Un anno di svolta

Il 2018 sarà un anno cruciale per la gestione della città, si parte dalle vicende che riguardano i conti del Comune alla gestione dei bilanci in rosso delle varie partecipate, dal variegato mondo della cultura torinese ai progetti di rilancio delle periferie promessi in campagna elettorale ma al momento quasi del tutto inattuati. Il Sindaco Appendino qualche settimana fa ha rilasciato un’intervista dove dichiarava il suo intendo di ritirarsi dalla politica e non ricandidarsi a fine mandato per trascorrere più tempo in famiglia, ebbene a nostro avviso il gesto merita rispetto e soprattutto le offre un’occasione unica: così come nella politica americana quasi tutti i commentatori concordano che il secondo mandato del Presidente sia quello più significativo dal punto di vista delle cose fatte perché si ritrova più libero dai condizionamenti non dovendo pensare alla ricandidatura, il nostro Sindaco sfrutti questi quattro anni scarsi per prendere quelle decisioni che risulterebbero impopolari e inciderebbero negativamente su un’eventuale consenso elettorale ma che eleverebbero di gran lunga il suo mandato per quanto riguarda l’importanza per la ripartenza della città.

Si deve dare un taglio netto con il passato e con quella politica fatta di clientelismo verso il famoso “Sistema Torino”, i temi principali sui quali intervenire sono conosciuti e presto detti. Sicurezza: occorre ristabilire la legalità in tutti i settori e restituire quei pezzi di città ai cittadini che oggi sono del tutto invivibili, sgombero immediato delle zone occupate illegalmente, sperimentazione della sicurezza partecipata coinvolgendo i cittadini che possono sentirsi parte della comunità, ristabilire una legge uguale per tutti e non solamente per quelli che possono essere meglio spremuti nel portafoglio. Bilancio: gli ultimi mesi hanno dimostrato una gestione a dir poco approssimativa con continui rilievi e bocciature da parte dei revisori contabili, per risanare le casse occorre intervenire laddove gli sprechi e le inefficienze sono evidenti: dismissione di tutte le partecipate comunali e contenimento dei costi del personale, bisogna interrompere tutti qui flussi monetari in uscita a favore di eventi o manifestazioni culturali che sono serviti solamente a creare consenso elettorale.

Futuro: pensare alla Torino del futuro significa vederla in un contesto europeo, con servizi moderni, innovazione e attrattività per le imprese favorendo il più possibile le varie forme di imprenditoria sburocratizzando procedure, rivedendo regolamenti comunali ormai obsoleti e soprattutto immaginare una città che deve invertire la decrescita demografica degli ultimi anni, invogliando per esempio i giovani a rimanere e altri a trasferirvisi: l’obiettivo dovrebbe essere una crescita oltre il milione di abitanti, una visione e un progetto che hanno bisogno di qualche decennio per realizzarsi ma che vanno sicuramente contro quello della decrescita felice ipotizzato da alcuni assessori in carica.

Certo il Sindaco oggi si trova in una posizione del tutto favorevole per il proseguimento del mandato “tirando a campare”, da un lato il centro sinistra che per anni ha governato la città si trova nella necessità di far trascorrere ancora un po’ di tempo per far dimenticare ai torinesi la corresponsabilità dell’attuale situazione della città e scaricare poi tutta la colpa al predecessore, dall'altro lato il centro destra torinese disintegrato dalle ultime elezioni amministrative deve ricostruire la classe dirigente e ripensare la proposta politica da sottoporre ai cittadini. Infine il Movimento 5 Stelle non può permettersi certo che una delle due città amministrate veda le dimissioni del Sindaco in periodo elettorale, per questo ha di fatto commissariato Appendino con direttive impartite direttamente da Casaleggio.

Ecco dunque la congiuntura favorevole alla permanenza in carica, tocca però domandarsi: a che prezzo per la città? Può permettersi Torino per i prossimi quattro anni un’amministrazione ingessata dalle inchieste in corso e incapace di prendere decisioni drastiche per risollevare la situazione? La risposta per noi scontata è negativa, speriamo vivamente che anche il Sindaco Appendino la pensi allo stesso modo e si decida a incidere finalmente con scelte che possano rimettere Torino sulla via delle altre città europee, siamo sicuri che in questo caso molti cittadini torinesi le saranno grati.

*Guglielmo Del Pero, SiAmoTorino

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