INTERVISTA

Violante: “Meno potere e più politica”

Il presidente emerito della Camera esorta il centrosinistra a rimettere in campo un "progetto per il futuro". Presentando nei collegi persone competenti che abbiano forti legami con il territorio, come Andrea Giorgis

“Bisogna distinguere il potere dalla politica: il potere divide, la politica unisce. E questo non è tempo di potere ma di politica” avverte Luciano Violante. L’ex presidente della Camera, che già a metà del dicembre scorso aveva indicato Paolo Gentiloni come la figura capace di interpretare l’esigenza del Paese di puntare a nuove aspirazioni e nuovi orizzonti, per passare oltre a populismi e narcisismi, si mostra ancor più convinto di questa strada: che conduce alla persona del premier e guarda avanti “in un momento in cui la società è frantumata. Non solo in Italia; penso alla Germania, all’Olanda che ha impiegato 220 giorni per fare un governo, alla Spagna che ha votato tre volte”.

Quindi, presidente Violante, non basta affidarsi alla legge elettorale per superare fratture e andare verso quella politica che lei antepone, anzi contrappone al potere?
«No, non basta la legge elettorale per unire, ci vogliono progetti politici. Lo ribadisco: l’esercizio del potere divide, quello della politica unisce. E a me pare che in Gentiloni sia prevalente questo aspetto della politica rispetto al potere. In una fase in cui bisogna unire piuttosto che provocare rotture credo sia una figura importante. Fermo restando quel che di positivo ha fatto Matteo Renzi. Io non sono renziano, ma riconosco quel che ha fatto».

Lei ha detto che bisogna cercare i consensi non solo tra gli italiani che hanno deciso di andare a votare, ricordando che la metà di essi potrebbe restare a casa perché non attratto neppure da quelle forze che cavalcano rancore e protesta come Lega e Cinquestelle.
«Il 50% si riferiva a quanto avvenuto in Sicilia. Anche laddove il M5s ha certamente avuto una presa molto forte ha, comunque, riguardato solo una metà dell’elettorato, l’altra metà non si è convinta di andare al voto. Questo è il tema».

Pensa che si potrà evitare il ripetersi di questo fenomeno il 4 marzo?
«Va osservato che l’attendibilità dei sondaggi sarà significativa attorno alla metà di febbraio e, quindi, adesso è ancora troppo presto fare previsioni. Soprattutto perché non si conoscono i candidati dei collegi, che saranno molto importanti. Io credo che l’elettore comune si farà molto influenzare da chi sarà il candidato del collegio, gli altri dei listini proporzionali sono vissuti come più lontani dagli elettori».

Come può il Pd conquistare quella grande fetta di elettori incerti?
«A me sembra che l’elettorato incerto su chi votare e se votare può essere influenzato, soprattutto, da due fattori: il primo è la qualità del candidato di collegio, il secondo fattore è un progetto politico convincente, che riguardi il futuro e non il presente. Io posso esser sollecitato se vedo che da una certa parte c’è l’idea di cosa sarà l’Italia nel futuro. Veda, io metto nelle mie valutazioni l’Italia nel 2013 che sembra lontanissima ma sono appena quattro legislature. L’Italia nel 2030 che cosa sarà nei progetti della politica? Da questo dipenderà, io credo, la scelta di molti italiani. Tanti elettori potrebbero vedere in questo progetto un dato di fiducia:  se un partito vuole guardare avanti, allora io posso pensare al futuro dei miei figli. E, d’altro canto, una forza politica che guarda al futuro può valorizzare ciò che ha fatto».

È quello che dovrebbe fare il Pd?
«Se il centrosinistra fa riferimento a quello che ha fatto non per difenderlo, diciamo sindacalmente, ma progettando un certo tipo di futuro dicendo “noi siamo adeguati a raggiungere questi obiettivi perché abbiamo fatto questo”, ecco allora credo che il messaggio può risultare serio, credibile, convincente».

Lei crede in un recupero nelle prossime settimane del Pd?
«Di recuperi ne abbiamo visti nella storia, penso a quello di Berlusconi nel 2001. Se ci saranno i candidati giusti nei collegi e sarà chiaro il progetto politico per il futuro credo che ci sarà la possibilità di una ripresa. Molto starà nelle mani di chi farà campagna elettorale, non in senso propagandistico, ma con un carattere di responsabilità».

Torniamo ai collegi, nel Pd sembra esserci il fuggi-fuggi da quelli dati perdenti e la corsa per quelli potenzialmente sicuri, al netto dall’assalto alla diligenza dei primi posti nei listini. Lei ha detto che è fondamentale scegliere i candidati migliori.
«Certo. Vanno scelte persone conosciute e stimate. I catapultati non reggono più. Bisogna individuare delle persone che abbiano un raccordo con il territorio, perché già parlamentari o per il loro ruolo sociale che le porta ad essere conosciute e stimate».

Presidente Violante, lei conosce bene Torino. Può fare un esempio di una candidatura di collegio per  la città?
«Penso ad Andrea Giorgis. Andrea ha in sé due caratteristiche particolarmente significative: una competenza specialistica di primissimo ordine in materia costituzionale. Se avessero ascoltato i suoi consigli la situazione sarebbe molto diversa. Invece, per un fatto di presunzione la maggioranza quei consigli non li ha seguiti e per questo abbiamo una legge elettorale che è una specie Frankenstein e siamo senza una riforma costituzionale. L’altro tratto di Giorgis è l’avere un rapporto molto stretto con i cittadini e la base elettorale. Il politico che unisce le competenze specifiche e con l’attività politica vera e propria, credo che sia il politico che ci vuole . Andrea ha queste peculiarità».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    11:29 Domenica 21 Gennaio 2018 unverocittadinoqualsiasi Giorgis ed il territorio?

    ma quale.... ma chi l'ha mai visto.... magari nei salotti della Circ 1 della vecchia nobiltà torinese. Ma se neppure più i Cinquestelle entrati nel palazzo del comune hanno contatti con la realtà, e vedremo alle politiche quanti voti prenderà la lista rispetto alla vittoria della Sindaca, crediamo che il PD possa rappresentare la svolta? O meglio ancora la triade destrorsa con le sue molteplici gambe? Siamo messi male per il 4 marzo e neppure possiamo "andare al mare" perché magari farà ancora freddo!

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