LAVORO & OCCUPAZIONE

3mila lavoratori sulla (auto)strada

Bocciato in Senato l'emendamento per mitigare gli effetti del codice degli appalti in un comparto ad alto rischio occupazionale. Borioli (Pd): "Un grave errore che rischia di ripercuotersi sui dipendenti"

Tremila lavoratori addetti alle manutenzioni autostradali, di cui quasi mille solo in Piemonte, rischiano il licenziamento. È stato infatti bocciato in Commissione Bilancio del Senato l’emendamento al decreto fiscale che prevede l’abbassamento dall’80 al 60 per cento dell’obbligo di gare a terzi, per lavori, servizi e forniture nell'ambito delle concessionarie autostradali, in deroga al Codice degli appalti. Condizione indispensabile, a detta di imprese e sindacati, per mantenere l’attuale occupazione del comparto. Un grido d’allarme che nelle scorse settimane era stato raccolto dal senatore piemontese del Pd Daniele Borioli, il quale in coppia con il collega Stefano Esposito, vicepresidente della Commissione Trasporti di Palazzo Madama e uno dei “padri” del Codice, si era fatto promotore dell’iniziativa legislativa. Che l’iter fosse accidentato, anche per il pressing di alcune lobby di costruttori, lo si era capito fin dall’inizio: a questo punto, la potente Ance può cantare vittoria.

Si sono così concretizzati i timori delle organizzazioni sindacali che ancora venerdì scorso, per bocca di Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, avevano puntato il dito contro “le molte lobbies che stanno lavorando per evitare che il Parlamento corregga una scelta sbagliata fatta con il nuovo Codice degli Appalti. Se dovessero averla vinta, si andrebbe verso la destrutturazione di uno dei pochi settori industriali dell'edilizia, con migliaia di licenziamenti”. Non marginale a determinare l’esito negativo è anche la posizione espressa sabato scorso dal premier Paolo Gentiloni contro l’assalto alla diligenza alla manovra, una critica alla montagna di emendamenti proposti dalla stessa maggioranza a Dl fiscale e Ddl di bilancio.

Per il senatore Borioli, primo firmatario dell’emendamento “è un errore grave la bocciatura di questo provvedimento, che rischiano di pagare i lavoratori”. “Il mio obiettivo – prosegue l’esponente dem - era di garantire un percorso più graduale, per tutelare in questo passaggio l’occupazione nel settore, del pur sacrosanto principio di trasparenza introdotto dal nuovo codice degli appalti. In questo modo, in un Paese che certo non ne ha bisogno, si rischia di aggiungere un’ulteriore problema sociale e occupazionale al già pesante fardello che ostacola la ripartenza”.

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