Cinque balle

È avvilente che il sindaco di una città come Torino debba occuparsi del dossier olimpico di nascosto. Come altrimenti interpretare la velina con cui il solerte staff di Chiara Appendino ha goffamente smentito la notizia (vera), riportata dallo Spiffero, di un vertice avvenuto ieri mattina, dalle 11 alle 12, a Palazzo Civico tra l’assessore allo Sport Roberto Finardi e il numero dell’Agenzia Torino 2006 Mimmo Arcidiacono per discutere proprio di costi e ricadute dell’evento a cinque cerchi. Che il ventre molle (e flaccido) del movimento grillino sia contrario ai Giochi è cosa risaputa, così come sono ormai note le pressioni provenienti alla sindaca da una serie di stakeholder e sindaci montani per prendere in mano la candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026 e promuoverla in tutte le sedi, dal Coni al Governo. Spetta a lei decidere, in un senso o nell’altro e di assumersene pienamente la responsabilità. Può dire di sì o di no. Può accettare o meno la sfida e in entrambi i casi spiegherà le motivazioni che l’hanno condotta alla sua scelta. Quel che non può fare è tergiversare, abbozzare, attendere, gettare fumo negli occhi, confondere le acque. Sperando che un altro treno passi senza che nessuno se ne accorga. 

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