Spelacchio e il barcone

L’albero di Natale allestito dall’amministrazione comunale di Roma è assurto agli onori della cronaca per la sua bruttezza e il costo elevato, giungendo, per alcuni commentatori, a diventare il simbolo dell’incapacità della giunta grillina. Sicuramente il Movimento 5 Stelle non gode di buona stampa, ma è evidente che i suoi membri non facciano nulla per migliorare la sua immagine. L’albero di Natale di Roma oltre ad essere brutto, è costato oltre il triplo rispetto all’anno prima e l’incarico è stato dato in emergenza senza gara d’appalto come se il Natale fosse un evento imprevedibile e non una ricorrenza annuale. Spese curiose quelle per gli addobbi quando i bilanci sono un disastro. Le spese per feste e addobbi vari sono ovviamente spese eludibili non rappresentando spese necessarie tipo la manutenzione di una strada o un alloggio per i bisognosi, però è comprensibile che un’amministrazione comunale si senta obbligata a spendere, nonostante il deficit di bilancio, per i decori natalizi, perché in qualche modo costretta dalla volontà popolare. Purtroppo in alcuni casi volontà popolare e cattiva amministrazione vanno di pari passo: da un lato si chiedono feste e festini e dall’altro si concedono facilmente per ottenere un facile consenso facendo finta che i soldi crescano sugli alberi. In una situazione in cui lo stato nelle sue varie diramazioni territoriali si occupasse del minimo indispensabile, le decorazioni natalizie o per altre festività potrebbero essere pagate come un tempo si finanziavamo le feste patronali, ovvero con la contribuzione dei commercianti che erano i principali beneficiari dell’atmosfera di festa, con quella dei notabili del paese che dovevano fare bella figura e dove non bastasse, con una raccolta popolare anche tramite lotterie. Tuttora, in tante realtà, le feste patrimoniali affiancano al contributo pubblico, quello privato organizzato in comitati che raccolgono fondi in vario modo. L’attuale livello di tassazione che strozza semplici cittadini e commercianti, di fatto impedisce l’intervento dei privati in attività, che possiamo ben dire non propriamente rientranti in ambito pubblico. In fondo, con tutti i soldi che i cittadini pagano, hanno ben ragione di chiedere al comune di provvedere a qualche addobbo natalizio. Bisognerebbe spezzare questo circolo vizioso lasciando più soldi nelle tasche dei cittadini e questi con il maggior agio economico potrebbero ritornare a riorganizzarsi e a costituire comitati e associazioni.

Altro caso eclatante è il barcone dei migranti che prevede una spesa di ben 500.000 euro per il trasporto e l’installazione del relitto di un naufragio di migranti a Milano, presso l’Università degli Studi. Anche qui una di quelle spese non necessarie che trovano un finanziamento a discapito di spese ben più urgenti. E qui non esiste nessuna giustificazione nella volontà popolare. Per le feste di Natale un’amministrazione è “costretta” ad organizzare eventi e innalzare luminarie, ma per il barcone non credo che si possa giustificare in nessun modo, se non nella volontà di una classe dirigente che vuole imporre una sua visione del mondo al “volgo ignorante”. Il “barcone” è una spesa che si può definire ideologica, perché il reale intento è quello di diffondere la visione del mondo di chi è al momento al potere. Per questo, sarebbe il caso che lo stato si occupasse di meno cose possibili, altrimenti ogni maggioranza di governo non potrà che essere tentata di usare le risorse pubbliche per imporre la propria ideologia. Meno stato significa meno sprechi, meno corruzione e più libertà.

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