TRAVAGLI DEMOCRATICI

In lista ci vogliono sindaci di collegio

Renzi vuole l'impegno di tutti gli amministratori in campagna elettorale, ma "per avere i loro voti deve candidarli". I primi cittadini all'assemblea dem di Torino mentre monta la voglia di Gentiloni. E Portas (Moderati) lancia la campagna anti-Appendino

Chiede il sostegno dei sindaci ma poi è pronto a catapultare i big nazionali nei collegi blindati. Nessuno la mette giù così, ma tra gli amministratori accorsi alla kermesse del Lingotto non mancano le voci scettiche (se non critiche) della gestione di liste, listine ed elenchi che piovono sulla scrivania di Matteo Renzi e dei suoi più stretti collaboratori. La sala dei Cinquecento è piena al punto che gli agenti della questura devono lasciare fuori decine di accreditati, costretti a seguire i lavori da una saletta laterale. Tanti i piemontesi, decisamente meno i sindaci provenienti dalle altre regioni. E meno male, visto che il programma cambia di ora in ora e addirittura viene eliminata tutta la sessione pomeridiana.

“Chi non sarà candidato dovrà lavorare il doppio” provoca Renzi, creando un sussulto in una platea composta da una percentuale elevatissima di aspiranti parlamentari. Nelle retrovie gongola Enzo Lavolta, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino, che dopo essere stato il coordinatore piemontese nella mozione Orlando è riuscito in un vero e proprio masterstroke, un colpo da maestro che ha portato il suo nome a materializzarsi negli elenchi del tavolo nazionale abbinato a quello di Michele Emiliano. “Sono tra i papabili, ora vediamo che succede” si schernisce lui che punta sul collegio “grillino” di Torino Nord.

Il segretario parla per quasi un’ora dal palco, senza far mancare riferimenti al Piemonte e a Torino. Cita, non a caso, Casale Monferrato, suo malgrado la capitale dell’Eternit, dove Luigi Di Maio giovedì ha dato buca ai familiari delle vittime dell’amianto, raccolti nell’associazione Afeva. Attacca a testa bassa Chiara Appendino - “Noi siamo gli amministratori, che non falsificano i bilanci. Che non mettono 5 milioni in più a penna. Nelle nostre città i revisori dei conti non si dimettono” -. La platea applaude, Piero Fassino, reduce da un lungo interrogatorio in Procura con i pm che lo indagano sui bilanci del Salone del libro, annuisce torvo dalla prima fila è parso aver perso il calendario (più che la bussola) dopo aver fatto riferimento più d’una volta alle “quattro settimane che mancano alle elezioni”. Sulla fragile prima cittadina grillina ora si può fare campagna elettorale. Lei non è mai stata tanto debole. Così anche i Moderati hanno deciso di alzare i toni contro l’amministrazione torinese, sapendo che potrebbe diventare il simbolo, proprio come Roma, della “incompetenza” (parola di Fassino) nella gestione del governo. Il leader Giacomo Portas si è intrattenuto alcuni minuti con Renzi - “che sa quanto siamo importanti per vincere i collegi di Torino” – e nei prossimi giorni darà alle stampe migliaia di manifesti con cui intende tappezzare il capoluogo piemontese, puntando il dito contro la sindaca grillina, rea del “Capodanno più triste della storia”, dopo la decisione di chiudere le piazze cittadine ai festeggiamenti.

Dai sacchetti di plastica a Obama, da Spelacchio a Orwell (“Arriverà il giorno in cui sinistra e patriottismo torneranno a stringersi la mano”): è un Renzi al solito empatico. Cita il “sindaco di collegio”, iniziativa lanciata dai primi cittadini di Moncalieri e Nichelino, assieme ai circoli locali del Pd, per rivendicare la loro autonomia nella scelta del migliore candidato per il collegio dell’hinterland a Sud di Torino. Una campagna che ha portato Paolo Montagna, primo cittadino di Moncalieri, a fare – ieri – ore di anticamera assieme alla sua assessora Laura Pompeo (la candidata in pectore del “territorio”) per ottenere un colloquio. “Candidare gente che ci mette la faccia tutti i giorni, come sindaci e assessori, è importante per recuperare terreno” dice l’assessore di Moncalieri Angelo Ferrero, renziano doc, mentre voci non confermate parlano di un Fassino attivo a mettere sul tavolo per quell’ambito collegio anche il nome dell’ex sindaca Roberta Meo (pure lei presente in sala assieme al fido Giovanni Straniero). Il sindaco di Gassino Paolo Cugini, tra coloro che combattono ogni giorno nella trincea delle piccole città prova ad allargare il campo e la butta giù così: “Senza rievocare la storia del partito dei sindaci dico che se davvero si vuole parlare di territorio allora bisogna candidare solo amministratori nei collegi uninominali e i big di partito nel proporzionale”.

A proposito di fassiniani o presunti tali, non è passato inosservato anche il capogruppo dem a Torino Stefano Lo Russo, ex assessore ai tempi del Lungo, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello a Renzi perché mettesse il nome di Paolo Gentiloni nel simbolo, evitando così una connotazione di quel logo sulla figura – oggi tanto divisiva – del segretario. Posizione che pare aver attecchito nel gruppo dirigente piddino anche se non tutti sono disponibili ad ammetterlo (almeno finché non saranno composte le liste). Fumo negli occhi per i turbo-renziani alla Davide Ricca, presidente della circoscrizione che ospita l’assemblea, secondo cui rischia di essere solo “un modo per indebolire il nostro gruppo dirigente”, ma c’è chi, invece, ci pensa e neanche troppo di nascosto. Tra questi Riccardo Brezza, giovanissimo vicepresidente della provincia di Verbania e consigliere in Comune, un ex civatiano vicino all’associazione Benvenuti in Italia, secondo il quale “in vista di eventuali alleanze dopo le elezioni Gentiloni è certamente uomo più adatto al dialogo”. Il sindaco di Cuneo Federico Borgna è tra quegli amministratori d’ispirazione civica, su cui il Pd conta per provare a strappare qualche collegio nella provincia Granda: “Io vedrei bene Graziano Delrio – dice avviandosi verso l’esterno a kermesse conclusa - ma in questo momento dico Gentiloni, più pacato e dialogante, mentre Renzi è più frizzante”. Ma poi precisa: “Sono tuttavia due facce della stessa medaglia, l’importante sono i valori di fondo”.

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