TRAVAGLI DEMOCRATICI

Troppe teste di lista nel Pd

Mentre il partito s'interroga sull'opportunità di presentare Fassino a Torino, il segretario regionale Gariglio prova a blindarsi: nessun circolo smania dalla voglia di sostenerlo e allora si propone per il listino. Portas "declassato" in terza posizione?

Liste del Pd, Gran Casinò (l’accento è opzionale). I giochi non sono ancora fatti, le puntate di ciascun aspirante candidato stanno finendo sul tavolo nel Nazareno, e qualche numero incomincia a uscire sia pure con tutte le incognite del caso, visto che la pallina sta girando e lo farà ancora per un po’, prima del rien ne va plus fissato a fine mese con la presentazione delle liste. E se a ridosso di quella data è prevista la definitiva collocazione dei big, incominciando dalla pattuglia ministeriale, per cercare di controbattere sul terreno dei collegi uninominali le mosse degli avversari, l’incontro di ieri che Matteo Renzi, insieme alla commissione elettorale (oltre a presidente del partito Matteo Orfini, c’erano il vicesegretario Maurizio Martina, Lorenzo Guerini, Andrea Rossi, Giulio Calvisi per gli orlandiani e Domenico De Santis per l’area Emiliano) ha avuto con i segretari regionali si è concluso con due versioni: la prima, quella ufficiale, affidata a una nota in cui “il Pd smentisce che siano state prese decisioni sulle candidature” essendo stata quella di ieri una giornata “di ascolto”, la seconda ufficiosa ma non per questo meno attendibile raccontata da altrettanto attendibili fonti interne secondo le quali di nomi ne sono circolati eccome, magari in anticamera e nei corridoi del quartier generale di Sant’Andrea delle Fratte, così come nelle innumerevoli telefonate e messaggi che in questi giorni viaggiano tra Torino e Roma.

La stessa tratta percorsa ieri dal segretario regionale Davide Gariglio, latore delle richieste di deroghe per i consiglieri regionali (ovvero quella per il presidente del Consiglio Mauro Laus, di Angela Motta, dell’assessore Gianna Pentenero, oltre quella per se stesso) sulle quali il “nazionale” deciderà nei prossimi giorni lasciando tutti ancora un po’ sulla graticola. Gariglio, però, fino a tarda sera di lunedì aveva anche raccolto le rose dei nomi di aspiranti candidati e i desiderata (molti e contraddittori) provenienti dai territori. Facendo attenzione a non pungersi maneggiandole, ma non si sa se riuscendovi sempre, il numero uno di via Masserano era poi partito per la Capitale dove, secondo chi pensa male (con quel che andreottianamente consegue) tra le altre incombenze avrebbe pure cercato di assolvere a quella di cercare per se medesimo una posizione tale da poterlo togliere dall’impaccio di un ballo della scopa grazie, magari, a un posto nel proporzionale.

L’ambìto collegio di Torino centro sembra allontanarsi per Gariglio a favore di Andrea Giorgis che può contare sul discreto ma pesante sostegno di Sergio Chiamparino, nei confronti del quale difficilmente i vertici nazionali del Pd, a partire dal potente plenipotenziario renziano Luca Lotti, possono rimanere indifferenti. La seconda ipotesi, quella del collegio di Moncalieri, sembra altrettanto ardua da concretizzarsi visto che proprio il sindaco della città, insieme ad altri due colleghi, ha sottoscritto l’appello per trovare un candidato “radicato” nella zona e Gariglio a Moncalieri ci va giusto per dormire. Insomma, le precondizioni per un inserimento nel listino di Gariglio, ci sarebbero, se non altro perché nessun circolo smania dalla voglia di doverselo intestare.

Intanto s’intravvedono i primi nomi non certi, ma probabili, per i listini del proporzionale, dove l’elezione è pressoché garantita, almeno per i primi e, quasi ovunque, per i secondi. Torino parte col botto: capolista per la Camera dovrebbe infatti essere il premier Paolo Gentiloni che, candidato anche in un collegio uninominale a Roma e in altri plurinominali, risulterebbe eletto in Piemonte solo in caso di sconfitta nel collegio romano e se il quoziente ottenuto a Torino fosse il più basso. Dopo di lui l’orlandiana Anna Rossomando. La terza posizione, interessante, per la ragione appena detta resta un’incognita anche se rumors la indicano come possibile per il leader dei Moderati Giacomo Portas. “Mimmo” accetterà il rischio o intravvedendo quello di rimanere fuori riallaccerà i rapporti, mai interrotti, con l’ascoltato consigliere di Berlusconi, Niccolò Ghedini, riservando una sorpresa che per i democrat nel capoluogo e non solo sarebbe a dir poco dolorosa in termini di risultati e vittoria in alcuni collegi? Ufficialmente tutti nel partito difendono la candidatura del principale (e fino a ieri unico) alleato, ma nessuno vuole intestarselo: “Vista l’amicizia con Orlando mi pare ovvio che entri nella sua quota”, ragionava ieri sera un importante dirigente nazionale.

Per l’uomo del marketing  politico potrebbe però aprirsi uno spazio nell’altro listino torinese, quello che copre Ivrea e un’ampia parte della provincia. Lì capolista viene data la renzianissima Silvia Fregolent in ticket con l’ex coach della Nazionale di Volley Mauro Berutto, nome della società civile voluto da Renzi, ma che i bookmaker interni danno in discesa. Quotazioni altalenanti pure per un altro “esterno”, sulla carta destinato a entrare in lizza per il listino per la Camera di Alessandria-Asti-Cuneo: il produttore di vini di Tortona Valter Massa. Della sua candidatura che risponderebbe a una precisa richiesta arrivata da Matteo, ha parlato durante il volo di ritorno da Roma (dove era stato ad un incontro in Campidoglio) il suo principale supporter, Oscar Farinetti. L’unico ostacolo – visto lo sponsor e la sua amicizia con Renzi – potrebbe essere il tesoriere del partito Francesco Bonifazi, indicato come capolista in quel collegio con l’orfiniana Chiara Gribaudo in seconda posizione. È pure vero che se Renzi conferma la sua volontà di essere eletto al Senato e vuole portare con sé il fidatissimo avvocato fiorentino, per Bonifazi si aprirebbe la via per Palazzo Madama, risolvendo così la questione del candidato (amico) di Farinetti.

Salvo sorprese o paracadutati, nel collegio Biella-Vercelli-Novara- Vco vengono dati come assai probabili due degli uscenti: l’ex lettiano Enrico Borghi, che si è guadagnato un posizionamento forte per il suo ruolo in Uncem e per la legge sui Piccoli Comuni, e la sottosegretaria al Lavoro Franca Biondelli. Dallo stesso dicastero di via Veneto, arriva l’assai probabile capolista al Senato per il Piemonte 2, ovvero l’anch’egli sottosegretario Luigi Bobba. In quel caso la seconda posizione, destinata a una donna, è ancora da definire anche se il borsino nazionale e gli ambienti vicini al ministro Andrea Orlando danno in crescita le quotazioni della parlamentare alessandrina Cristina Bargero.

Meno definito e in continuo mutamento il quadro dei collegi uninominali, tra i quali si dovrà probabilmente trovarne uno (alla Camera, quindi a Torino) “quasi sicuro” per Emma Bonino data sempre come più che probabile candidata in Piemonte, mentre non è esclusa una migrazione in altra regione per il viceministro Andrea Olivero. Pronto a correre senza alcuna garanzia (quindi senza posti nel proporzionale) in un collegio a dir poco difficile come quello del Senato di Alessandria-Asti sarebbe il viceministro all’Economia Enrico Morando. E, senza il paracadute del proporzionale – anche se la cosa stupisce non pochi – quasi certamente correrà anche il senatore Stefano Esposito.

Capolista del listino al Senato ad oggi è dato Piero Fassino. Sull’ex sindaco rischia tuttavia di pesare oltre alla sconfitta rimediata alle comunali, anche l’attuale vicenda giudiziaria che lo vede indagato. Nel Pd c’è chi cerca di prevedere i possibili effetti di questa tegola piombata a due mesi dal voto e chi non la considera un elemento da far mettere in discussione la candidatura dell’ultimo segretario dei Ds incaricato da Renzi della missione impossibile di ricucire a sinistra. Ma c’è pure chi, guardando altrove rispetto alla questione giudiziaria, volge lo sguardo avanti e si chiede se la candidatura di “Piero”, pur riconoscendo a lui capacità e meriti, non sia un voltarsi indietro, al passato.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    12:55 Mercoledì 10 Gennaio 2018 Damos E provare a rendersi conto della realtà ?

    Il PD ha troppi uomini e donne innamorate di una cosa sola : la poltrona e relativo lauto stipendio !. Se avessero un minimo di dignità , i nomi fatti nell'articolo dovrebbero evitare di presentarsi dopo le meraviglie combinate in Piemonte . Ma in ogni caso e per fortuna il popolo è ancora sovrano ed il 5 marzo nessuno si ricorderà più di loro . Vogliamo scommetterci ?

  2. avatar-4
    12:02 Mercoledì 10 Gennaio 2018 dedocapellano Ha regione Paladino.......anche senza il bulletto fiorentino qui a Torino ne abbiamo tante!!

    «Dopo l'intervista rilasciata giorni fa dal senatore Morgando sulla fusione Intesa-Sanpaolo con l'affermazione che la sede della "banca dei territori" pare non troverà casa a Torino, ma tanto per cambiare verrà scippata da Milano, e tutto questo in barba agli accordi stipulati tra le due banche, mi aspettavo che le parti interessate per prima cosa dibattessero e soprattutto informassero la cittadinanza su quanto, oso presumere, le sta più a cuore, e cioè se Torino perderà anche questa direzione, fatto che priverebbe la città ed il Piemonte di uno degli ormai pochissimi centri decisionali di cui potrebbe disporre. «Politici, banchieri, ed altri hanno parlato di ogni argomento, almeno sui media, scatenandosi in dietrologie e ipotesi fantasiose tranne dirci se l'on. Morgando ha affermato il vero». L'intervista a Morgando risaliva al gennaio 2008 e oggi anche senza il conforto dell'oppinione dei politici del PD possiamo dire che il Senatore PD Morgando aveva ragione da vendere!!

  3. avatar-4
    08:49 Mercoledì 10 Gennaio 2018 Paladino Refuso

    Nel PD non ci sono troppe teste di lista ma troppè teste di caxxx a partire dal bulletto fiorentino....... :-)

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