HONESTA'

Furto, un anno all’ex capogruppo M5s

Ha ammesso 11 episodi, di cui sette andati a buon fine, il grillino aspirante sindaco di Alessandria. Negli spogliatoi della palestra alleggeriva i portafogli dei clienti. Risarcite le vittime. “Sentenza giusta, pago per aver commesso un errore”

Onestà-onestà-onestà. Il mantra grillino prevede che la parola simbolo dei Cinquestelle venga ripetuta, almeno tre volte. Lui, Angelo Malerba, candidato penstastellato a sindaco di Alessandria nel 2012 e consigliere comunale negli anni successivi, ha superato la trilogia. Solo che lo ha fatto ripetendo i furti negli armadietti della palestra dove un bel giorno (non per lui) i carabinieri, dopo averlo filmato di nascosto, lo hanno arrestato. Sette mesi fu la pena ricevuta al termine del primo grado di un processo per direttissima che proprio tale non si rivelò arrivando a durare un anno, tra cavilli legali e perfino denunce nei confronti di magistrati e investigatori.

Ma non era finita. Già, perché quel furto, a lungo negato e solo alla fine ammesso dall’uomo che i grillini avevano proposto agli alessandrini (che poi gli preferirono la Pd Rita Rossa) per cambiare il governo della città in nome, ovviamente, della trasparenza e dell’onestà, non era stato l’unico compiuto da Malerba. L’ultimo sì, visto che erano arrivati i carabinieri, arrestandolo in flagranza mentre sfilava due banconote da 50 euro da un portafogli. Prima, secondo quanto accertato dagli inquirenti e stabilito oggi nella sentenza di condanna del secondo processo, l’esponente del M5s ne aveva messi a segni ben sette e tentati quattro.

A Malerba, la cui difesa aveva chiesto l’assoluzione in considerazione dell’esiguità delle somme di denaro sottratte, è stato inflitto a un anno oltre a 800 euro di multa, con i benefici di legge. Esclusa l’aggravante del furto con destrezza, sono state riconosciute le attenuanti specifiche. Per un analogo episodio, lo scorso marzo era stato condannato a sette mesi. Il maltolto lo aveva già restituito alle vittime: 685 euro la somma complessiva, riconsegnata alle parti lese, compresa la cifra di 155 euro versata all’associazione Emergency in quanto chi aveva subito il furto non risultava rintracciabile. “Ritengo la sentenza giusta. C’è stato un errore da parte mia che deve essere pagato – il commento dell’imputato al momento del verdetto –. Spero che ciò non invalidi quello che ho realizzato sia come consigliere comunale sia come persona per il lavoro che ho svolto”. La sentenza c’è stata e non ne servono altre, al di fuori delle aule di giustizia.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    00:28 Mercoledì 06 Dicembre 2017 moschettiere Pecore nere

    Se è vero che di pecore nere (o se preferite di male erbe...) ce ne sono in ogni dove, io mi soffermerei sulla meschinità, sulla profonda e triste bassezza di una simile attitudine. Perché non si tratta di un episodio, inaccettabile anche se fosse tale, ma molto più gravemente l'espressione di una personalità distorta. Siamo a livelli così infimi che viene naturale chiedersi (con una certa inquietudine) come è possibile che una tale caratterialità sia passata inosservata si 5S e dunque che il personaggio abbia potuto fare carriera. Inaudito. Ci si domanda quale sia il criterio di scelta negli apparati grillini e quale materiale umano dispongano. Sono fatti emblematici, ben più gravi e pericolosi di quelli di tangentopoli e rimborsopoli messi assieme. Non che si possa essere ladri, ma ladri così meschini (a Roma li definiscono "puzzoni") è insopportabile in un rappresentante delle istituzioni.

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