TRAVAGLI DEMOCRATICI

Il ritorno in campo di Fassino, ambasciator che porta pena

Renzi investe l'ex sindaco di Torino del compito di trattare con gli alleati, ma per gli scissionisti l'ultimo segretario dei Ds non è affatto una garanzia. Altolà di Bersani. Nella coalizione posto in prima fila per i Moderati di Portas

“Molti mi hanno detto che ero un uomo solo al comando, allora invito tutti a darmi una mano. In modo particolare a chi ha maggiore autorevolezza con la sinistra e penso a Piero Fassino”. Nella Direzione nazionale dell’apertura a sinistra e del nessun veto (anche) verso Mdp, Matteo Renzi affida all’ex sindaco di Torino, ma soprattutto “vista la sua esperienza di segretario dei Ds”, il non facile ruolo di ambasciatore-pontiere presso la ancora guardinga corte degli scissionisti e di quella vasta area che va da Giuliano Pisapia a Massimo D’Alema, da Pier Luigi Bersani a Pippo Civati. “Piero nella sua esperienza di segretario Ds ha lavorato a lungo per creare il Pd” ha aggiunto Renzi, che all’area bersanian-dalemiana ha comunque mandato un messaggio piuttosto chiaro su un tema, come quello dello ius soli, certamente non secondario nel possibile evolversi della situazione nel centrosinistra: “Cercheremo di far approvare la legge, una legge sacrosanta che sancisce dei diritti, e non perché si parla di accordi con Mdp, i diritti sono diritti”. Poi ha aggiunto: “lavoriamo su una coalizione larga, ma abbiamo poco tempo”.

Lo stesso poco tempo che avrà a disposizione Fassino il quale, indossata una feluca non comoda e neppure quella da egli ambita in contesti internazionali più volte accarezzati, dovrà sondare e se le condizioni lo consentiranno trattare con ex compagni (nel vero senso del termine politico) del lungo viaggio incominciato nel Pci e terminato con la scissione, anzi ancora prima. Non è un mistero che il tradimento sia parola che è aleggiata più volte nel ragionamenti sia di Bersani sia di D’Alema quando si è trattato di riferirsi alla collocazione nell’ambito renziano del compagno Piero. Al quale da quella parte non erano certamente arrivati endorsement all’epoca in cui il suo nome era circolato per il Quirinale. “Non vediamo nessuna novità. Parole - afferma Bersani -. Ma ormai Renzi non è più credibile e il fatto che abbia affidato a Fassino i rapporti con la sinistra dice tutto su quanto siamo distanti”.

Insomma, se Renzi avesse voluto trovare l’uomo empatico per comprendere quali e quanti spazi in Mdp vi siano per sotterrare l’ascia di guerra, questi non avrebbe avuto il volto di Fassino. Lui, per contro, ha quella storia di dirigente del Pci prima e delle sigle successive alla Bolognina che gli garantiscono (e per proprietà transitiva garantiscono al Pd di Renzi) un trattamento da parte della sinistra che non potrà neppure lontanamente essere tranchant e supponente come lo sarebbe con uno dei tanti esponenti del Giglio Magico. Per questo, dunque, la scelta del segretario pare non poco azzeccata aldilà del risultato che la missione affidata all’ex sindaco potrà sortire.

Assai meno difficoltosa il rapporto del Pd con “l’ala moderata e centrista che – ha osservato Renzi – rischia di essere risucchiata dal berlusconismo, un film già visto che non rivedremo”. Di un fronte aperto in quella direzione ha parlato in maniera eloquente il segretario dem. E sono parole che sembrano mettere un timbro definitivo sull’alleanza con i Moderati di Mimmo Portas, formazione cruciale per la conquista di alcuni collegi nel Nord e in Piemonte (in provincia di Torino) in particolare. Segnali in tal senso erano peraltro già emersi dall’incontro di ieri tra lo stesso Portas e il segretario regionale del Pd Davide Gariglio dove, ridimensionata in qualche modo la rottura di Moncalieri, la tenuta della storica alleanza tra Pd e Moderati era di fatto rimasta in alto nell’agenda di entrambi. Quanto detto in Direzione nazionale da Renzi sembra, dunque, confermare questa linea, archiviando un approdo di Portas nel centrodestra. Almeno per la prossima tornata elettorale.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    19:58 Lunedì 13 Novembre 2017 moschettiere Siamo alla frutta

    La crisi delle risorse umane in politica è paragonabile forse solo con la carenza di preti di cui soffre da tempo la Chiesa. In politica però non mancano le vocazioni (anzi!), bensì la materia grigia (non parlo del livello morale per decenza). E così si ripescano trombati e cariatidi, pretendendo che trottino come puledri. Non sono per lo sciocco giovanilismo a oltranza, ma per il ragionevole ricambio, quando i timonieri han dimostrato i loro paurosi limiti.

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