SOTTOVOTO

Centrodestra, braccio di ferro e veto leghista su Costa

Salta lo schema proposto da Forza Italia per la ripartizione dei collegi. Il Carroccio prova a fare lo sgambetto alla quarta gamba della coalizione: “No a chi ha fatto parte dei governi Renzi-Gentiloni”. I seguaci di Salvini vogliono più posti sicuri

Traguardo possibile: 42%. Silvio Berlusconi è convinto che il centrodestra se non si divide e fa gioco di squadra può addirittura ottenere la maggioranza il 4 marzo e governare da solo. Ma nello stesso tempo, il Cav. è attanagliato da alcuni dubbi. A preoccuparlo, secondo quanto raccontano fonti azzurre, sarebbe innanzitutto l'atteggiamento polemico e provocatorio di Matteo Salvini che, secondo il leader di Forza Italia, rischia di instillare negli elettori perplessità sulla reale capacità di tenuta della coalizione. Così come non aiuta a fare chiarezza nemmeno la nascita della cosiddetta quarta gamba, che tra cavalli di ritorno, veti e contro veti rischia di essere controproducente. E di esempi di questi altolà da parte del segretario del Carroccio nei confronti di chi “ha partecipato a governi con il Pd” non ne mancano.

In Piemonte uno dei casi più eclatanti e sul quale nessuno scommette neppure un centesimo che il leader di Forza Italia cederà alle pressioni di Salvini: è quello che riguarda Enrico Costa. Il deputato di Mondovì, viceministro alla Giustizia nel Governo Renzi e titolare del dicastero degli Affari Regionali (con delega alla Famiglia) con Gentiloni è finito nel mirino della Lega che, dopo il diktat lanciato dal segretario nel corso dell’ultima riunione del federale di via Bellerio, ha posto formalmente il problema. “Nulla di personale nei confronti di Costa, però…”, però se Salvini dice no, pure il suo proconsole piemontese Riccardo Molinari non ha certo motivo per discostarsi dalla linea che segna un ostacolo nelle trattative con Forza Italia sulla spartizione dei seggi, peraltro già difficoltosa.

Il Carroccio continua a sostenere di contare di più rispetto agli azzurri sul territorio regionale e, pertanto, rifiuta lo schema del 40% a ciascuna delle due forze principali, lasciando il 10% rispettivamente a Fratelli d’Italia e alla quarta gamba centrista. Premesso che questa suddivisione aveva già fatto arricciare il naso agli esponenti del partito di Giorgia Meloni indisponibili ad essere equiparati al rassemblement dei cespugli, scudocrociato dell’Ud compreso e, da ieri, pure da Idea di Quagliariello tornato sui suoi passi, i conti così come prospettati da Forza Italia non tornano agli occhi dei leghisti. Che, forse per alzare il prezzo e portare a casa qualche collegio sicuro in più, adesso mettono al centro del mirino l’ex ministro.

L’aver rassegnato le dimissioni alcuni mesi fa, lasciando il Governo in dissenso su alcuni provvedimenti, tra cui lo Ius soli, non ha preservato Costa dal “niet” di Salvini. Ma è altrettanto vero (e pesante) che Berlusconi, con cui l’ex ministro ha sempre intrattenuto rapporti, intensificati nelle settimane che avevano preceduto il suo abbandono dell’esecutivo, non cederà al veto leghista sacrificando l’ex ministro per il quale è previsto un collegio o una posizione nel proporzionale, comunque, in grado di garantirgli un ritorno in Parlamento. Meno facile, per Forza Italia, resistere al pressing del Carroccio sulla ripartizione dei seggi ambìti. Anche in questo caso la tenaglia ha un braccio nazionale e uno locale.

“Sto facendo di tutto per trovare un accordo, grazie anche alla mediazione di Giorgia Meloni, ma se Matteo continua a dire in pubblico che serve un accordo scritto su programma e candidature e a non fidarsi degli alleati, dai e dai, la gente pensa davvero che qualcuno nella coalizione voglia fare il furbo” avrebbe confidato Berlusconi a chi ha avuto modo di sentirlo nelle ultime ore. E se la distanza tra Forza Italia e Lega, secondo gli ultimi sondaggi arrivati sul tavolo di Villa San Martino, è sempre di circa tre punti percentuali, con il movimento azzurro a poco più del 17% e il Carroccio al 14%, nel Nord Salvini e i suoi rivedono le cifre decisamente al rialzo. Sulla questione Molinari aveva già fatto sapere come la pensava la Lega in uno dei tanti incontri e telefonate con il coordinatore regionale azzurro Gilberto Pichetto. Questo, ovviamente, in vista dell’atteso sondaggio commissionato da Forza Italia, che dovrebbe incominciare da lunedì per avere entro pochi giorni il quadro esatto della situazione su cui suddividere i collegi in tre fasce: quella dei sicuramente vincenti, quella dei contendibili e la terza che raggrupperà quelli dati per persi. Quando si tratterà di dividere la torta elettorale, Forza Italia dovrà fare i conti ancora una volta con la Lega che non ne vuole sapere di ripartire in quattro: Salvini continua a sostenere che gli alleati con cui trattare sono due, Berlusconi e Meloni, mettendo nel conto del Cavaliere le richieste della quarta gamba. E, per tenere alto il prezzo, non rinuncia a provare ad azzopparla. O almeno a fare lo sgambetto, come in Piemonte con Costa.

print_icon

3 Commenti

  1. avatar-4
    16:20 Sabato 06 Gennaio 2018 Conty Teatrino: nessuno dei partiti vuole veramente vincere

    Con la troika che a maggio imporrà il rispetto degli impegni presi, A COMINCIARE DA QUELLI SOTTOSCRITTI DA BERLUSCONI E TREMONTI NEL 2011, e con le promesse irrealizzabili che si sentono in giro e che se non mantenute provocheranno vasti risentimenti, nessun partito, da m5s al pd, da forza italia alla lega, vuole veramente vincere le prossime elezioni. Sperano tutti in un risultato incerto, m5s e lega per trincerarsi nel redditizio ruolo di oppositori, e pd e forza italia per avere la giustificazione di governare insieme dopo.

  2. avatar-4
    15:27 Sabato 06 Gennaio 2018 moschettiere Centrato

    Passator ha centrato il problema. E alla sua legittima domanda, confermo la risposta che il quesito stesso sottendeva: Salvini non vuole vincere per governare. Sfumata l'illusione che Berlusconi lo elevasse a successore, e non potendo imporsi per carenza di numeri, Salvini cerca con l'alleanza di portare a casa il massimo (e fin qui è legittimo) per poterlo poi spendere come ago della bilancia (se fossimo meno educati certe manovre verrebbero definite ricattatorie). E come "ago" è disposto anche a sostenere dall'esterno un eventuale governo 5S. Si va dove pagano meglio. A lui interessano le poltrone di sottogoverno, quelle non visibili (così non si perde la faccia con l'elettorato) ma molto molto ben retribuite. Una strategia da vero statista di alto profilo morale: collocare gli amici a Roma e occupare i posti ricchi della mensa. L'Italia può anche andare alla malora. E gli Italiani? li meniamo per il naso con le storielle accattivanti su Euro, Europa, immigrati e tasse. Brutta storia,non sarà una primavera facile. Per i cittadini.

  3. avatar-4
    10:18 Sabato 06 Gennaio 2018 PassatorCortese C'è una domanda da fare a Salvini

    È molto semplice: Salvini vuole veramente vincere le elezioni e governare oppure si accontenta di massimizzare il numero dei suoi parlamentari fedeli? In caso voglia vincere, Costa e altri devono assolutamente andare a SUO carico. A me sembra di solare evidenza

Inserisci un commento