TRAVAGLI DEMOCRATICI

Sindaci trombati all’arrembaggio

Bocciati dai loro concittadini cercano la rivincita alle Politiche. Con un Fassino, che il partito locale preferirebbe corresse altrove, tentano la candidatura l'alessandrina Rossa, il novarese Ballarè e l'astigiano Brignolo

“Per vincere serve un sindaco del collegio”. Parole, quelle scritte nell’appello inviato dai circoli di Moncalieri, Nichelino e Carmagnola a Matteo Renzi e ai vertici regionali e provinciali del Pd, che piovono come manna dal cielo su chi la fascia tricolore l’ha dovuta mollare all’avversario, ma proprio in virtù di quel passato da primo cittadino scalpita, più o meno evidentemente, per un posto in lista, Camera o Senato non importa: l’importante è esserci. Gli squilli di tromba che chiamano all’adunata i trombati sono silenziosi sms, discrete telefonate, suadenti e subliminali messaggi sui social, endorsement di pugnaci giannizzeri e fedelissimi ascari. È l’arrembaggio, quello al bastimento democrat che naviga nel mare in tempesta, da parte di naufraghi finiti a bagno senza salvagente e senza scialuppa alle ultime e penultime comunali.

Lette nel verso più confacente, le parole lanciate dalla cintura torinese, concedono agli ex sindaci delle ex roccaforti del centrosinistra in Piemonte la licenza di superare come se nulla fosse il suffisso “ex”, che poi segna la differenza tra il consenso e la bocciatura. Rimediata quest’ultima, guardando a chi costretto a voltare le spalle al municipio volge lo sguardo al Parlamento pare di trovarsi di fronte a chi, segato alla maturità, si iscrive al master post-laurea. D’accordo, c’è l’esperienza, ci sono le capacità che nessun ribaltone può cancellare, però le perplessità – soprattutto in un periodo di vacche magre e corridoi strettissimi, insomma pochi posti per i già tanti uscenti – di fronte alla pattuglia di ex sindaci che si starebbe approntando per i giorni decisivi, non sono poche.

Va detto che, ad oggi, nessuno tra coloro che fino allo scorso anno o a quello ancora addietro ha governato città importanti della regione ha posto in maniera formale la sua candidatura. Del resto quando la strategia consiglia essere prudenti e guardinghi, su opzioni o desiderata, gli stessi parlamentari in carica con ambizione di rimanerlo, figurarsi gli altri. Loro, appunto. Nomi noti, a dir poco, di un quartetto uno dei cui componenti, Piero Fassino, ovviamente fa caso a sé vista la caratura politica, la storia e gli incarichi nazionali (e pure internazionali) ricoperti prima di diventare sindaco di Torino senza riuscire ad essere riconfermato.

Destino, solo quest’ultimo, condiviso con lui dagli altri tre. Sui quali rumors non senza più o meno sostanziose fondamenta si rincorrono, finendo sempre e comunque nella stessa direzione: quella di un posto in lista o in un collegio uninominale. Di essi uno, Fabrizio Brignolo, in verità non è stato sconfitto, avendo egli gettato la spugna prima della contesa (data per persa a vantaggio del centrodestra), lasciata nelle mani di una generosa, anche se all’inizio un po’ riottosa Angela Motta. Di Brignolo, formalmente tornato ad occuparsi del suo studio legale, non si è mai smesso di parlare come di un probabile futuro parlamentare, anche in virtù dello stretto rapporto intessuto e mantenuto con Renzi. Molti, quando decise di non ricandidarsi evitando una missione suicida, intravidero per lui proprio un prosieguo dell’attività politica nei Palazzi romani. E oggi non hanno avuto motivo per cambiare idea. Molto dipenderà dalle scelte che il Nazareno farà sul proporzionale, visto che il collegio per la Camera pare ormai prenotato proprio dalla Motta, pronta a bissare una campagna di forte impegno ma di prospettive ridotte al lumicino come quella dell’estate scorsa.

E che guardi al listino, per evitare di ripetere la sconfitta subita ad opera del leghista Alessandro Canelli per la guida di Palazzo Cabrino, non è un mistero per l’ex enfant prodige renzianissimo Andrea Ballarè. L’ex primo cittadino di Novara, in prima fila a salutare Paolo Gentiloni un mese fa in quel di Volpedo, è dato attivissimo per cercare di assicurarsi un posto nel listino dove, oltre agli uscenti, ambisce di trovare posto anche l’attuale presidente della Provincia Matteo Besozzi.

Costretta ad indossare una discutibile, ma pesante, maglia nera dei sindaci italiani nell’ultimo anno del suo primo mandato, l’ex prima cittadina di Alessandria Rita Rossa non ha mai escluso, anzi, la sua intenzione di rifarsi della sconfitta subita dal centrodestra lo scorso giugno con un approdo in Parlamento, o almeno un tentativo per arrivarci. Chiamata, quand’era a Palazzo Rosso, in Direzione nazionale da Renzi, a lungo legata politicamente a filo doppio a Fassino, schierata all’ultimo congresso contro il ricandidato segretario provinciale, il renziano Fabio Scarsi, la Rossa rimedierà anche in quell’ultima occasione un’altra sconfitta. Ma lei è una che non molla, come dicono nella provincia mandrogna quelli che la sostengono e quelli che in quella descrizione inseriscono una della tante interpretazioni dell’attaccamento al potere. Una (g)Rossa grana per il vertice del Pd provinciale già costretto ad arrabattarsi per far quadrare il cerchio in cui inserire il terzetto parlamentare uscente. In sovrappiù, non viene sottovalutata un’altra grana, quella giudiziaria che vede indagato il compagno di vita della Rossa, Ezio Guerci, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti. Lei non è indagata, ma al vertice del Pd alessandrino non ci si nasconde il rischio, nel caso di una sua discesa in campo, di attacchi da parte degli avversari proprio anche su quella vicenda ancora tutta da chiarire.

Così come da chiarire resta proprio la questione delle candidature dei sindaci trombati, un altro dossier (sinonimo di ennesima matassa da sciogliere) nelle mani del segretario regionale Davide Gariglio, il cui telefono in questi giorni si dice abbia ricevuto parecchi messaggi e telefonate sul lungomare della Costa Azzurra dove il numero uno di via Masserano si è concesso alcuni giorni di vacanza. Alcuni dei sui omologhi provinciali gli hanno ricordato, semmai ce ne fosse stato bisogno, come oltre a tutto il resto (che non è poco) c’è pure da sbrogliare questa faccenda. Questione non certo marginale nell’intricata situazione a pochi giorni dalla definizione della liste.

Una situazione che agita non poco il partito, a tutti i livelli. “Saranno elezioni complicate, per questo bisognerà mettere in campo il meglio per vincere” premette il senatore Stefano Esposito, che sulla questione degli ex primi cittadini non usa giri di parole: “Se si ritiene che un sindaco che ha perso le elezioni sia il meglio per poter vincere le politiche, non posso che prenderne atto. Tireremo le somme dopo il voto”. Esposito sulla questione richiama, ancora una volta, alle proprie responsabilità il vertice regionale del Pd: “Un partito serio dovrebbe fare una valutazione, altrettanto seria, sull’operato dei parlamentari uscenti. Non ci vorrebbe molto. Se poi si scopre che gli ex sindaci possono fare meglio basta dirlo, apertamente, evitando situazioni che non giovano certamente al partito, né agli elettori”. Stesso discorso per la calata dei consiglieri regionali. Diretta la stoccata al segretario regionale: “A Gariglio, che legittimamente è impegnato per la sua candidatura, nessuno vieta di riunire la segreteria per una valutazione di merito sui parlamentari e, se si ritiene, anche sugli ex sindaci”.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    08:44 Lunedì 08 Gennaio 2018 tandem E' vero ma..

    E' vero che ogni elezione fa storia a se, ma quando si cambia il sistema elettorale, la prima volta è difficile individuare quali siano i collegi "sicuri". Nel caso Torino è difficile che i voti persi da Fassino ritornino a lui, tanto più che buona parte dei i voti di centrodestra per Appendino, erano in odio al "sistema Torino". Fassino e Chiamparino, se ci tengono al PD (e ne dubito) è meglio che vadano in pensione.....

  2. avatar-4
    20:37 Domenica 07 Gennaio 2018 moschettiere E invece non è detto

    Trombati alle amministrative, trombati alle politiche. Parrebbe esser la logica. Ma non è detto. La politica non è affatto una scienza esatta, niente a che fare con la matematica. Se poi diventa complice la legge elettorale di turno, con i mille anfratti e scappatoie che ogni legge elettorale offre... Tutto dipende dai santi in Paradiso di cui si dispone: esistono collegi e collocazioni ove mettessero anche un paracarro, uscirebbe. Occhio ad essere ingenui...

  3. avatar-4
    16:03 Domenica 07 Gennaio 2018 tandem Imparare mai.....

    Se ti hanno trombato in comune, gli stessi elettori ti tromberanno anche in parlamento, ci vuole tanto per capirlo.....

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