenario che si muovono anche i cattolici del Pd, coloro ai quali spetta tradizionalmente il compito di dialogare con quei mondi legati al solidarismo e all’impegno ecclesiale, mentre a sinistra gli ex Ds, di rito “orlandiano”, lanciano ramoscelli d’ulivo agli scissionisti di Bersani e D’Alema. Il marchio dei cattolici in questi cinque anni di legislatura “sta nelle riforme che abbiamo approvato e nelle proposte per la prossima legislatura”, spiega Stefano Lepri, vicecapogruppo al Senato, tra i cosiddetti renziani della prima ora, che in questo limbo pre-elettorale rivendica con orgoglio il lavoro parlamentare svolto sui temi “sensibili” della famiglia e del volontariato sociale.

Un’area politica, quella di cui Lepri è tra i principali esponenti, che si muove tra Lorenzo Guerini e il ministro Graziano Delrio, strutturata quanto basta per agire in modo compatto, ma allo stesso tempo leale – finché dura – con il segretario del partito, nonostante le picconate che arrivano da più fronti. Sono loro che hanno sostenuto leggi come quella sul Terzo settore, promossa da un altro cattolico di spicco come il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, vercellese, che ha accompagnato il premier Gentiloni nel suo ultimo tour in Piemonte. “Una riforma epocale” per Lepri, cui si aggiungono i provvedimenti di contrasto alla povertà e la norma sul riordino delle misure per i figli a carico: un contributo unico, onnicomprensivo in grado di superare tutti i bonus e le misure spot finora adottate, ispirandosi al modello tedesco. “Parliamo di un sostegno da 100 a 200 euro al mese a seconda dell’età del figlio che viene elargito dalla nascita ai 25 anni”. Ottimo proposito, ma servono 8 miliardi per finanziarlo

La “questione sociale” sarà uno dei pilastri della prossima campagna elettorale del Pd. Quel che è stato fatto e quel che si farà sono stati l’oggetto dell’iniziativa di scena ieri alla Gam, promossa assieme alla deputata cuneese Chiara Gribaudo, tra le parlamentari più apprezzate da Renzi al punto da promuoverla a capo del dipartimento Lavoro del Nazareno. Un’iniziativa a cui hanno partecipato in trecento, tra amministratori e dirigenti democratici, ma anche militanti e semplici cittadini. C’erano i sindaci Emanuele De Zuanne (Volpiano), Dario Fracchia (Sant’Antonino di Susa), l’ex primo cittadino di Ciriè Francesco Brizio, la consigliera comunale di Torino Monica Canalis e colei che l’ha preceduta su quegli scranni, Domenica Genisio, l’assessore di Settimo Torinese e membro della segreteria regionale Antonello Ghisaura, l’ex consigliere provinciale Roberto Cavaglià. E poi esponenti di associazioni e cooperative.

Sul tavolo, in vista della prossima legislatura, ci sono anche un disegno di legge di cui Lepri è primo firmatario sui lavori di comunità, per i disoccupati di lungo periodo, e il riordino complessivo della non autosufficienza sulla scorta di una legge regionale dell’era Bresso. E a proposito di Regione, Lepri non si sottrae a una serie di riflessioni in vista della lunga discussione sul dopo Chiamparino. Il ruolo del governatore, spiega Lepri “non si improvvisa. Un partito come il Pd deve assumersi la responsabilità di indicare un candidato forte tra le sue fila”. Insomma, per quanto consideri “positivi apporti esterni nell’amministrazione della cosa pubblica”, il senatore non è tipo da credere a papi stranieri. E mentre a Roma il dibattito sul doppio ruolo tra segretario nazionale e candidato premier è sempre in voga, sul Piemonte Lepri precisa: “Non è previsto dallo statuto e mi sembra sia difficile riuscire a gestire bene due ruoli così impegnativi”. Un altolà alle ambizioni di Davide Gariglio?

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