SANITA'

L’influenza manda ko la Sanità

Non solo ospedali intasati. Guardia medica subissata da chiamate e richieste di interventi. Le Asl non hanno predisposto per tempo l'organizzazione. La denuncia della Fimmg: "Situazione oltre l'immaginabile", con medici costretti al tour de force

Poche cose, ormai, sono prevedibili come l’influenza in inverno. Eppure, ogni anno, insieme alla temperatura nei termometri sotto le ascelle sale la protesta dei medici per disservizi, inefficienze e malfunzionamenti di una macchina sanitaria che dovrebbe, arrivare perfettamente oliata e funzionante all’appuntamento con il malanno di stagione. Invece, “anche quest'anno, nonostante le precise previsioni sul picco influenzale, le Asl non hanno provveduto a rinforzare il servizio di Continuità Assistenziale per garantire un servizio efficace ai malati e condizioni di lavoro tollerabili ai medici” accusa la Fimmg (federazione dei medici di medicina generale), con il suo segretario regionale del comparto Alessandro Dabbene.

Il quadro tracciato dal sindacato dei camici bianchi è desolante: “Pochissime le sedi in cui è stato concesso un rinforzo, talvolta poco utile in assenza di ambulatori aggiuntivi in cui visitare in parallelo, mentre in altri casi la ricerca di nuovi medici per i rinforzi è stata vana perché effettuata pochi giorni prima del picco influenzale”. Se le cose sono andate così, non solo è assai poco comprensibile immaginare di chiedere rinforzi quando l’emergenza è in atto, ma soprattutto se questa coincide proprio con i giorni delle festività natalizie. Secondo i dati citati da Fimmg il picco massimo dell’influenza si  è verificato proprio nel primo giorno di chiusura dei medici di famiglia, ovvero il 23 dicembre. E se, come ricorda Dabbene “encomiabile l’impegno e la dedizione dei medici in turno nelle sedi di tutto il Piemonte, sottoposti a turni massacranti, rinunciando anche al pasto o a brevi momenti di sosta” tutto ciò “in molti casi non ha potuto evitare lunghe attese e forse qualche ricorso improprio al pronto soccorso”.

Il sindacato dei medici di famiglia cita una serie di dati: in Torino città il 23 e 24 dicembre, 35-40 chiamate in fascia diurna restavano fisse in attesa al centralino,  il 24  tra le 8 alle 17 almeno 100 visite domiciliari inviate alle postazioni, code in tutti gli ambulatori della città. Il 30 dicembre erano 37 i pazienti fissi in coda al centralino della centrale operativa, e nessun rinforzo era disponibile in centrale né in tutte le postazioni territoriali. Non meglio a fine anno. Il 31 dicembre il sistema è andato in tilt: le chiamate in coda superavano il limite tollerato e venivano deviate sul 118 che prendeva nota dei pazienti e li faceva richiamare dai medici di guardia.

Difficoltà e disservizi anche nelle altre Asl dove “si sono raggiunti numeri oltre ogni immaginazione”. Alla  TO3 a Collegno il 26 (dalle 8 alle 20) i 3 medici in turno hanno visitato 180 persone ​mentre ad Orbassano addirittura 212. A Venaria il giorno di Natale ​un solo medico ha gestito nella notte ​49 accessi, mentre a ​San Mauro 1 solo medico ha ricevuto il 24, dalle 8 alle 20, ben 63 richieste di visita di cui 6 a domicilio. Sempre un solo medico a Leini dal 23 al 25 dicembre ha ricevuto 75 richieste al giorno, dalle 8 alle 20, arrivando a espletare il 26 ben 20 visite domiciliari. Pressoché analoga situazione nell’ambito della Asl TO5 a Santena dove sempre un solo sanitario ha seguito 64 pazienti il giorno di Natale, mentre a Carmagnola il 24 notte un solo medico ha eseguito 48 visite, di cui 6 domiciliari.

Una situazione che, secondo la durissima nota della Fimmg, è originata al fatto che “in tutte queste sedi il numero di medici è inferiore a quanto previsto dalla normativa”. A conferma di ciò vengono citate situazioni decisamente migliori, “in quelle altre sedi, come Giaveno, dove il rapporto medici-pazienti rispetta la legge e il 31 dicembre sono state visitate 72 persone senza tra l’altro inviare nessuno in Pronto Soccorso. Un servizio che se garantito in tutto il Piemonte migliorerebbe di molto la situazione generale”. Ma non è così, tant’è che è il segretario regionale di Fimmg Roberto Venesia a dire, senza giri di parole, che loro, i medici di medicina generale sono “stanchi di riportare ogni anno le cronache di un disservizio annunciato”.

La domanda che Venesia pone è chiara e diretta a chi ha la responsabilità di organizzare i servizi in ambito regionale e nelle singole Asl: “Possibile che non si possa preparare il territorio a una gestione migliore dell’influenza?”. Per la Fimmg “senza scomodare le case della salute, che coinvolgeranno solo alcune migliaia di cittadini, mentre l’influenza colpisce tutti indistintamente” sarebbe sufficiente “adeguare il numero di medici di continuità assistenziale a quanto previsto dalle normative, rinforzare le sedi notoriamente più in sofferenza e aprire più ambulatori, mettendo a disposizione dove occorre anche quelli dei medici di famiglia,per una maggiore capillarità dell’assistenza”. Replicherà e come l’assessorato alla Sanità a queste critiche, accogliendo le proposte? “Se la Regione resta sorda alle nostre proposte – avverte Venesia –  apriamo subito un tavolo in ogni Asl per aggiornare gli accordi locali e prevedere soluzioni concrete ed efficaci”, per affrontare un problema che si presenta ogni anno. Non certo inatteso e imprevedibile.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:47 Martedì 02 Gennaio 2018 Paladino Saitta.....

    L'attività principale di Saitta e della sua badante Carlina è quella di mandare comunicati stampa quasi tutti i giorni, annunciando il nulla o pressochè. Di Botti oramai si dubita della reale esistenza. I direttori generali oscillano tra il nullo e il dannoso. Una sanità Cha FACCIO

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