Tre supposte e una doccia gelata

Un catino di acqua gelata gettato improvvisamente addosso a chi dorme, con lo scopo di svegliarlo velocemente. L’alba del nuovo anno si presenta agli italiani attraverso questa terribile sensazione fisica. Il risveglio da cardiopalma in realtà è la sommatoria di una serie di eventi “sfortunati” manifestatisi all’indomani della festa di Capodanno, fatti che fanno presagire un difficilissimo avvio del 2018: sensazioni oscure che attanagliano e “gelano” cittadini, lavoratori e consumatori (i soliti noti).

Il primo getto di acqua ghiacciata è stato gentilmente offerto dall’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, la quale ha valutato fosse tempo di autorizzare un sostanzioso aumento delle bollette, a carico degli utenti dei servizi energetici essenziali. Tale incremento di spesa naturalmente si somma ad un cospicuo quanto prossimo rincaro dei pedaggi autostradali e del trasporto pubblico torinese (GTT), mentre indiscutibilmente rimangono fermi al palo gli stipendi e le pensioni (così come i sostegni al reddito).

Non è casuale il fatto che la sera del 31 dicembre scorso tra i social rimbalzasse una cartolina d’auguri poco elegante ma senza dubbio esplicita: tre supposte incorniciate dal solito “Buon 2018”, ossia una metafora efficacie nel raffigurare cosa riserverà ai cittadini il nuovo anno.

Il secondo cubetto di ghiaccio infilato nei letti italici ha turbato ancor più il sonno dei nostri connazionali, ed è stato posato tra le lenzuola dal Presidente della Repubblica nell’attimo in cui, doverosamente, ha sciolto le Camere per indire le elezioni nel prossimo marzo. Di conseguenza tra circa 60 giorni saremo chiamati alle urne per esprimere l’assetto del nuovo Parlamento, fatto da cui discende un’intensificazione esponenziale dei dibattiti politici televisivi, già nei giorni dedicati alla vacanze natalizie, nonché l’inevitabile ritorno della faziosità stile “Guerra fredda” nei resoconti giornalistici di cronaca e politica.

La festa dell’Epifania è alle porte mentre Capodanno ci ha lasciati da poco, eppure non vi è tregua alcuna a favore dei telespettatori che vengono, regolarmente, presi d’assalto da opinionisti a 24 pollici intenti a difendere (o accusare delle peggiori nefandezze) il governo in carica. Il teatrino della politica ha riaperto i suoi battenti la notte del primo gennaio, contemporaneamente ai rintocchi della mezzanotte che davano l’addio al 2017, investendo i cittadini di apologia e retorica a favore di un modello economico intoccabile quanto fallimentare per le classi disagiate.

Uno spietato fuoco di fila, quindi, addolcito solamente dall’Unione Europea, impegnata nel mettere una toppa elettorale alle tante scelte errate compiute in questi ultimi anni. Tacun (alla piemontese) che attraverso una serie di regolamenti tende a porre cittadini e consumatori al riparo dall’arroganza “arraffona” delle grandi centrali erogatrici di servizi. Una goccia nel mare recante lo scopo di sedare gli animi di coloro allo stremo, ma forse insufficiente ad evitare la tempesta perfetta sempre più vicina.

Un ulteriore fremito da gelo improvviso giunge invece dal capoluogo pedemontano, dove all’indomani dell’ultimo dell’anno sono scoppiate puntualmente le polemiche in merito alla festa organizzata dal comune, insieme a Radio Monte Carlo, presso la struttura chiusa del Pala Alpitour. Da una parte lo schieramento di chi ha apprezzato l’iniziativa voluta dalla giunta Appendino, e dall’altra i suoi detrattori.

Scontro tutto politico in cui si è buttato, a capofitto, il sistema mediatico regionale. A riprova è sufficiente osservare alcuni servizi trasmessi dal Tg Regione Piemonte: filmati giornalistici trasudanti giudizi poco obiettivi e molto di parte. La redazione Rai di Torino spicca oramai per le continue prese di posizione assolutamente non neutrali, come efficacemente hanno dimostrato i numerosi reportage dal costante tormentone “Nessuna festa di Capodanno a Torino” (a cui faceva da contraltare Radio Monte Carlo che invitava al “Grande Capodanno organizzato dal comune di Torino, e con i nostri DJ. La festa di fine anno più bella d’Italia”). “Mantra” nonché prologo delle dichiarazioni rilasciate al Tg, il primo gennaio, dai commercianti medesimi: una sequela di lamentele per una piazza ritenuta troppo deserta durante la notte precedente (gli stessi commercianti che in passato denunciavano un uso incongruo di piazza San Carlo quando la si utilizzava per feste di massa).

Una prova di parzialità dell’informazione già anticipata a fine dicembre, durante la messa in onda di un servizio dedicato esclusivamente all’opposizione che siede in Sala Rossa: interviste a tutta la minoranza, senza diritto di replica per la maggioranza, ed una fredda sintesi delle dichiarazioni rilasciate dalla consigliera di Torino in Comune (Eleonora Artesio).  Evidentemente il giornale radio piemontese da sempre nutre una spiccata allergia per la Sinistra, ora anche per i pentastellati, ma una non celata simpatia per PD, Lega e FI, ossia il potere (quello vero).

Da una manciata di giorni è iniziato il 2018 e senza neppure ascoltare Paolo Fox è facile immaginare cosa ci attenda dietro l’angolo: una quotidiana doccia gelata ci toglierà il fiato ma forse ci farà spalancare gli occhi.

Solamente un piccolo dato è fuggito ai più durante la bagarre “Festa in piazza si o no”, nessuno ha accennato alla moltitudine di senza tetto che dormono in rifugi improvvisati intorno alla stessa Piazza San Carlo: clochard quali testimoni silenti di un welfare affidato esclusivamente ai volontari ed ai loro sacchetti di cibo e bevande calde.

Disperazione ad ogni angolo del centro storico ma l’importante è la Festa. Al diavolo tutto il resto.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:56 Giovedì 04 Gennaio 2018 patty Ad onor del vero

    Qualche politico di Torino ha fatto notare i tanti clochard tra piazza san carlo via po e via roma anche sotto le festività

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