Cattolici in tanti partiti

Cattolici in troppi partiti? Effettivamente la domanda non è peregrina, soprattutto alla vigilia di una campagna elettorale difficile e complessa. Su questo tema, ovvero sulla presenza dei cattolici in politica, il confronto e l’approfondimento nel nostro parere sono antichi. Certo, alcune cose sono abbastanza scontate e non più oggetto di dibattito. L’unità politica dei cattolici è un fatto consegnato alla storia; la riproposizione di esperienze del passato, seppur gloriose e importanti per la vita democratica del paese - dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano - non sono affatto riproponibili. Come, forse, anche l’assenza totale dei cattolici dalla vita politica italiana.

Però, attenzione. Qui nessuno ripropone forme di presenza clericale o, peggio ancora, confessionale. Semmai, e nel pieno riconoscimento del pluralismo delle varie opzioni politiche, una cosa va pur detta. Se quando si parla del contributo politico, culturale e programmatico dei cattolici si volge lo sguardo sempre e irrimediabilmente al passato, tutto ciò significa che la presenza attuale dei cattolici nel panorama pubblico contemporaneo è del tutto irrilevante, se non ornamentale. E questo, forse, per un semplice fatto: e cioè, quando la presenza di questa cultura - seppur articolata al suo interno - è disseminata nata lungo tutto l’arco parlamentare, e non solo, è persin ovvio arrivare alla conclusione che proprio quella presenza di riduce ad essere insignificante ed irrilevante.

Ora, chi appartiene al mondo cattolico tutti sanno che le distinzioni al proprio interno sono antiche. Già il fondatore del Partito Popolare Italiano Luigi Sturzo diceva che il suo “Appello ai liberi e ai forti” del gennaio del 1919 non era rivolto ai “cattolici conservatori perché erano fossili”, ma a "tutti gli uomini di buona volontà che accettavano un programma politico democratico, riformista e di cambiamento’. Di quei tempi, com'è ovvio. Un dibattito, dunque, di divisione e di sensibilità diverse antico. Ma il pluralismo di oggi, il più delle volte di facciata e di convenienza, rischia di essere fatale per sancire l’irrilevanza di questa cultura nel panorama politico nazionale.

Ecco perché è decisivo, al riguardo, recuperare almeno due elementi di fondo in questa confusa fase politica nazionale. Innanzitutto evitare che questo pluralismo si riduca ad una manciata di seggi “blindati” da conquistare nei rispettivi partiti. Se questa presenza vuol essere significativa e coraggiosa, deve riuscire a condizionare il progetto politico complessivo di quel partito e di quello schiarimento. Altrimenti il tutto si riduce, appunto, ad una bandierina insignificante.

In secondo luogo, va recuperata la categoria - faticosa e difficile - del “pensiero” nell’agone politico. I cattolici hanno, o avranno, un ruolo politico solo se riusciranno a distinguersi sul terreno del “progetto politico”. I grandi esponenti cattolici democratici e cattolici popolari del passato sono stati protagonisti della loro epoca perché, con la loro azione e la loro proposta, riuscivano a condizionare i rispettivi partiti e schieramenti. E, di conseguenza, la politica dell’intero paese.

Ecco perché anche per questa area culturale e politica le prossime elezioni saranno decisive. Non solo per i seggi conquistati e gentilmente elargiti dai vari capi partito, ma soprattutto per la capacità di saper condizionare progetti, programmi e scelte concrete dei rispettivi partiti e schieramenti.

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