PALAZZO LASCARIS

Oftalmico, il Pd chiude gli occhi

Dopo le schermaglie dei giorni scorsi prevale la “ragion di Giunta” e solo le opposizioni contestano lo smembramento dell’ospedale torinese. L’assessore Saitta allunga però i tempi fino alle elezioni politiche, sperando di scongiurare gli effetti nelle urne

Molto rumore per nulla. La quiete del Pd nei confronti della Giunta sul caso dell’ospedale Oftalmico arriva dopo la tempesta nel bicchiere d’acqua che aveva segnato il dibattito, con toni da scontro, tra il gruppo consiliare e l’esecutivo tanto da far sbottare Sergio Chiamparino in quel ormai famoso “o si cambia o mi dimetto e andiamo tutti a votare”. Visto com’è andata stamattina la seduta straordinaria dell’assemblea di Palazzo Lascaris richiesta dall’opposizione proprio sulla vicenda dell’ospedale per cui si prepara quello che per le minoranze è “uno spezzatino” e per l’assessore Saitta una “ricollocazione, la cui alternativa sarebbe stata la chiusura”, pare colga nel segno chi spiega il ripiegamento del Pd con un’immagine eloquente: a Chiamparino non serve neppure parlare, basta che alzi un sopracciglio. Una discussione avvenuta nell’Aula di via Alfieri mentre fuori cittadini e operatori manifestavano in difesa del nosocomio torinese.

In realtà qualcosa e pure di pesante il presidente lo aveva detto e mandato a dire ai suoi, incominciando dal suo omologo in Consiglio, Mauro Laus, autore di una lettera in cui manifestava allarme per la situazione che si prefigura per l’Oftalmico suddiviso in (almeno) tre sedi – quella attuale, al San Giovanni Bosco e alla Città della Salute – e chiedendo a Saitta di non correre, anzi di fermarsi. La risposta, ribadita oggi, sta in una serie di date: la prima è quella del 18 dicembre quando si avvierà il trasferimento che proseguirà nei mesi successivi per essere completato entro aprile. “La creazione di una rete oculistica per la Città di Torino e l’istituzione di reparti di oculistica in due grandi ospedali torinesi, che ne erano sprovvisti, porterà a una crescita dell’offerta sanitaria oltre che a un aumento della sicurezza per i pazienti”, questa la tesi dell’assessore il quale ha aggiunto che “i direttori delle aziende sanitarie hanno già fatto partire le procedure per l’assunzione di nuovi oculisti, con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa e incrementare i servizi”.

Secondo lo schema in via Cherasco, sarà attivato un pronto soccorso oculistico aperto 24 ore, con al San Giovanni Bosco la chirurgia oculistica complessa, mentre nella rete entrerà a far parte anche il Maria Vittoria, che vedrà il potenziamento dell’attività pediatrica già esistente. Per quanto riguarda l’attuale sede di via Juvarra, questa diventerà una Casa della Salute, con servizi di cardiologia, radiologia, diabetologia, ambulatorio infermieristico, centro prelievi, consultori familiari e pediatrici, Prevenzione serena, l’attivazione di 20 posti letto di ospedale di comunità e altri 20 di continuità assistenziale. E, come già annunciato provocando anche in questo caso reazioni, sia sul fronte del personale sia tra i comitati, rimarranno anche alcune attività di oculistica, ambulatori dedicati, ortottica e percorso ipovedenti.

Che sia una ricollocazione come spiega Saitta, oppure “una chiusura mascherata di un centro di grande importanza per la sanità piemontese” come ha adombrato il consigliere “sovranista” Gian Luca Vignale o, ancora, “un danno che rischia di essere irreversibile” ad avviso del capogruppo di Forza Italia Gilberto Pichetto, quel che è comunque emerso dalla discussione è la posizione del gruppo dem, a dir poco assai meno tosta di quanto avrebbero lasciato supporre i battibecchi a distanza dei giorni scorsi. Allineati e coperti alla ragion di Giunta più che di partito. Già, perché è dura da scacciare l’immagine prefigurate da Vignale: “la campagna elettorale per le politiche la faremo lì, davanti all’Oftalmico con i nomi di chi ha approvato questa scelta scellerata e di chi ha cercato di opporsi”. E che il Pd a Torino su questa storia si giochi molto, non sono pochi a pensarlo, anche tra gli stessi democrat. Quelle “divisioni” e quei colpi che finalmente, come ha ricordato la consigliera di Forza Italia Daniela Ruffino, si sono sentiti battere nei giorni passati nella maggioranza, oggi sono diventati musica per le orecchie di Saitta e Chiamparino.

Certo nessuno si sarebbe, logicamente, atteso l’apertura di una crisi sulla questione dell’Oftalmico, ma qualche paletto in più che non avesse le sembianze di bandierina da parata nordcoreana magari sì. Se “la maggioranza non è un gregge che ogni tanto di sveglia dal sonno” come ha ribattuto il piddino Paolo Allemano, riprendendo la tesi saittiana del rischio del ritorno nel piano di rientro e difendendo gli ospedali polispecialistici – di fatto smentendo la visione di Laus del monospecialistico, presa poi a spunto da Chiamparino per una delle sue frecciate a distanza nei giorni scorsi – certamente l’immagine che ne è uscita è quella di una maggioranza ripiegata sulla Giunta. E un’altra frecciata pare aver mancato il bersaglio: quando Saitta ha ricordato che era stata la giunta di centrodestra a decidere la chiusura e non la ricollocazione dell’Oftalmico, ha trovato sia Vignale sia l’azzurra Claudia Porchietto a ribattergli che furono proprio loro “insieme ad alcuni consiglieri del Pd” a bocciare quel provvedimento e dire all’allora assessore Paolo Monferino, il manager Fiat voluto da Roberto Cota, che “quella era una sciocchezza. Ma la fake news sta nel fatto di non dire che noi volevamo mantenere l'Oftalmico così come è, cioè una struttura monospecialistica d'eccellenza come esiste in tanti altri Paesi del mondo, trasferendola quindi nella sua interezza nella nuova Città della Salute. Insomma non volevamo fare né spezzatini né serrate alla Valdese. Avevamo sì la presunzione di non far girare come delle trottole i torinesi, alla disperata ricerca di chi potesse loro offrire il servizio di cui avevano bisogno come invece vuol fare il Pd, il quale ha basato tutta la riforma della rete ospedaliera su questa confusione a cui non sono seguiti peraltro gli investimenti promessi per potenziare la rete territoriale”.

“Non c’è più il paravento del piano di rientro” a impedire che la programmazione sia come è competenza del Consiglio e non della Giunta: “se non si trasferisce l’Oftalmico in vari presidi non saltano certo i conti della sanità”, ha ribadito il Cinquestelle Davide Bono, definendo quella di Saitta “scelte monocratiche e forse un po’ dittatoriali”. Con l’avvallo pieno del Pd: “Sosteniamo la linea della giunta, ma non ripetiamo l’errore del Valdese” ha detto il capogruppo dem Davide Gariglio, ricordando il rischio di chiudere un ospedale senza avere predisposto sede, attrezzature e personale per le nuove collocazioni. “Tutto andrà fatto quando medici e infermieri saranno pronti, così come le attrezzature saranno efficienti” ha raccomandato. Poco prima Saitta aveva elencato i vari passaggi e indicato la data di inizio trasloco: tra venti giorni.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    18:59 Mercoledì 29 Novembre 2017 tandem E i conti?

    Allora, avevamo un ospedale funzionante, radicalmente ristrutturato da poco, l'unica ragione di chiuderlo era trasferire tutto nella nuova città della salute. Peccato che prima di vedere un mattone della città della salute ci andranno 10 anni almeno, per cui questo trasferimento è una buffonata, della quale vorremmo sapere i costi, sinceramente tra spostamenti e ristrutturazioni si avranno certamente maggiori costi, era meglio lasciare tutto come era e aspettare la nuova città della salute, come aveva fatto Monferino, di certo incapace, ma sempre meno di Saitta....

  2. avatar-4
    03:49 Mercoledì 29 Novembre 2017 Paladino Saitta campione...

    Saitta è un vero campione in scuse e balle. Più o meno con ridicole ondate settimanali di comunicati trionfali, emanati con insuperabile faccia di bronzo, narra di una sanità che non esiste, di risparmi che costano il doppio di quanto si spendeva prima. Chiamparino ormai pare affetto da problemi di senilita precoce, mantiene ad oltranza un status quo di una giunta deficitaria, è ormai destinato a tener compagnia a Fassino nel cimitero degli elefanti comunisti. Il tutto condito da pavidi consiglieri regionali di un PD ormai attratto dall'abisso, che con obbedienza cieca e assoluta di bolscevica memoria trangugiano ogni follia di una dirigenza incapace e incompetente. Povero Piemonte....

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