Forza Italia
CAMPAGNA ELETTORALE

Il Pd “scompare” dalla propaganda

Il vertice dem richiama i candidati che puntato sul loro nome, a volte occultando il simbolo del partito nei materiali elettorali. Piccole astuzie che rischiano però l’effetto boomerang al momento del voto

Il nome sarà pure una garanzia, ma il rischio che a farne in maniera pesante le spese sia il simbolo inquieta l’intendenza piddina piemontese e, in particolare a Torino. È pur vero che nei collegi uninominali la differenza la fa il candidato, la sua conoscenza del territorio e quella degli elettori della sua persona, che un approccio il più diretto possibile anche se mediato dai manifesti e volantini può ridurre la distanza tra chi il voto lo cerca e chi deve decidere a chi darlo. Ma – e l’obiezione è nient’affatto irrilevante – il Rosatellum non prevede che si scriva alcunché sulla scheda, limitando l’espressione dell’elettore alla classica X. Che il Pd (come del resto tutti i partiti) punta ad avere sul proprio simbolo, a scanso di errori e per evitare dispersioni con le liste alleate nel proporzionale. Si comprende, pertanto, l’allarme fatto scattare ancora oggi nel corso di una delle tante riunioni del vertice democrat.

Va bene rivolgersi all’elettore nella maniera più confidenziale e diretta, anche usando come fanno alcuni (quasi) solo il nome di battesimo – “Semplice, Gianna” lo slogan dell’assessora regionale Pentenero, “Laura c’è” scritto in grande con piccoli simboli della coalizione in basso, per la Pompeo candidata a Moncalieri, solo per citare due dei non pochi casi – va bene, ma una correzione di rotta puntando in maniera più evidente de decisa sul simbolo del Pd è più di un bonario consiglio.
Il pericolo di indurre in confusione chi vota è una costante delle elezioni, ma questa volta il rischio è maggiore rispetto ad altre volte, così come quello di vedere ripartito il voto tra gli alleati nel caso il segno venga fatto sul nome del candidato all’uninominale senza indicare il partito. Insomma in casa dem la soluzione auspicata e a prova di errore è proprio quella di barrare il simbolo. Che, a dar retta a qualche rumors, più di un aspirante parlamentare ha tenuto un po’ sottotono, rimarcando peraltro il nome. Qualcuno, è il caso di Andrea Giorgis della minoranza, magari sperando di accalappiare qualche deluso e, chissà mai, pure militanti che hanno abbandonato, preferisce “occultare” il marchio della ditta.

Il tempo per qualche correzione laddove occorra c’è, la pur breve campana elettorale è appena incominciata e anche quei messaggi molto “personalizzati” potrebbero – una volta sortito l’effetto – mutuare in altri con l’indicazione più esplicita volta al simbolo, senza peraltro penalizzare volto e nome. Che senz’altro sarà una garanzia, ma non del tutto per evitare di veder annullati voti, stavolta preziosi come non mai.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    21:08 Lunedì 12 Febbraio 2018 Crisbi Ma il Pd

    Pensa che gli elettori siano poco informati, che non conoscano l’appartenenza politica dei candidati? Andiamo proprio male se occorre misurare “l’altezza” del simbolo. A buon intenditore poche parole!

  2. avatar-4
    18:47 Lunedì 12 Febbraio 2018 moschettiere Domanda

    Ma è quasi un dilemma: può sparire ciò che non c'è?

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